Mentre Cazuza sparava a Santoro, nel trambusto generale, una dancarina di forro' attraverso' la traiettoria e fu colpita in pieno. Stramazzo' al suolo urlando terribilmente. Il sangue copioso comincio' a schizzare sul bianco impiantito metallico del trio. A quel punto Santoro fece fuoco su Cazuza e lo colpi' ad un braccio, quello con il quale reggeva l'arma . La pistola cadde a terra e Cazuza si allontano' velocemente sparendo in mezzo ai musicisti. Quindi ci fu un parapiglia generale e si puntavano le armi per sparare , ma in quella confusione nessuno se la senti' di farlo . Sampajo, Iguassu e Ze Roberto, pistole alla mano, si sfilarono e saltarono giu' dal trio in mezzo alla folla. Michel li teneva sotto tiro, e nonostante fosse in equilibrio precario e i bulli della situazione in mezzo ad altra gente , sparo' lo stesso. Santoro gli abbasso' l'arma. Nel frattempo pero' Michel aveva centrato Ze Roberto ad una gamba. E cio' gli avrebbe rallentato i movimenti . Michel era una furia, salto' dal trio e corse nella folla verso Ze Roberto. Quando lo raggiunse lo atterro' e lo tenne bloccato a terra. La pistola di Ze Roberto era ormai per le terre. Santoro si calo' dal trio senza saltare. Ci teneva alle sue ossa, ai dischi vertebrali che amava quanto quelli musicali e ai suoi cinquant'anni. Poco dopo raggiunse Michel e gli diede manforte. Si allontanarono dai blocos e finirono vicino ad una baraca dove vendevano birra e gamberi, nonche' pasteles de muqueca di arraya, sorta di fagotti fritti con all'interno pesce razza. Una prelibatezza che a Santoro piaceva da morire.
Disse a Michel di tenere Ze Roberto sotto tiro. Prese qualche real dal portafoglio e lo detto ad un uomo della baracca, un nero sdentato che non si capiva se ridesse o piangesse, chiedendogli di preparargliele uno. Di muqueca. Michel lo guardava sbalordito. Mentre gli prepararavano il pastel di muqueca , Santoro prese per il bavero Ze Roberto. La gente intorno si dileguo'. Si facevano i fatti loro, evidentemente.
-Contame de Vanessa, gli intimo'.
-Nao sei nada de Vanessa. Tem que falar com Cezar Sampajo, disse Ze Roberto.
-E dov'e' Cezar Sampajo?
-Nao sei.
Santoro davanti a quella risposta gli dette un colpo sulla mascella . La mascella di Ze Roberto comincio' a sanguinare.
Arrivo' "o pastel", che con mani tremanti il nero della baracca porse a Santoro. Santoro lo addento' e ne assaporo' il contenuto interno di pesce. Sembrava impazzito. Michel era preoccupato.
Santoro armo' la Taurus e si preparo' a fare fuoco. Michel si mise le mani nelle orecchie. Davanti a questa scena Ze Roberto comincio' a gridare.
-Sampajo , Iguassu e Cazuza, estao indo por Caponga.
I fuggitivi si erano diretti a Caponga, altra spiaggia turistica a dire il vero non ad un tiro di schioppo .
Santoro dette un colpo con i calcio della pistola in faccia a Ze Roberto, che cadde per terra e resto' immobile.
-Presto, disse a Michel, andiamo a Caponga.
-A proposito, dove cazzo e' Caponga?, aggiunse.
-Nao tao longe. Non era tanto lontana. Circa 100 chilometri.Sempre sul litorale dell'Atlantico.
Si poteva prendere un omnibus. Ne partivano in continuazione li nei pressi, dove c'era una delle fermate di omnibus piu' grandi. Crocevia per ognidove nello Ceara'.
Santoro fini il pastel, e getto' il tovagliolo che lo avvolgeva in terra. Vuoto. E leccato.
Si affrettarono. Le pistole erano scomparse . Santoro aveva rimesso la sua nello zaino. Michel la teneva serrata dietro, tra la molla dei suoi bermudas e i suoi glutei.
