Una volta sull'omnibus, Santoro fece il biglietto. Il bigliettaio, figura che in Italia era scomparsa sotto gli effetti della politica di austerity occupazionale, prese un real e cinquanta centavos e lo fece passare attraverso un cancelletto aperto da lui stesso. Santoro si accomodo' nell'omnibus, un mezzo vecchio ma confortevole, con sedili in plastica dura che dovevano avere scaturigine dall'idea che quelli in stoffa seppur maggiormente confortevoli non avessero molto senso a 38 gradi di temperatura con oltre il 90% di umidita'. Il mezzo attraverso' il bairro Jose' Valter e si diresse verso il centro, in mezzo a strade di asfalto crepato, sotto alberi di goiaba e mango, lungo il limine di marciapiedi ideali lungo abitazioni di muri di mattoni forati senza intonaco con le finestrelle che parevano occhi bui di poeti borgesiani. Mano mano che si affastellavano le paradas, le fermate, salivano studentesse, per lo piu' bianche, di collegi privati, di cui il Brasile era pieno per le famiglie che potevano permetterselo, in divisa sociale e con cartellette di cuoio nere e qualche ganzo di strada vestito appena di bermuda e canotta sdrucita con tipici braccialetti di stoffa che recavano scritte di nomi di santi e santerie varie. Santoro sudava e osservava la natura circostante. Ogni tanto sui muri scritte pubblicitarie e elettorali o commerciali realizzate a mano in luogo di rutilanti manifesti di plastiche lucide che doveva aver dato da mangiare a insigni pittori che arrotondavano per mantenere i propri improvvisati atelier nei quartieri poveri e nelle comunidades. L'omnibus si avvicinava al centro e mano mano i grattacieli si facevano piu' imponenti e svettavano come babelici alveari dalle cui vette si poteva vedere l'oceano in tutto il suo desertico splendore. Poi via lungo le avenidas trafficate dalle miriadi di auto di foggia americana, ingombranti come portaerei in stagni sovraffollati. Arrivato in centro, nei pressi di una piazza dove si trovava una chiesa avventista del settimo giorno che propagandava scritti a pennello sui muri corsi di formazione professionale gratuiti di cabelleleiros [parrucchieri], cocineros [cuochi] e costureiros[sarti], scese. A quel punto decise di insinuarsi nelle strade del centro , verso piazza Ferreira, dove avrebbe di li a poco osservato la "Colonna Ora", il gigantesco orologio montato su una colonna metallica che era proprio al centro dell'ammattonato.Non prima pero' di aver ammirato un sedicente artista di strada che nella piazzetta schiacciava le noci di cocco con la testa. Percorse delle vie secondarie, per non dare troppo nell'occhio, perche', pur vestito alla brasiliana, con infradito ai piedi, bermudas , canotta e zero ammenicoli d'oro e orologi addosso, sapeva che ad uno sguardo attento non sarebbe sfuggito che si trattava di uno straniero. E nella fattispecie di un "gringo", come venivano definiti gli stranieri di foggia europea non autoctoni. In cinque minuti imbocco' l'ingresso della piazza e subito noto' l'orologio al centro e un grande grattacielo sullo sfondo di quella piazza piena di panchine e di alberi non troppo cresciuti. Il monitor dei suoi occhi indagatori entro' in azione, notando senza essere notato. Dove sarebbe potuto andare Michel, con quella giornata di caldo intenso se non a mare, dalle parti di Praia Iracema, magari, dove ricordava piaceva andare a Vanessa? Perlomeno rammentando i suoi racconti. Ma prima magari poteva essersi fermato a qualche bar a rifornirsi di cerveza bem gelada o assaporare qualche cocco verde appena traforato e pronto per rifocillare dal caldo torrido. Noto' che c'erano un mucchio di meninhos de rua, in giro per la piazza, che tentando di vendere le loro mercanzie di cianfrusaglie studiavano possibili colpi rapidi e veloci , tipo scippi o furti con destrezza. Non erano cattivi, i loro sguardi erano sguardi di fame , sguardi rancorosi...per non aver avuto, magari, la possibilita' di indossare qualcuna di quelle divise collegiali che poteva schiudergli le porte del mondo dorato di una vita normale da borghese medio brasiliano . Per poi magari lavorare in una banca. Dove si custodivano quei soldi che loro non avevano e mai avrebbero avuto per se'. Ecco un'altra cosa su cui doveva lavorare Lula, si disse Santoro. Sull'istruzione pubblica.
Si fermo' in un chiosco a bere un'agua de coco. La noce di cocco appena estratta dal frigo era tanto fredda da non riuscire quasi a stargli in mano, ma dopo un po' sotto l'effetto del caldo inteso si riscaldo' di quel tanto da nidificare nella sua mano. Era la seconda agua de coco della giornata e , non ci avrebbe giurato, ma qualsiasi traccia di possibili attacchi di colite, sembrava scomparsa. E forse era merito di quell ' acqua miracolosa , di quel liquido curativo, che veniva da un semplice frutto sia pur tropicale. Si diresse verso praia Iracema, dove secondo lui, molto probabilmente avrebbe trovato Michel, il personaggio cardine della situazione, a giudizio rabdomantico di Santoro. Passando caracollando lentamente lungo avenida Conde D'Eu , senti distintamente che proveniva da un negozio di dischi una melodia inconfondibile. Una canzone di Bossa Nova famosissima: "Desafinado", splendida canzone composta negli anni sessanta da Antonio Carlos Jobim, uno dei padri spirituali di questo stile musicale che mescola sapientemente jazz e samba. Le parole in portoghese giunsero dirette al cuore si Santoro, perche' gli ricordarono Vanessa e la sua ironia, di quando lo sfotteva nel dire che un cantante stonato sarebbe stato anche un pessimo amante, tema ironico della canzone appunto. E subito dopo aggiungeva che essendo lui, Santoro, un carabiniere e non un cantante il problema non si sarebbe mai posto . Dal momento che come amante non c'era proprio nulla di cui lamentarsi.
lunedì 28 settembre 2015
sabato 19 settembre 2015
Brasil, capitolo 9
A quel punto a Santoro non restava che interrogare Andreina, sorella di Vanessa, una mulatta dalla bellezza ammaliante e Michel, il misterioso fratello che a lume di naso non piaceva al maresciallo pugliese.
