venerdì 31 marzo 2017

La pianista cinese, capitolo 12

Santoro fu preavvertito dal maresciallo Cazzaniga, per telefono, che stava per iniziare l'operazione denominata "Milano Sicura". Un'operazione che prevedeva la perquisizione di tutte le moschee di Milano e circondario e la loro temporanea chiusura. Proprio come si era immaginato il maresciallo pugliese. All'azione erano state chiamate a partecipare tutte le forze dell'ordine e altri corpi dello stato , compreso l'esercito.
-Maresciallo, deve venire anche lei, aggiunse Cazzaniga.
-Neanche per sogno, Cazzanì, disse Santoro.
-In che senso, Sciur Marescial?
-Senti , Cazzanì, questi qui sono pazzi. Vogliono inimicarsi tutti i mussulmani. Secondo me tempo qualche ora finiscono su Tv, radio e giornali sputtanati per violazione della Costituzione...
-Quindi che devo dire al capitano Gianuli?
-Cazzanì, tu mi hai telefonato, giusto?
-Sì, sciur Marescial.
-E non mi chiamare maresciallo, cazzo, siamo colleghi...e non aggiungere di importanza diversa, se no mi farai incazzare.
-Sì...ehm, Santoro, ti ho chiamato...quindi cosa devo dire.
-Certo, Cazzanì, tu mi hai chiamato, ma , per caso, mi hai trovato?
-Certo, che vi ho trovato!.
-Cazzanì, quanto tempo fai sei entrato nei Carabinieri?
-Eh, non me ricordi mica! Ma perchè?
-Perchè voglio capire se all'epoca c'era la chiamate diretta o si faceva il concorso.
-Concorso!
-Beh, secondo me non ce ne sarebbe stato bisogno.
-Perchè?
-Perchè sei nato Carabiniere...eh, su, Cazzanì e svegliati. Ti ripeto la domanda, tu mi hai chiamato al telefono, ma io, c'ero?
Silenzio!
-Porca puttana, Cazzanì, non è Rischiatutto!
-Ah, l'è inscì , la storia...non ha risposto nessuno.
-Bingo!, disse Santoro.
-Mah...e quindi devo partecipare all'operazione da solo? E se il capitano fa diramare un ordine di ricerca per lei?
-E tu cercami...ma , ovviamente, non mi troverai.
-Chiaro...ma perchè?
-Perchè è una cosa inutile e dannosa e io preferisco non esserci. Non serve a nulla. Cosa credono di risolvere. Peggioreranno solo le condizioni in cui svolgeremo, poi, in seguito, le indagini.
-Perchè?
-Cazzanì, lo vedevi Tony Baretta , la serie tv con il poliziotto italo-americano?
-No, perchè?
-Perchè mi serve per la metafora che sto per fare.
-Che metafora?
-Ora te lo spiego: Io sono Tony Baretta, il poliziotto e tu sei il pappagallo di Tony  Baretta? Ti è più chiaro adesso cosa intendo?
-Sì....
-Bene...se ci sono novità , chiamami.
-Ma non vi farete trovare, giusto?
-Cazzanì, fai 'na cosa, non mi chiamare proprio, va...stammi bene.
-Uhm, va beh, buona giornata, sciur...mar...ehm, Santoro!

Santoro uscì di casa e percorse i suoi fatidici 200 metri di viale Gran Sasso, per arrivare in Corso Buenos Aires e sedersi al "Tavolo del maresciallo". Avrebbe trascorso la giornata al bar. Tanto da quel giorno non ci avrebbe cavato un ragno da un buco. Avrebbe dovuto aspettare che si calmassero le acque e riprendere il lavoro da capo. Poi gli vene l'idea di richiamare Cazzaniga. Voleva sapere se c'era qualcosa di nuovo sulle indagini sui morti di San Silvestro.
Mentre imboccava Corso Buenos Aires, tirò fuori dalla tasca la sua Zanna di Dinosauro e chiamo' la caserma di Via Moscova.
-Pronto, Comando Provinciale dei Carabinieri?
-Sì, fece una voce, chi parla?
-Non importa chi parla, vorrei parlare con il maresciallo Ambrogio Cazzaniga.
-Ma non mi puo' dire chi è?
-No, si tratta di notizie riservate solo al maresciallo Cazzaniga.
-Va bene, vedo se è in caserma, disse la voce del carabiniere di turno in centralino. Meno male che non aveva beccato Strippoli. Avrebbe potuto riconoscere la sua voce.
-Pronto , chi parla, sono il maresciallo Cazzaniga.
-Sono io, Santoro, Cazzanì, dimmi un po', hai svolto quelle indagini che ti avevo raccomandato?
-Sì, sì, certo.
-Beh, e che cosa hai quagliato?
-Beh, c'ho scritto tutto in una cartelletta...
-Va beh, dopo la leggo, ma hai notato anomalie, cose strane?
-Non ho ancora tutte le informazioni sulle persone decedute...ma, effettivamente qualcosa di strano l'ho rilevato?
-Cosa?
-Beh, una delle vittime, una ragazza di famiglia ricca, il padre ha una fabbrica di spazzolini da denti...Sponzini, mi pare si chiamasse...effettivamente ha in corpo alcuni proiettili che non sembrano appartenere al kalashnikov dell'arabo.
-Era cinese.
-Del mussulmano, insomma.
-Bingo! Cazzanì, ma ti rendi conto della gravità della cosa? Come mai il maresciallo Grenci non ce lo ha segnalato.
-Ce lo ha segnalato, solo che la notizia ci è arrivata oggi.
-Vi è arrivata oggi?
-Sì.
-E nonostante questo non hanno interrotto l'operazione Milano Sicura?
-No...non l'hanno mica interrotta!
-Cazzanì, io sono al Cin Cin bar di corso Buenos Aires, faxami il rapporto di Grenci. E le notizie sulla ragazza, la Sponzini, mi pare si chiamasse così, giusto?
-Esatto...ehm, ma Santoro, sono notizie riservate.
-E tu le stai mandando ad una persona riservata.
-Giusto...ah, un ultima cosa, qual'è il numero di fax.
-Cazzanì, a volte ti perdi in un bicchiere d'acqua, tu che sei tecnologico! Dovresti tu insegnarmele queste cose. Guarda sulla guida telefonica.
-Sulla guida telefonica? Semmai guardo su internet.
-Va beh, guarda dove cavolo ti pare, ma mandami quella roba che t'ho chiesto, ok?
-Va bene, Maresciallo.
-Ah, un ultima cosa, io e te abbiamo parlato?
-Certo, Maresciallo...
-Sai una cosa...ritiro quello che ho detto, il pappagallo di Tony Baretta era più intelligente...
-Ah, ciumbia, ora ho capì..
-Ecco, è arrivato il sangue al cervello, finalmente. D'accordo, ci sentiamo dopo.
-Fra quanto mando la roba, Santoro?.
-Per ieri!, urlo' nella Zanna di Dinosauro , Santoro. E chiuse lo sportellino del cellulare old generation.