Quando furono nei pressi della fermata, videro che c'erano dei ragazzi con sacchi a pelo sulle spalle e qualcuno con il surf, che attendevano degli omnibus per Caponga. Michel confabulo' con un meticcio che doveva essere una sorta di bigliettaio semiclandestino. Prese due biglietti per Caponga. C'era da aspettare una mezz'ora.
-Ma perche' a Caponga, chiese Santoro.
-Li avere un altro rifugio. Posto tranquillo.
-Posto ERA tranquillo. Lo faro' diventare un inferno, disse Santoro. Non mi fa piacere ammazzare la gente. Ma sembra che in questo paese il valore della vita assuma un significato meno sacrale e piu' sacrificale, quasi primitivo. Ma per me non cambia. Ho dovuto uccidere per non essere ucciso, disse ancora. Anche questo morto , del gorilla del trio eletrico, lo mettero' sul conto di quel bastardo di Sampajo.
-Senti, continuo' Santoro rivolto a Michel. Mentre aspettiamo, li vicino a quella barraca, dove vendono pollo e riso, c'e' un internet point. Tu che sei un ragazzo di questi tempi, puoi vedere se in qualche modo riesci a contattare Junior Moreno?
Michel annui. Doveva aver giudicato quella una buona idea. Perche' il suo viso sembro' rasserenarsi. Il che era bene, dopo quel tanto spaventarsi per gli atteggiamenti imprevedibili del maresciallo pugliese.
-Cosa dire a lui?Chiese Michel.
-Spiegagli la situazione.
-Come la spiego io o come la spiega Santoro?
Santoro lo stette a guardare per un momento. Poi gli sorrise. Stavano diventando amici. Complici. E la cosa gli fece piacere.
-Con parole tue, disse Santoro.
Michel si mosse verso l'internet point. Mancavano una quindicina di minuti per l'arrivo dell'omnibus.
-Pensi che Ze Roberto ci dara' guai, chiese prima di allontanarsi definitivamente.
-Ho un'eta' che mi permette di distinguere se un uomo ha ancora voglia di sbattere il muso per terra. E Ze Roberto non mi da' l'aria di esserne troppo propenso.
-Bom, disse Michel. E ando' a cercar di contattare Junior Moreno.
Quindici minuti dopo fu di ritorno. Proprio mentre appariva la sagoma dell'omnibus diretto a Caponga. E inspiegabilmente in orario svizzero.
Si sedettero nell'omnibus.
-Sei riuscito?
-Sim, disse Michel.
-Che dice?
-Dice che sapeva de Sampajo.
-Sapeva di Sampajo?
-Sim.
-Quindi e' un complice?
-Nao , nao...Lui non sapeva come arrestarlo. Sampajo conosce uomini potenti.
-Quindi verra' a Caponga per darci una mano?
-Sim.
-Ok, disse Santoro, spero che venga incazzato almeno la meta' di quanto lo sono io .
-Speriamo, disse Michel. E sorrise.
-Cazzo ridi, disse Santoro.
Michel lo guardo' e rise ancora.
giovedì 21 aprile 2016
venerdì 15 aprile 2016
Brasil , capitolo 30
L'indomani mattina era il secondo giorno di Carnevale. Michel si alzo' di buon ora. Preparo' il suo zaino. Apri il freezer, prese la sua Taurus, quella piu' piccola e ce la infilo' dentro. Santoro capi che era determinato. Da fuori veniva gia' la musica ad alto volume , che Vinicius De Moraes si rivoltava nella tomba. Insieme alle sue poesie e alla sua bossa nova. E anche il maresciallo preparo' lo zaino e prese la sua arma. Le dette un'occhiata come mai prima. Ne provo' il meccanismo, controllo' per l'ennesima volta che fosse carica. Pronti per la caccia. Uscirono che c'era gia' bolgia, diretti verso la spiaggia di Aracati, dove, aveva detto Michel a Santoro, con una buona capacita' di approssimazione, avrebbero trovato i ceffi patibolari che cercavano. Facce brillanti o meno, come quella di Cezar Sampajo.