Santoro, nel frattempo, camminando e ciarlando al cellulare, era arrivato nei pressi del Cin Cin Bar.
-Maresciallo, buon giorno, prego si accomodi, le faccio preparare il solito?, gli fece  Nando uscendo dal Bar ad andatura "anvedicomeballanando".
-Sì, Nando, grazie, mi siedo al solito posto.
Santoro si sedette al tavolo del maresciallo, che era vuoto. Corso Buenos Aires era trafficato, già a quell'ora , circa nove di mattina. Davanti al tavolo del maresciallo c'era , proprio in cima all'ingresso del bar, uno schermo tv. Era in corso un notiziario su Sky. Santoro attese il te', con un pezzo di focaccia al pomodoro. Era di gran lunga la sua colazione preferita. Fra un po' avrebbe ricevuto il fax da Cazzaniga. Più tardi sarebbero arrivati Lenìn e Ahmed ed avrebbe avuto il quadro completo della situazione in mano. Le indagini si facevano sul campo, altro che restare in caserma a consultare precedenti , archivi e computer. Non c'era bisogno di sapere se qualcuno aveva precedenti o puzzava di bruciato. Santoro era un segugio nato,  e dopo tanti anni di servizio hai il fiuto di un cane da tartufo. Non aveva bisogno d'altro. Sentiva che l'indagine stava diventando complessa. Ma era come se se lo aspettasse. La verità non poteva essere così banale. Quello che era avvenuto, il giorno dell'attentato, era una cosa che sembrava troppo lineare, pur nella sua tragicità. Era, come si diceva nel suo paese natio, con un'espressione che veniva dalla sua infanzia salentina, come qualcuno che fosse venuto già "cacato da casa". Questa a Cazzaniga non avrebbe mai potuto spiegargliela. Ma gli sarebbe bastato che Cazzaniga non fosse corso a prendere la carta igienica. Sarebbe stato il segno che nemmeno uno ligio al dovere come lui, ci stava cascando.


sabato 18 marzo 2017

La pianista cinese, capitolo 11

A piedi Santoro continuò a camminare verso la periferia di Corsico. Quel comune doveva avere un centinaio di migliaia di abitanti ed era ad uno sputo da Milano. Strade e abitazioni di questi comuni dell'hinterland  milanese si legavano a Milano creando una continuità abitativa e laterizia. Ti potevi ritrovare a Buccinasco, Corsico, Cesano Boscone o Trezzano, senza neanche accorgertene. Oddio, a giudicare da chi ci abitava dovevano essere vere e proprie enclavi pugliocalabrolucanosicule. E secondo i rapporti dei carabinieri terre controllate dalla ndrangheta. Tanto valeva chiedere alla mala locale, che probabilmente lasciava che la moschea esistesse perchè facevano pagare il pizzo all'imam. Camminò fino ad un certo punto, poi iniziò la campagna. Si rese conto che conduceva le indagini così come un turista dovrebbe visitare un paese sconosciuto. A piedi. Camminando a piedi ci si rende conto di tanti piccoli particolari che andando con altri mezzi, sfuggono. Tipo che da dietro una cascina semidiruta all'altezza di un semaforo sulla strada che andava verso Gaggiano, fra la campagna ed il naviglio desolatamente secco d'acqua (evidentemente era tempo di ripulirlo), spuntavano come cozze post temporalesche arabi , sia pur alla spicciolata. 
Avanzò ancora un poco con circospezione. La tensione se l'era giocata a dadi e aveva vinto. Intorno era campagna e se la colite si fosse fatta viva l'avrebbe ammazzata dietro qualsivoglia cespuglio.
Ad un certo punto, all'altezza del semaforo, proprio da dove veniva fuori gente che a piedi spariva dall'altra parte del naviglio, attraversato un ponticello metallico, si infilò  in un tratturo. All'ingresso del tratturo campestre , sulla destra, c'era sulla parete di una casina dell'Enel, il disegno dell'icona di una madonna. Che i mussulmani della zona si erano guardati bene dal rimuovere o cancellare. E c'era da pensarlo, poteva essere un indizio importante sulla bellicosità accentuata o meno dei fedeli di quella congrega islamica.
Il tratturo si insinuava fra i cespugli e di fronte, in quel mentre, stavano venendo due arabi, che camminavano con un'andatura caratteristica che a Santoro fece venire in mente il rollio del Pappone, definizione che aveva letto ne"Il falo' delle vanità" di Tom Wolfe, riferito al caratteristico modo di camminare dei neri. Quando li ebbe di fronte, con un gesto della mano intimò loro l'alt.
-Buon giorno, signori, sto cercando la moschea, disse a quel punto Santoro.
I due si guardarono l'un l'altro. Indecisi sul da farsi. Poi uno dei due, magro, viso scavato, capelli corti e occhi vispi, si fece coraggio e disse-più avanti a destra...
-Ma se tu non muslimano loro non fare entrare, aggiunse.
-Grazie...non ti preoccupare se sono mussulmano,  conosco qualcuno che mi farà entrare, disse Santoro.
-Chi?, chiese l'arabo che aveva perlato, doveva essere un egiziano.
-Padre Pio, disse Santoro sorridendo.
I due si guardarono interdetti e proseguirono per la loro strada. Santoro proseguì per la moschea.
E infatti, proprio nel luogo indicato dai due arabi, a destra, c'era una cascina. Sembrava essere stata ristrutturata da poco. Tanto che il tetto che ci si sarebbe aspettato a spiovente, tipico di una cascina, era stato modificato ed era diventato a forma di cupola, come quello che avrebbe dovuto avere una vera  e propria moschea. Intorno alla moschea c'erano campi di granturco che erano all'inizio della crescita, piantine ancora in via di sviluppo. 
Santoro si avvicinò verso l'ingresso. Intorno c'era silenzio, nessun rumore o vocio. Un silenzio incredibilmente assoluto, come quello che ci sarebbe appunto dovuto essere intorno ad un luogo sacro.
Giunto davanti a quello che sembrava un ingresso, Santoro fece per entrare. Ma gli si fece contro un uomo.
L'uomo, un arabo di complessione robusta, gli impediva di entrare e gli disse qualcosa in arabo. Cazzaniga avrebbe capito cosa diceva, se non altro perchè era bravo a usare i mezzi informatici. Una volta aveva tradotto cosa diceva un indiano facendolglielo dire nel suo smartphone. Mah, misteri delle nuove tecnologie. 
-Buon giorno, senta scusi, vorrei entrare, disse Santoro, ma se seguito ad avere una porta di carne umana davanti mi sembra un po' difficile.
-Tu non potere entrare, tu essere kafir
-Ascolta, fammi parlare con l'imam, così poi ci facciamo tutti un bel kafir alla napoletana.
-Nessuno potere parlare con Imam...Imam parla con chelcuno.
-Ho capito la sfumatura..beh, allora mandalo a parlarmi, disse Santoro.
-Aspettare qui, disse la montagna di carne. Poi si volse e scomparve dentro le stanze della moschea.
Dopo dieci minuti, un uomo minuto, magro, barba scolpita sul viso e tenuta corta, ben curata, capelli corti, vestito in abito tradizionale, un lungo saio sacerdotale, venne incontro a Santoro.
-Buon giorno , disse Santoro, è lei l'Imam?
-Si, io sono l'Imam di questo luogo consacrato ad Allah, che sempre si abbia in gloria
-Senta, disse Santoro tirando con calma fuori dall'impermeabile caffelatte il distintivo, sono un maresciallo dei carabinieri, le posso fare qualche domanda?
-Naturalmente, venga, andiamo in una stanza apposita e beviamo insieme un te' di fratellanza.
L'Imam fece strada, mentre "Montagna di Carne" resto' a presidiare l'ingresso. Doveva essere la celeberrima montagna che era andata da Maometto.
Si sedettero in una specie di studiolo molto spartano. L'Imam preparò il te' come si prepara nel deserto sotto le tende berbere: nella teiera di rame, versò acqua già bollente, con te' verde in foglie , una manciata di foglie di menta e zucchero di canne ad libitum, in barba ad ogni precauzione glicemica.
Poi prese la teiera e tenendo il bicchiere di vetro, rigorosamente di vetro colorato e decorato, lasciò  cadere , da molto in alto rispetto al bicchiere, il tè. Il getto da quell'altezza finì per creare in superficie una sorta di schiumetta, che doveva essere proprio l'effetto voluto da quell'operazione. 
-Prego , maresciallo, assaggi pure.
Santoro prese il bicchiere che gli aveva servito quell'uomo sulla cinquantina , ben portata e sorseggiò .
Un sapore dolce e forte si diffuse nella sua bocca , rilassandolo ulteriormente. 
-Buono, disse Santoro.
-Ma vengo al motivo della mia visita, aggiunse, sto svolgendo delle indagini sull'attentato di San Silvestro, e come lei sa tutti pensano che sia stato un attentato di matrice radicale islamica. Nonostante l'attentatore, un cinese, non sia stato del tutto ben identificato. Diciamo che le modalità dell'attentato fanno pensare a quella matrice.
l'Imam osservò bene Santoro in viso, quasi a saggiarne o meno la sua buona fede. Poi si decise a parlare.