Si insinuarono nella folla dei ragazzi, in mezzo ad anziani seduti su sedie di corda che scolavano lattine di skol, una delle birre brasiliane piu' in voga e , in un dato punto , svoltarono a destra, diretti verso la spiaggia.
Fecero uno stretto budello sterrato e subito si ritrovarono in spiaggia. Incontrarono dei travestiti che li riempirono di rituali di corteggiamento. Santoro apparve per un momento divertito. Ma era comunque concentrato sul pezzo.
-Ok, ora che siamo qui, che facciamo?Chiese a Michel.
-Andiamo verso il trio eletrico fermo al centro della praia, disse Michel.
Immersi nella folla sterminata di ragazzi e ragazze dalle bellezze quasi accecanti, vuoi per la giovane eta', vuoi per il mix etnico esotico che li contraddistingueva, Santoro e Michel avanzarono a fatica verso il trio eletrico, un enorme tir bardato di metallo rosso sui lati, in cima al quale ballerine di forro' dalle forme procaci e dalle pelli abbrunate dal sole e dalla genetica, si davano da fare per danzare sotto un sole cocente, con gli animi riparati appena dagli ombrellini delle proprie caipirinhas, che sorseggiavano fra un pezzo e l'altro. Una scena sensualissima, corpi madidi di sudore che luccicavano, mulatti o neri, sotto un sole estremamente potente che non dava tregua ma che amplificava, vieppiu', quella voglia di sesso che soppiantava ormai persino l'ossigeno nell'aria, mandando effluvi di afrori beluini che promettevano un rotolarsi sfrenato tra le sabbie di spiagge notturne.
Sotto il trio, i blocos, costituiti da migliaia di ragazzi a torso nudo che si agitavano freneticamente ingollando ogni sorta di alcolico a buon mercato , si presentavano in ordine sparso in forma anarchica, seppur cintata da un perimetro sfilacciato costituito da catene umane di giovani che si tenevano per mano delimitando l'area di spiaggia all'interno della quale si ballava , pomiciava e altro, senza soluzione di continuita'.
E sopra il trio, dietro al gruppo che suonava e alle ballerine danzanti, seduti in atteggiamento benedicente, c'erano Cezar Sampajo, Ze Roberto ,Cazuza e Iguassu. Tutto il cartello al completo!
Santoro impungno' la pistola tenendola celata nello zaino. Si consulto' con Michel. Dopo che ebbero concertato un piano si avvicinarono al trio, passando in mezzo alla marea umana. Una volta vicino al grosso camion , videro che la porta del mezzo era serrata da un uomo, che doveva essere il gorilla, largo quanto un armadio a sei ante.
Santoro non si lascio' impressionare. Gli fece segno che intendeva salire. L'uomo gli mostro' il dito medio. A quel punto Santoro gli punto' addosso la sua Taurus. Il gorilla fece per estrarre la propria arma da dietro la schiena e Santoro fece fuoco. L'uomo cadde per terra nell'indifferenza generale , come pure i colpi di pistola, coperti dal chiasso circostante. E resto' con la testa nella sabbia una volta tanto non per fare lo struzzo. Via libera, Santoro si lancio' sull'ingresso. Nessuno aveva notato la scena. Il gorilla restava immobile nella sabbia. La sua pistola era gia' sparita. Trafugata da chi sa quale meninhos de rua in azione.Poco dopo da quell'ingresso entro' anche Michel. Salirono al piano superiore del tir fra lo stupore generale e con un'azione fulminea furono addosso agli uomini del cartello. Cezar Sampajo si accorse della manovra e come un cobra , con un gesto rapido estrasse una pistola. Ma aveva gia' sulla fronte l'arma di Santoro. Mentre lui puntava la sua pistola sul ventre del maresciallo pugliese. Stallo brasiliano, si sarebbe potuto dire. Nessuno diceva o face niente. Michel poco dietro Santoro, aveva nel mirino gli altri. I quali erano in piedi , pistola sguainata. La musica si fermo' all'improvviso. E presi dal panico, ballerini e musicisti levarono le tende alla velocita' della luce.