-Intanto mi presento, il mio nome è Ibrahim.
-Santoro, maresciallo Gabriele Santoro.
-Veda maresciallo, fa bene ad esprimersi così, iniziò a dire in un italiano perfetto appena venato di accento arabo, perchè  ciò testimonia che esistono rappresentanti delle forze dell'ordine che sanno distinguere fra chi usa le sacre scritture del Corano per fini politici e militari e chi invece di quelle scritture si serve per aiutare la gente a vivere meglio la propria vita sulla terra in attesa di vivere l'altra vita che ci spetta vivere alla fine dei nostri giorni terrestri.
-Complimenti, disse Santoro, lei parla un italiano stupefacente.
-L'unico stupefacente che io usi , maresciallo, è il te' verde, disse l'Imam sorseggiando dal suo bicchiere decorato.
-Ecco, ho saputo che qui da voi vengono spesso dei cinesi...una cosa un po' strana , a dire il vero. So che ci sono cinesi islamici, ma non pensavo che ce ne fossero anche da queste parti, lontani da quelle terre , in Cina, dove praticano l'Islam.
-Sì, è vero...e...capisco dove vuole arrivare, maresciallo. E' un ragionamento che ha una sua logica, si affrettò ad aggiungere l'Imam, tuttavia io non sono in grado di controllare se i fedeli di questa moschea, venuta su , mi creda, con tanti sacrifici, subiscono l'influenza di qualche mela marcia.
-Veda, capisco cosa intende, ma vengo subito al punto. Sono stato informato che da lei vengono due fedeli cinesi e che da qualche tempo ne viene solo uno. Ora, l'attentatore di San Silvestro, era cinese, se permette, questa è una circostanza sospetta, non crede? Vista la rarità dei cinesi islamici in Italia.
-Anch'io come uomo di legge avrei ragionato così, ma non sempre la logica dà risposte certe, disse l'Imam. Poi sorseggio' ancora il suo te'. Santoro lo aveva già finito, suscitando, immaginò, la riprovazione del religioso.
-Vorrei chiederle se secondo lei questo cinese può essere sospetto o meno. Inoltre, non dovrei dirglielo, ma le autorità competenti, a causa di questo attentato, hanno deciso di chiudere le moschee e rimpatriare tutti i clandestini arabi.
-Veramente? Mi sorprende. In molti paesi arabi , penso per esempio al mio paese, all'Egitto, ci sono chiese cristiane e libertà di culto, mi sembra una cosa esagerata. Ma comprendo i motivi per cui cio' avviene.
-E perchè ciò avviene, come dice lei, mi illumini, sono curioso di capire se fra noi ci può essere una coincidenza di vedute.
L'Imam sorrise lievemente. Come se avesse simpatia per Santoro, per quello strano maresciallo dei Carabinieri che addirittura lo metteva in guardia sulla possibilità che si fosse alla vigilia di odiosi atti persecutori.
-Fa comodo , in questo momento, criminalizzare tutti i mussulmani. Ora che il presidente degli Stati Uniti è Trump. Tutti voi occidentali prendete ordini da lui. Voglio essere sincero. Prendete ordini perchè l'America dirige l'economia occidentale. Radicali islamici esisteranno sempre. Ma la loro capacità di essere pericolosi dipende dalle risposte dei paesi non islamici. Se la risposta è guerra, le file dei terroristi cresceranno. Se la risposta è rispetto, comprensione, convivenza, ciascuno secondo il tuo credo, le file dei terroristi si assottiglieranno.
-Bingo!, disse Santoro.
-Lei ci gioca? , chiese ingenuamente l'Imam.
-No, mi scusi, è un modo di dire mio, l'ho preso dai film gialli americani.
-Vedo che l'America è sempre presente in voi occidentali.
-Io concordo con l'impianto del suo ragionamento, ma non sono d'accordo sulla visione che ha dell'Occidente. Noi occidentali abbiamo sufficienti anticorpi contro Trump o contro chiunque pratichi una politica così aggressiva e divisiva. E questi anticorpi tutti insieme hanno un nome:democrazia. Certo la democrazia è sempre fragile, ricattabile, la gente che vota è ricattata e condizionata, ma niente che non sia sperimentato nel tempo è perfetto. E io confido, alla lunga, sul buon senso della gente comune, così tanto disprezzata da tutti, ma che ha tanti buoni valori, a cui si dovrebbe informare il mondo e il modo di vivere di tutti. E fra questi il valore della pace, della tranquillità e del rispetto per il modo di pensare e di essere di ciascuno di noi. Magari il diverso sarà sfottuto, sarà schernito. Ma arriverà un giorno in cui si riconoscerà che fa parte integrante di quella comunità di valori che va comunemente sotto la definizione di civiltà.
L'Imam stette un po' in silenzio, al termine di quel discorso di Santoro. Come se meditasse sulle sue parole.
-Che cosa vuole che faccia, gli chiese inaspettatamente.
-Le lascio il numero del mio cellulare. Io e lei stiamo dalla stessa parte. Credo di poterle parlare francamente. Io stesso ho espresso alle mie autorità superiori parere contrario a questa stretta repressiva su tutta la comunità islamica. E' sbagliato. Significa fare il gioco dei terroristi. Ammesso che di terroristi si stia parlando...
-In che senso?
-Vede lei da Imam è pregno di intuizioni spirituali, io sono rabdomantico...io vado molto a sensazione. Sto indagando sulla pista dell'islamismo radicale, ma non escludo niente. Perchè me lo ha insegnato la vita. E perchè non mi piace far sapere alla mano destra quello che fa la sinistra.
-Bella citazione, disse l'Imam.
-Non si illuda, io sono credente a modo mio.
-Lei comunque in qualcosa crede.
-Io credo nella costituzione del mio paese e nell'Arma dei carabinieri. Il problema è che io credo molto di più in queste cose di quanto queste cose credano in me.
-Capisco cosa vuol dire. Succede sempre anche a me quando leggo i versetti del Corano.
-Allora siamo intesi. Mi faccia sapere del cinese e se ci sono legami. Ovviamente voglio essere sincero fino in fondo. Verificherò che le sue informazioni siano corrette.
-Non avevo dubbi, si capisce che tipo d'uomo è lei...e...grazie per avermi avvisato che probabilmente saranno chiuse le moschee.
-Credo che sarà una misura temporanea, non possono violare la costituzione. C'è la democrazia, ricorda?
-Ricordo. Solo che la democrazia si può decidere o meno che debba funzionare.
Ancora una volta aveva parlato con saggezza, l'Imam, pensò Santoro.
-Comunque stia tranquillo, maresciallo, nell'interesse di tutti io le darò le informazioni che mi ha richiesto, disse infine l'Imam infilandosi il biglietto da visita di Santoro in tasca.
Si strinsero la mano. Santoro fu accompagnato verso l'uscita. All'ingresso c'era "Montagna di Carne".
-Salve disse Santoro.
-Aleikumsalam, disse Montagna di carne. E resto' a guardare il maresciallo che si allontanava nel tratturo con la sua caratteristica andatura che , penso' Santoro, d'ora in poi si sarebbe definita "rollio del Maresciallo".