-E agora? disse Cezar Sampajo.
-Agora, caro il mio Cezar Sampajo, vai me dizer a historia de Vanessa, disse Santoro.
-Que historia e' essa? disse Iguassu puntando l'arma addosso a Santoro.
Nessuno diceva niente. Si guardavano in modo terribile ma erano bloccati. Sapevano che se si fosse sparato, ci avrebbero rimesso tutti. Tanto valeva trattare.
-Vanessa nao te amava, disse Cezar Sampajo.
Santoro impugno' meglio l'arma e si accinse a spappolare il cervello di Cezar Sampajo. Ma a quel punto Cazuza fece fuoco .
Si insinuarono nella folla dei ragazzi, in mezzo ad anziani seduti su sedie di corda che scolavano lattine di skol, una delle birre brasiliane piu' in voga e , in un dato punto , svoltarono a destra, diretti verso la spiaggia.
Fecero uno stretto budello sterrato e subito si ritrovarono in spiaggia. Incontrarono dei travestiti che li riempirono di rituali di corteggiamento. Santoro apparve per un momento divertito. Ma era comunque concentrato sul pezzo.
-Ok, ora che siamo qui, che facciamo?Chiese a Michel.
-Andiamo verso il trio eletrico fermo al centro della praia, disse Michel.
Immersi nella folla sterminata di ragazzi e ragazze dalle bellezze quasi accecanti, vuoi per la giovane eta', vuoi per il mix etnico esotico che li contraddistingueva, Santoro e Michel avanzarono a fatica verso il trio eletrico, un enorme tir bardato di metallo rosso sui lati, in cima al quale ballerine di forro' dalle forme procaci e dalle pelli abbrunate dal sole e dalla genetica, si davano da fare per danzare sotto un sole cocente, con gli animi riparati appena dagli ombrellini delle proprie caipirinhas, che sorseggiavano fra un pezzo e l'altro. Una scena sensualissima, corpi madidi di sudore che luccicavano, mulatti o neri, sotto un sole estremamente potente che non dava tregua ma che amplificava, vieppiu', quella voglia di sesso che soppiantava ormai persino l'ossigeno nell'aria, mandando effluvi di afrori beluini che promettevano un rotolarsi sfrenato tra le sabbie di spiagge notturne.
Sotto il trio, i blocos, costituiti da migliaia di ragazzi a torso nudo che si agitavano freneticamente ingollando ogni sorta di alcolico a buon mercato , si presentavano in ordine sparso in forma anarchica, seppur cintata da un perimetro sfilacciato costituito da catene umane di giovani che si tenevano per mano delimitando l'area di spiaggia all'interno della quale si ballava , pomiciava e altro, senza soluzione di continuita'.
E sopra il trio, dietro al gruppo che suonava e alle ballerine danzanti, seduti in atteggiamento benedicente, c'erano Cezar Sampajo, Ze Roberto ,Cazuza e Iguassu. Tutto il cartello al completo!
Santoro impungno' la pistola tenendola celata nello zaino. Si consulto' con Michel. Dopo che ebbero concertato un piano si avvicinarono al trio, passando in mezzo alla marea umana. Una volta vicino al grosso camion , videro che la porta del mezzo era serrata da un uomo, che doveva essere il gorilla, largo quanto un armadio a sei ante.