sabato 11 marzo 2017

La pianista cinese , capitolo 10

Corsico, ore 12 del giorno dopo. Era ancora Carnevale, ma nella ridente cittadina dell'ovest milanese , sita giusto a qualche chilometro dalla stazione ferroviaria di Porta Genova, da Milano, quindi, sembrava non esserci nessuna festa. Tutti alacremente al lavoro. Perlomeno a giudicare dal fatto che non si fossero viste maschere in giro. Santoro si fece lasciare sul naviglio, poco prima di via Cavour, corso principale della cittadina. Non aveva idea di come procurarsi l'informazione per rintracciare la moschea e aveva fame. Percorse un centinaio di metri sul marciapiedi a fianco alla strada che andava verso Milano. A sinistra della strada c'era il naviglio e in quel mentre stava passando un'imbarcazione con quatto rematori e un tizio a poppa che dettava i ritmi della voga. Tutti giovani ragazzi. Lì vicino c'era il Circolo Canottieri Olona, culla dei virgulti figli di buona famiglia milanese, che da sempre venivano inviati a vogare per stare in forma e formarsi il carattere. Un'attività che non doveva dare i frutti che prometteva, dal momento che la maggior parte di quei ragazzi, una volta terminati gli studi finivano per fare i manager strapagati di aziende che facevano sistematicamente fallire, pensò Santoro. Arrivato nei pressi di un ponte con un incrocio semaforizzato, vicino alla fermata dell'autobus numero 325, vide una signora anziana in attesa. 
-Senta, scusi, signora, dove vado per il centro?
-Il centro di che cosa?, rispose la signora con un accento vagamente meridionale.
-Il centro di Corsico...mi hanno indicato via Cavour!
-Via?, chiese la signora improvvisamente.
-Via Cavour, signora.
-Cavour?
-Si , signora,  ma come, non conosce Cavour?
-E che ne so io, mica sono di Corsico!, disse la signora.
Nel frattempo arrivò l'autobus e la signora, scocciata, ci salì su. 
Boh...pensò Santoro, cominciamo bene.
Lì nei pressi c'era un ragazzo giovane, zainetto in spalla, occhiali, aria da saputello o da nerd.
-Ho sentito cosa chiedeva, fece, deve attraversare la strada...quella è via Cavour, disse indicando la direzione da prendere per quella via, rivolto a Santoro.
-Grazie, ragazzo...senti, posso farti un'altra domanda?
-Prego, disse il ragazzo ravviandosi i capelli a caschetto.
-Mi hanno detto che c'è una moschea, da queste parti, sai per caso dove sia?
-Non con precisione...deve andare verso Gaggiano, alla fine di Corsico, nelle campagne. Lì c'è una cascina. Ho visto che lì è pieno di marocchini.
-Certo...e magari ci vai anche a comprare il fumo, proruppe Santoro inaspettatamente.
-Come? , disse il ragazzi, no, no, scherza, io non le faccio queste cose.
-Rilassati, stavo scherzano, ragazzo, ragionavo per luoghi comuni, l'uomo della strada, hai presente?
-Ah...sì, sì...io mi faccio i fatti miei, non ho niente contro e niente a favore, basta che non mi toccano a me e alla mia famiglia.
Santoro pensò che oltre alla categoria degli uomini della strada esisteva anche quella dei ragazzi della strada...qualcuno li cresceva da piccoli e li coltivava in modo tale che poi diventavano così...fino al punto di non sapere chi fosse Cavour.
-Grazie, ragazzo, grazie mille...uhm, ultima domanda, per favore: dove si mangia bene qui vicino?
-Ah...a questo so rispondere. Lì, in una parallela di via Cavour, in via Garibaldi...uhm, di fronte all'Aci, c'è una trattoria. Si chiama Il Veliero. Si mangia benissimo.
-Bene, ragazzo, ti ringrazio, mi sei stato molto utile. Ok, ora vai a casa che la mamma ti aspetta per la polenta!.
-No, quale polenta, mia madre è calabrese...mi ha cucinato "maccarruni ca sarsa", ha presente?
-Presentissimo, disse Santoro quasi eiaculando la saliva dell'acquolina che andava formandosi in bocca.
Salutò il ragazzo, attraversò la strada e si diresse in via Garibaldi. Era ad un centinaio di metri da lì.

Una volta davanti alla porta a vetri della trattoria-ristorante, Il Veliero, dette uno sguardo alla strada.Via Garibaldi era una strada come tante altre tipiche delle migliaia di comuni dell'hinterland milanese, con abitazioni vecchie di massimo un paio di piani e qualche balconcino in pietra crepata che non si capiva come avesse resistito nel tempo. Si trovò davanti al bancone di un bar. Dietro al bancone c'era un signore con i baffetti, paffuto, camiciola a quadri da trapper in pensione. Tramestava con dei bicchieri.
-Buon giorno, disse Santoro.
Il tizio gli dette un'occhiata. Lo scannerizzò . Ne soppesò il valore in termini di possibili richieste gastronomiche. 
Poi dopo un po' , disse-buon giorno...
Alla buon ora, pensò Santoro.
-Senta, si accinse a chiedere il maresciallo pugliese, si può  mangiare qualcosa? O è troppo presto?
-Dalle mie parti si dice che per mangiare e per morire non c'è orario, fece l'uomo. Mi chiamo Augusto e sono il capo della baracca. Accomodatevi pure in saletta, vengo subito.
Santoro si voltò  per guardare se dietro lui ci fosse qualcuno, dato che, l'Augusto,come si sarebbe detto da quelle parti, aveva usato il plurale. Non c'era nessuno. 
-D'accordo, mi accomodo senz'altro...nel frattempo le do una notizia, disse Santoro.
-Una notizia?
-Sì.
-Dica pure, disse Augusto .
-Il Fascismo è caduto il 25 luglio del 1943.
-Ah, capisco...non mi ricordavo la data, ma più o meno l'epoca sì...mah...perchè me lo dice?
-Perchè mi ha dato del voi, disse Santoro. E sorrise.
Il vecchio lo osservò con una certa severità. Poi piano piano si sciolse con un sorriso. L'armistizio era firmato, si poteva mangiare.

Santoro si sedette in una saletta con quattro tavoli. Poco dopo arrivò una donna, una signora sulla sessantina. Vestita di rosso, sorridente, capelli tinti, mora, molto ben truccata, con un rossetto rosso vivo in sintonia con il suo giacchino.
-Mi dica, signore , cosa posso servirvi? , fece porgendogli il menu.
-Faccia lei, signora, mi affido alle sue cure, disse Santoro.
-Va bene, incominciamo con un antipasto di pesce, disse la donna.
-Fresco?, chiese Santoro.
-Ma cos'è, non lo sapete che il primo pescato viene a Milano?
-Cosa?
-Si signore, disse la donna, il primo pesce pescato dalla Puglia, arriva dritto dritto a Milano, i nostri polipetti stavano nuotando fino  a stamattina, disse la donna con un consistente accento barese.
-Interessante, disse Santoro.
-Bene, aggiunse, avanti con l'antipasto, poi vediamo.

Mentre arrivava sul tavolo ogni ben di Dio, Santoro fu tentanto di fare anche alla signora Antonietta, che così si chiamava la donna che aveva preso le ordinazioni e serviva al tavolo , la solita battuta sulla fine del Fascismo...poi desistette.
Divorò l'antipasto di pesce costituito da frittura mista, insalata di mare, cozze gratinate, allievi crudi, cozze noci crude, gamberetti in salsa rosa, polpicelli arrostiti e , udite udite, persino i ricci, appena arrivati da Mola di Bari, gli fu riferito dall'Antonietta. Innaffiò tutto con un buon vino Locorotondo.
Mentre l'Antonietta si avvicinava minacciosamente per le comande dei primi, Santoro buttò lì-senta signora, mi hanno detto che da queste parti c'è una moschea...sa dirmi dove sia esattamente?
-Non ne sappiamo niente. Noi siamo gente che lavoriamo e basta. Poi non frequentiamo ai marrucchini e questa gente qua, non abbiamo l'abito di frequentarli.
A quel punto entrò l'Augusto e , avendo ascoltato di rimbalzo una parte di quella conversazione, disse-sempre a fare domande, che cos'è, un interrogatorio?, chiese scocciato, anche lui con la calata barese.
-Non proprio. Ma si da il caso che io sia un maresciallo dei Carabinieri e , se non vi dispiace, mentre mangio, faccio anche qualche domanda. Ora, egregi signori, se volete potete rispondere, ma se vi dà fastidio che un rappresentante delle forze dell'ordine che contribuiscono comunque allo svolgimento con profitto economico della vostra attività,  chieda qualche lume,potete semplicemente non rispondere.
-Ma si può sapere il motivo, il fine, di sapere dove è che sta sta moschea... qual'è?
-Indagini, disse Santoro.
-Cioè, disse l'Augusto, la volete chiudere , la moschea?
-No...e perchè?
-Perchè è gente che non crede nel Dio giusto, disse Antonietta.
-Non crede nel Dio giusto? E quale sarebbe il Dio giusto? Quello che tuona contro chi abortisce anche quando il feto è malformato e si rischia di incassare meno contributi su un handicappato in meno o quello che copre i sacerdoti che fanno  bisboccia con minorenni?Mi creda signora, non esiste un Dio giusto, esistono uomini che piegano Dio ai propri interessi, disse Santoro.
Augusto e Antonietta tornarono in cucina. Sembravano non aver gradito la conferenza stampa sull'importanza del pensiero laico. 
Santoro gustò un risotto ai frutti di mare con i fiocchi, poi un branzino alla brace, bevve un litro e mezzo di bianco Locorotondo. I pensieri , in mente, cominciarono a divenire più nitidi. Adesso era concentrato sull'indagine. Rinunciò al caffè e all'ammazza caffè. Anche perché non voleva provocare la sua colite. Aveva abbastanza benzina nel carburatore. Si alzò , si avviò verso il banco del bar.
-Il conto, disse.
Augusto lo guardò e disse-centocinquanta.
-Centocinquanta?, chiese Santoro come se non avesse inteso bene.
-Centocinquanta, ripetè Augusto.
-Va be', disse Santoro, posso avere la ricevuta? Non sono abituato agli scontrini a voce!
Augusto scivolo' dietro al banco del bar , verso la cucina. Vi tornò  subito dopo con un foglietto di block notes a quadretti con su scritto a lettere: centocinquanta euro.
Santoro lo osservò bene in viso-forse non avete, lei e sua moglie, bene inteso cosa intendevo con la frase "le forze dell'ordine contribuiscono al profitto economico della vostra attività"...diciamo che mi avete interpretato male. Ora, prima che io telefoni a qualche mio collega della Guardia di Finanza, adesso io faro' finta di niente, lei va di là in cucina e torna con una vera ricevuta fiscale. Ma non basta, deve esserci scritta una cifra adeguata a quello che ho mangiato. Altrimenti faccio una telefonata a Equitalia, così, di rinforzo.
Augusto abbassò la testa e tornò in cucina.
Passarono una decina di minuti . Santoro aveva fretta, non era venuto a Corsico per diletto, per quanto avesse mangiato bene. Anzi, non bene, da Dio. L'unico Dio giusto che accettasse. A parte la parentesi dei santi della madre patria pugliese, vedi Padre Pio, Con cui dialogava quando stava male. E basta.
Poi Augusto venne fuori e si posizionò dietro al bancone del Bar. Quella che aveva in mano sembrava una vera ricevuta fiscale. La posò sul bancone. Santoro la prese in mano e la lesse. Esaminò le voci. Poi vide in calce: totale euro 45. Era ancora un po' salata, ma tutto sommato era il caso di pagare e levare le tende. Prese dal portafogli cinquanta euro e glieli dette. Augusto, silenzioso e con sguardo irato, li prese e fece l'atto di dargli il resto. Santoro fece un gesto come per dire che era tutto a posto. 
-Devo farvi i complimenti, disse Santoro, da voi si mangia davvero bene...solo che è un po' salato!
Dietro ad Augusto spuntò donna Antonietta, con il suo seno enorme il cui spostamento d'aria fece sobbalzare sor Augusto.
-Non è vero, Augusto cucina senza sale, disse. Restò serissima.
Mah,  si disse Santoro, sono da un paio d'ore a Corsico e mi sono già rotto i coglioni. Fino ad ora ho conosciuto una signora che ignorava chi fosse Cavour, un ragazzo calabrese che si accingeva a mangiare maccaruni ca sarsa e due ristoratori pugliesi evasori fiscali che sembravano usciti da un film di Albanese. 
Si volto' e uscì dal ristorante. Tanto lo sapeva che la moschea se la sarebbe dovuta trovare da solo, sudandosi l'informazione. Ma alla fine , con un po' di intuito l'avrebbe trovata. Era comunque in vantaggio su Nepoti e company. Si trattava di verificare la questione dei cinesi in giornata. Una giornata di merda. Ma almeno aveva mangiato bene. Il problema ora era la digestione. Non tanto per le cozze crude.Ma per i cozzari che gliele avevano vendute. E per di più si sceglievano persino un Dio giusto tutto per loro.Più che un Dio dell'esodo (di Mosè), un Dio dell'evasione(fiscale)....