Santoro non si lascio' impressionare. Gli fece segno che intendeva salire. L'uomo gli mostro' il dito medio. A quel punto Santoro gli punto' addosso la sua Taurus. Il gorilla fece per estrarre la propria arma da dietro la schiena e Santoro fece fuoco. L'uomo cadde per terra nell'indifferenza generale , come pure i colpi di pistola, coperti dal chiasso circostante. E resto' con la testa nella sabbia una volta tanto non per fare lo struzzo. Via libera, Santoro si lancio' sull'ingresso. Nessuno aveva notato la scena. Il gorilla restava immobile nella sabbia. La sua pistola era gia' sparita. Trafugata da chi sa quale meninhos de rua in azione.Poco dopo da quell'ingresso entro' anche Michel. Salirono al piano superiore del tir fra lo stupore generale e con un'azione fulminea furono addosso agli uomini del cartello. Cezar Sampajo si accorse della manovra e come un cobra , con un gesto rapido estrasse una pistola. Ma aveva gia' sulla fronte l'arma di Santoro. Mentre lui puntava la sua pistola sul ventre del maresciallo pugliese. Stallo brasiliano, si sarebbe potuto dire. Nessuno diceva o face niente. Michel poco dietro Santoro, aveva nel mirino gli altri. I quali erano in piedi , pistola sguainata. La musica si fermo' all'improvviso. E presi dal panico, ballerini e musicisti levarono le tende alla velocita' della luce.
-E agora? disse Cezar Sampajo.
-Agora, caro il mio Cezar Sampajo, vai me dizer a historia de Vanessa, disse Santoro.
-Que historia e' essa? disse Iguassu puntando l'arma addosso a Santoro.
Nessuno diceva niente. Si guardavano in modo terribile ma erano bloccati. Sapevano che se si fosse sparato, ci avrebbero rimesso tutti. Tanto valeva trattare.
-Vanessa nao te amava, disse Cezar Sampajo.
Santoro impugno' meglio l'arma e si accinse a spappolare il cervello di Cezar Sampajo. Ma a quel punto Cazuza fece fuoco .
lunedì 11 aprile 2016
Brasil, capitolo 29
Andarono a dormire verso le quattro di mattina, ora brasiliana. Cinque ore di differenza con l'orario italiano.
Santoro dormi profondamente , con la finestra aperta e da fuori gli giungeva l'eco del divertimento che proseguiva comunque al termine della sfilata dei trios elettrici. Riverso sull'amaca rimuginava sull'immagine di Cezar Sampajo che baciava Vanessa. Si sveglio'. Si alzo' dall'amaca e ando' ad aprire il piccolo frigo per bere dell'acqua. Vide la proiezione di un'ombra sul soffitto, che si insinuava come una persona reale dalla strada attraverso la finestra aperta. Ed ebbe un brivido. Un brivido freddo. Avrebbe voluto averne uno caldo, di brivido, ma le circostanze non erano favorevoli. Poi di nuovo quell'ombra. L'ombra stavolta impugnava una pistola . Santoro rovisto' nello zaino. Le pistole non c'erano. Scosse Michel disteso sull'altra amaca. Michel chiese cosa cercasse.
-Le pistole, cazzo, non ci sono piu'.
-Calma, fece Michel, io nascoste nella geladeira.
Santoro trasse un sospiro di sollievo. Fece due passi verso il frigo.Ne apri il freezer. Impugno' la Taurus piu' grande, dopo che la ebbe discelofanata. Ando' verso la finestra. Magari era qualcuno che scherzava. Magari era Carnevale. Sbircio' in tralice. E vide un uomo con una pistola in mano. Cercava con la mano non impegnata dall'arma di aprire la porta dell'appartamento dove erano loro due. Santoro e Michel. L'ombra sollevo' il capo. Scorse Santoro. Comincio' a sparare come un forsennato, dieci, quindici colpi a ripetizione. I calcinacci del soffitto coprirono capelli e viso di Santoro. Si sporse. L'uomo si stava allontanando nella folla. Era impossibile sparargli. A meno di non colpire qualcuno per sbaglio.
Michel giaceva a terra, terrorizzato, appiattito come un calango, i caratteristici lucertoloni dello Ceara'.
-Non l'ho visto bene in faccia. Una cosa e' certa: sanno che siamo qui. E hanno mandato qualcuno a farci la pelle!
- Non c'e' da essere mago per averlo capito , disse Michel . Era impaurito come un passero sotto un acquazzone tropicale.
Santoro impugno' la Taurus .
-Aspettami qui, disse a Michel. Lo vado a prendere, quel bastardo.
-No, disse Michel, non andare. Loro ti uccidere molto facile. I morti di Carnaval nessuno vede.
Santoro considero' che Michel avesse ragione.
-Hai ragione, disse. Li andremo a prendere domani mattina. Mattina inoltrata.
-So dove trovarli, disse Michel.
-Bom, disse Santoro in portoghese, possiamo dormire adesso. Ora non verrebbero, sanno che siamo preparati . E armati.
-Giusto, disse Michel.
Si distesero nelle redes.
-Pensi che Vanessa mi abbia tradito con Cezar Sampajo?Chiese Santoro a Michel.
-No, disse Michel. Non sapeva lui essere un capo del cartello.
E fu un "no" pesante come un macigno che , per altro, non fugava tutti i dubbi. Santoro non se la senti di chiedere spiegazioni. Si accontento' di quel no e del fatto che Vanessa non sapeva che Sampajo fosse un capo del cartello e si mise a dormire. O a cercare di farlo. Non c'erano abat-jour e comunque conveniva tenere tutto al buio. Quindi Santoro non poteva leggere. E che doveva leggere, in quei frangenti. Non lo sapeva, magari un Tex Willer, magari poteva ascoltare un po' di musica classica, di bossa nova. Il forro' dei sound systems gli aveva fracassato gli zebedei. Oltre che i timpani.
Forse ci voleva Aquila della Notte, per catturare Cezar Sampajo. Il secondo nome di Tex, da capo Navajo. All'improvviso gli venne un'idea.
-Michel, fece, questi tizi. Voglio dire Sampajo e compagnia cantante, hanno dei nemici?
-Loro amici di tutti. Solo Junior Moreno non fa parte del cartello.
Junior Moreno, gia', quasi se l'era dimenticato, Santoro. Dopotutto anche lui era un sottufficiale. E odiava le alte gerarchie, che riteneva una manica di corrotti. Ma come avrebbe fatto ad avvisarlo? Ci avrebbe pensato l'indomani. Dopotutto Michel era uno delle new generations, vuoi che non sapesse come fare per rintracciare Junior Moreno tramite internet? E Aracati era piena di Internet Point.
Si giro' nella rede e si mise a riposare. Certo pero', la curandeira gli aveva messo una bella pulce nell'orecchio. L'immagine di Vanessa che pareva in armonia con Sampajo era nitida. E non riusciva ad uscirgli di mente. Ma ora doveva concentrarsi sul lavoro da farsi l'indomani. Si giro' su un fianco e comincio' a pensare alle note di "Just a perfect day", la splendida canzone di Lou Reed , oramai un classico anch'essa. Gli sembro' di buon auspicio per il giorno dopo.
Mancavano un paio d'ore all'alba. E domani sarebbe stato un giorno importante. Forse non il decisivo. Il definitivo. Ma era tempo di chiudere la partita. Santoro sentiva questa incombenza dentro di se'.
Santoro dormi profondamente , con la finestra aperta e da fuori gli giungeva l'eco del divertimento che proseguiva comunque al termine della sfilata dei trios elettrici. Riverso sull'amaca rimuginava sull'immagine di Cezar Sampajo che baciava Vanessa. Si sveglio'. Si alzo' dall'amaca e ando' ad aprire il piccolo frigo per bere dell'acqua. Vide la proiezione di un'ombra sul soffitto, che si insinuava come una persona reale dalla strada attraverso la finestra aperta. Ed ebbe un brivido. Un brivido freddo. Avrebbe voluto averne uno caldo, di brivido, ma le circostanze non erano favorevoli. Poi di nuovo quell'ombra. L'ombra stavolta impugnava una pistola . Santoro rovisto' nello zaino. Le pistole non c'erano. Scosse Michel disteso sull'altra amaca. Michel chiese cosa cercasse.
-Le pistole, cazzo, non ci sono piu'.
-Calma, fece Michel, io nascoste nella geladeira.