venerdì 3 marzo 2017

La pianista cinese, capitolo 9

Si era appena alzato. Erano  passati due giorni dal famoso incontro alla prefettura. E non ebbe il minimo timore che qualcuno avesse nel frattempo fatto passi avanti nell'indagine. Semplicemente perchè lui era uno dei pochi, se non l'unico, ad avere a cuore la ricostruzione dei fatti . La Grimaldi attendeva notizie sciacallescamente, e Nepoti era troppo preso dallo smettere di fumare e dal fare la corte all'avvenente magistrato milanese. Da romano alquanto grezzone, non in quanto romano, ma la romanità ci inzuppava bene dentro, conquistare una donna così raffinata, colta, fisicamente inappuntabile , e per di più, milanese, sarebbe stato il massimo per lui. E poi c'era Gianuli. Lui avrebbe gracchiato giustappunto perchè i suoi superiori lo avrebbero pressato, niente di più. Sempre alle prese con i problemi familiari. Con la moglie, una bella donna, barese, che avrebbe fatto carte false, per tornarsene in Puglia. ma che nel frattempo, essendo ufficialmente una casalinga, si dilettava a fare un uso disinibito di quella di credito del marito. E i figli , due, sempre più allo sbando, lasciati a se stessi...era un miracolo se riuscivano a fare i compiti e ad andare a scuola con un discreto profitto.

Colazione al Cin Cin Bar, in Corso Buenos Aires, a due passi da Viale Gran Sasso. Faceva quei duecento metri, da casa sua al Bar, che gli fungevano da reazione fisica. Tutto l'organismo si metteva in movimento e con l'organismo il cervello, la mente, i pensieri. Santoro come al solito si sedette al Tavolo del maresciallo. I bagni avevano la green light. Bingo!, penso'. 
Arrivo' subito Nando-buon giorno , maresciallo, il solito?
-Sì, Nando, grazie...eh, buon giorno...
Dal Bar proveniva una canzoncina che doveva essere reduce dal festival di Sanremo. "Occidentalis karma", recitava il refrain. Una sorta di ossimoro. 
Trascorsero alcun minuti e Santoro, sul marciapiedi, a una trentina di metri , vide Ahmed , con la sua andatura dinoccolata e nervosa, sigarettinbocca. Speriamo che mi porti buone notizie, penso'.
Ahmed saluto' il maresciallo e si sedette al tavolo.
-Posso sedere?, chiese.
-Accomodati, Ahmed...sono tutt'orecchie!.
-Forse io scoperto qualcosa.
-Ok, dimmi tutto!
-Andato in moschea vicino Corsico...
-Eh?
-Lì parlato con imam amico mio.
-Pensi di farcela a giungere ad una conclusione prima di mezzogiorno? O devo già ordinare gli gnocchi?
-Uno momento, maresciallo...imam detto me che qualche volta venuti due cinesi...e che ultima volta venuto cinese da solo...
-Bingo!, disse Santoro.
-Perchè bingo?
-Tu non ti interessare, sono cavoli miei...continua...
-Poi basta...
-Come basta...devi dirmi se questi cinesi abbracciano l'islam radicale, se seguono comunque filoni estremisti....
-Filoni? , io no visto che loro portare pane...
-Va beh...Ahmed, ci fai o ci sei?Hai capito perfettamente cosa intendo.
-Imam detto che moschea di gente brava, tutti lavora, c'ha familia...
-Mmmm, va beh....ho capito, devo farci un salto io, dimmi un po', dov'è questo posto?
-Loro riunire in un capannone in campagna...a Corsico. 
-Sapresti accompagnarmi?
-Sì, ma non posso. Se loro capire che io spia , mia famiglia in pericolo, capito?
-Sì, sì, ho capito, porca puttana, devo sempre sbrigarmela da solo.
-Allora tu mi lascia stare, Maresciallo?
-In che senso, Ahmed...noooo, io non ti lascio stare. Dopo quello che è successo , tutti i mussulmani di Milano sono odiati. E tu non vuoi fare nulla per riabilitarli? Non vuoi fare nulla per la tua gente? Non vuoi aiutarmi a cercare il colpevole?
-Colpevole è morto!
-E tu come lo sai?
-Detto a telegiornale, letto su giornali.
-Ma il cinese che è morto doveva avere dei complici, una rete di collegamento che lo ha aiutato e coperto. E io voglio sapere chi sono e se hanno intenzione di compiere altri attentati. Il mio compito è difendere la sicurezza dei cittadini. Persino della tua Ahmed, persino dei tuoi traffici!.
Ahmed abbozzo'. chino' il capo. Aveva capito che non poteva svincolarsi e che Santoro gli avrebbe chiesto altre informazioni. 
-Adesso beviti un caffè e mangiati un cornetto. Sei magro come un chiodo. Come fai dopo con tua moglie?
-Mia moglia badare figli.
-Beh, non vorrai che badi ad un figlio di più, no?
Ahmed non capì la battuta, ma Santoro non si sentì in dovere di spiegargliela. Era troppo eccitato. L'informazione che aveva ricevuto era interessante. Tutta da verificare, ma interessante. I cinesi che frequentavano la moschea, che erano due, ad un certo punto, guarda caso dopo l'attentato con la morte dell'attentatore, "giallo" anch'esso, erano diventati uno. Molto probabilmente quello superstite doveva essere un amico dell'attentatore. Non ne poteva essere certo, ma lo doveva verificare.
Squillo' il suo cellulare. Lo tiro' fuori dalla tasca , aprì lo sportellino e rispose. 
-Santoro, sono, disse.
-Esimio maresciallo, so Nepoti, che stai a fa...
Sto Nepoti passava dalla formalità assoluta al "tu" sguaiato, come niente.
-Bene, Nepoti, tu come stai?
-Io benissimo. Esco ora da un vertice con la dottoressa Grimaldi...c'era anche Gianuli, ce mancavi solo te....
-Io ho un grado basso, si vede che non servivo.
-Per la verità io giel'ho chiesto, 'ndo stavi...
-Ah...e che hanno detto?
-Gianuli ha detto che a quell'ora stavi a fa colazione ar bare.
-Sì, il capitano mi vuole bene, sa che se non faccio colazione come si deve, dopo non carburo, il cervello mi funziona a scartamento ridotto. Alcune volte anche se mangio bene e come si deve.
-Ma come mai nun me chiedi che s'è deciso?
-Perchè lo sapro' più tardi in ufficio.
-Beh, guarda, cose grosse. Stamo a organizzà una retata per chiudere tutte le moschee di Milano.
-Ah.. e a quale scopo?
-Arrestiamo tutti. E quelli senza permesso di soggiorno li mannamo ar paese loro.
-Già...li mannate al paese loro, come dici tu...e se , per esempio, le mogli sono regolari e i mariti non sono ancora regolarizzati? Che fai, disgreghi una famiglia e li mandi via?
-Chissenefrega, a Santo'...tutti sti riguardi io pe questi nun ce li vedo...
-Va beh...e come facciamo a scoprire i colpevoli?
-Mannamo via tutti e così smantellamo la rete...
-E secondo te i terroristi si fanno beccare in giro e rimpatriare così? E se non fossero arabi, se fossero nati in Italia?Hai dimenticato che l'attentatore era cinese? E se era un cinese nato in Italia? E quando lo beccavi!
-Ma perchè li difendi sempre?
-Nepoti...io non difendo nessuno, io voglio scoprire i colpevoli veri, non quelli da esibire alla stampa!
-Va beh, Santo', te fai come credi, noi procediamo!
-Solo una curiosità...quand'è che fate l'operazione?
-Nun te lo posso dì...è top secret.
-Andiamo, Nepoti, sono un maresciallo dei Carabinieri.
-Beh? Proprio pe questo nun me fido.
-Bene, hai altro da dire? Sai, io devo finire di fare colazione.
-Ammazza, e poi dicono a noi romani, che semo posa piano, a momenti viè pranzo...
Click.
Santoro gli aveva chiuso il telefono in faccia. Non c'era un momento da perdere. Odiava fare le cose di fetta, ma doveva andare alla moschea di Corsico quel giorno stesso. O avrebbe corso il rischio di non poter più indagare sul cinese. Termino' di bere un te' e addento' il pezzo di pizza residuo. Il mondo era nella mani di imbecilli che pensavano che chi aveva più forze in campo vinceva. Non avevano capito niente di come si combatteva il terrorismo. Ammesso che si trattasse di questo. Ma quel pomeriggio, con un po' di fortuna, Santoro lo avrebbe scoperto. Riaprì lo sportellino della Zanna di Dinosauro e chiamo' un taxi. A seguito avrebbe telefonato in caserma , in via della Moscova, dicendo che per motivi di servizi , sarebbe passato più tardi. Corso Buenos Aires era in pieno fermento. Era Carnevale! Se ne accorse da dei bambini e delle bambine vestite in costume,mano nella mano a delle belle mamme alte, bionde, eleganti. Ma nessuno di quei costumi era di Zorro. O di Arlecchino. O di Pulcinella. Vide un paio di Uomo Ragno, due Fantastici 4 e tre Capitan America, due Thor e sei o sette Winx, mentre era lì in attesa del taxi. Le mamme che accompagnavano quei bambini indossavano minigonne, calze a rete e tacchi a spillo. Normalmente, con borsette equivoche e con qualche scollatura in più,a bordo strada, qualcuno si sarebbe fermato per chiedere"quanto?"...non fosse stato per l'orario. E per i bimbi al seguito. Santoro a quel punto ebbe un'illuminazione. Erano quelle le vere maschere. Perchè la sfilata l'avevano organizzata per loro. Con la scusa del carnevale dei figli. E i mariti? Niente, stavano producendo. O in qualche sala massaggi cinese. Anche questa cosa... cinese. La sua visione del mondo stava diventando eccessivamente cinica. Dette un'occhiata a qualche altro Uomo Ragno, sbircio' un XMen. Poi arrivo' il Taxi.Santoro ci salì su.
-Che bello il carnevale ,eh?, disse il tassista, e che belle mamme, aggiunse.
-Giustappunto!, disse Santoro.
-Come?
-Niente, disse Santoro, mi porti verso Corsico, poi le dico.
-Va bene, signore...ha fatto bene a prendere un taxi della nostra linea, sa, siamo i migliori. Musica ad alta definizione, pulizia, igiene, aria condizionata, abile conversazione, altro che Uber.
Santoro resto' assorto qualche minuto. Poi come ripresosi dal torpore se ne uscì fuori così-beh, c'è da dire che tutti questi confort, li ho avuti , anche grazie al fatto che avete la concorrenza di Uber...giusto?
Il tassista ingoio' il boccone amaro. Santoro sapeva essere velenoso, quando voleva. Era la sua visione del mondo e la sua contraddizione perenne. Era come se volesse costruire una torre con i lego sapendo in partenza che alcuni mattoncini erano rotti o scheggiati. Ma non si sapeva mai. I miracoli della fisica , che erano gli unici miracoli a cui non sarebbe stato restio a credere, potevano sempre accadere. Ogni tanto.