Santoro trasse un sospiro di sollievo. Fece due passi verso il frigo.Ne apri il freezer. Impugno' la Taurus piu' grande, dopo che la ebbe discelofanata. Ando' verso la finestra. Magari era qualcuno che scherzava. Magari era Carnevale. Sbircio' in tralice. E vide un uomo con una pistola in mano. Cercava con la mano non impegnata dall'arma di aprire la porta dell'appartamento dove erano loro due. Santoro e Michel. L'ombra sollevo' il capo. Scorse Santoro. Comincio' a sparare come un forsennato, dieci, quindici colpi a ripetizione. I calcinacci del soffitto coprirono capelli e viso di Santoro. Si sporse. L'uomo si stava allontanando nella folla. Era impossibile sparargli. A meno di non colpire qualcuno per sbaglio.
Michel giaceva a terra, terrorizzato, appiattito come un calango, i caratteristici lucertoloni dello Ceara'.
-Non l'ho visto bene in faccia. Una cosa e' certa: sanno che siamo qui. E hanno mandato qualcuno a farci la pelle!
- Non c'e' da essere mago per averlo capito , disse Michel . Era impaurito come un passero sotto un acquazzone tropicale.
Santoro impugno' la Taurus .
-Aspettami qui, disse a Michel. Lo vado a prendere, quel bastardo.
-No, disse Michel, non andare. Loro ti uccidere molto facile. I morti di Carnaval nessuno vede.
Santoro considero' che Michel avesse ragione.
-Hai ragione, disse. Li andremo a prendere domani mattina. Mattina inoltrata.
-So dove trovarli, disse Michel.
-Bom, disse Santoro in portoghese, possiamo dormire adesso. Ora non verrebbero, sanno che siamo preparati . E armati.
-Giusto, disse Michel.
Si distesero nelle redes.
-Pensi che Vanessa mi abbia tradito con Cezar Sampajo?Chiese Santoro a Michel.
-No, disse Michel. Non sapeva lui essere un capo del cartello.
E fu un "no" pesante come un macigno che , per altro, non fugava tutti i dubbi. Santoro non se la senti di chiedere spiegazioni. Si accontento' di quel no e del fatto che Vanessa non sapeva che Sampajo fosse un capo del cartello e si mise a dormire. O a cercare di farlo. Non c'erano abat-jour e comunque conveniva tenere tutto al buio. Quindi Santoro non poteva leggere. E che doveva leggere, in quei frangenti. Non lo sapeva, magari un Tex Willer, magari poteva ascoltare un po' di musica classica, di bossa nova. Il forro' dei sound systems gli aveva fracassato gli zebedei. Oltre che i timpani.
Forse ci voleva Aquila della Notte, per catturare Cezar Sampajo. Il secondo nome di Tex, da capo Navajo. All'improvviso gli venne un'idea.
-Michel, fece, questi tizi. Voglio dire Sampajo e compagnia cantante, hanno dei nemici?
-Loro amici di tutti. Solo Junior Moreno non fa parte del cartello.
Junior Moreno, gia', quasi se l'era dimenticato, Santoro. Dopotutto anche lui era un sottufficiale. E odiava le alte gerarchie, che riteneva una manica di corrotti. Ma come avrebbe fatto ad avvisarlo? Ci avrebbe pensato l'indomani. Dopotutto Michel era uno delle new generations, vuoi che non sapesse come fare per rintracciare Junior Moreno tramite internet? E Aracati era piena di Internet Point.
Si giro' nella rede e si mise a riposare. Certo pero', la curandeira gli aveva messo una bella pulce nell'orecchio. L'immagine di Vanessa che pareva in armonia con Sampajo era nitida. E non riusciva ad uscirgli di mente. Ma ora doveva concentrarsi sul lavoro da farsi l'indomani. Si giro' su un fianco e comincio' a pensare alle note di "Just a perfect day", la splendida canzone di Lou Reed , oramai un classico anch'essa. Gli sembro' di buon auspicio per il giorno dopo.
Mancavano un paio d'ore all'alba. E domani sarebbe stato un giorno importante. Forse non il decisivo. Il definitivo. Ma era tempo di chiudere la partita. Santoro sentiva questa incombenza dentro di se'.
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