Santoro chiese quindi a Maritza di andarli a scollare dalla novela garibaldina che era ipnoticamente ancora in onda di la' in sala. Dopo che fu andata di la' Maritza torno con Andreina. E disse che Michel non c'era. Era uscito con degli amici. Uscito con degli amici? penso' Santoro, che tempismo!
Fece accomodare Andreina. Lei gli sorrideva ma anche un po' tremava.
"Stai tranquilla, voglio solo sapere se tua sorella ti ha confidato qualcosa che noi non sappiamo e che potrebbe chiarire le circostanze della sua morte", disse Santoro.
In portoghese Andreina spiego' a Santoro che Vanessa spesso viaggiava per tutto il Brasile per le sue pratiche candombleciste, perche' era una sacerdotessa del culto, una "Mae de Santo".
" E questo viaggio nel quale durante il ritorno ha avuto quello che voi chiamate incidente con l'autobus era uno di questi viaggi?", chiese Santoro.
Andreina tacque. Pareva riflettere. Maritza che nella circostanza sembrava il luogotenente di Santoro la osservava con severita'. Ma a Santoro l'idea che tutti i componenti della famiglia se ne stesero a drogarsi di telenovela in un momento in cui lui stava cercando la verita' sulla morte di una figlia continuava a "suonare" strano. La cosa lo innervosiva e disgustava al medesimo tempo.
A un certo punto Andreina, scosse quei suoi riccioli angolani e disse" nao sei dizer com certeza". Non lo sapeva con certezza. Ma il fatto che avesse dei dubbi allargo' la voragine dei sospetti di Santoro sulla torbidezza di quella situazione.
Santoro a quel punto le chiese dove pensava fosse andato Michel. In centro, disse, con gli amici, a divertirsi e forse a farsi il bagno a Beira Mar, la zona dove Santoro albergava. La zona del divertimento per antonomasia, del centro, delle discoteche, dei locali e della baracche sul mare dove si prendeva il sole o si dormiva sotto gli ombrelloni, fra una mangiata di gamberi o una "caranguejada", scorpacciata di granchi giganti a cui si rompevano le chele con un martelletto di legno per succhiarne l'interno, di carne bianca saporita.
A quel punto Santoro usci. Saluto' appena Maritza. Contava che se si fosse mosso in fretta avrebbe incocciato Michel alla fermata dell'omnibus. Posto che non e' che i mezzi pubblici partissero a scansioni temporali svizzere. Santoro penso' che nonostante il sarcasmo nascosto dietro quel pensiero avrebbe preferito i ritmi tropicali. A piedi a passo svelto attraverso' la strada e si diresse verso il campo dove ancora indefessamente giocavano a calcio-lo avrebbero di certo fatto tutto il giorno, tanto che avevano da fare se non lavoravano ne', c'era da dirlo, rubavano?-
Quando arrivo' alla fermata degli omnibus, c'era un autista che stava seduto sotto la pensilina di cemento sbreccato sorseggiando con una cannuccia il suo cocco verde gelato appena preso da un bar li di fronte. Santoro gli chiese in portoghese se fosse partito qualche autobus e per dove fosse diretto. L'autista un uomo di colore robusto, sollevo' il capo dalla cannuccia, con tutta calma, lo osservo' e gli chiese il perche' di quella domanda. Tanto faceva caldo e non si doveva avere fretta, perche' con il caldo la fretta poteva uccidere, che suo cugino a causa del caldo, per la fretta di arrivare in tempo a incontrarsi con la moglie che temeva lo tradisse era morto per un incidente stradale. E nell'incidente si seppe dopo era morta anche la moglie del tizio che stava a letto in quel momento con la moglie del cugino. In fin dei conti, disse l'uomo, se mio cugino non avesse avuto fretta ora ci sarebbero due persone vive in piu' e due vedovi in meno. Che era meglio qualche cornuto in piu' che dei figli orfani. Santoro resto' colpito dalla storiella. E ad ascoltarla il tempo era trascorso e Michel chissa' dov'era ormai a quell'ora. Ma non se la prese piu' di tanto. I pesci li peschi quando affrontano la curva, mentre rallentano, era li che un bravo pescatore li doveva aspettare, penso'. Era in fondo la sua filosofia di vita e anche la sua tecnica di indagine. La stessa tecnica di indagine che gli aveva permesso di arrivare volutamente tardi durante una rapina per evitare conflitti a fuoco e inutili morti. Tanto dopo i rapinatori li avrebbe presi tutti con calma. Facendo le sue indagini. E nessuno si sarebbe fatto male . Ando' al bar e si fece servire una noce di cocco ben gelida. Bem gelada, disse al tizio del baretto. Il tizio gli sorrise dalle finestre degli incisivi mancanti e Santoro ebbe la sua "agua de coco". Si sedette in attesa del prossimo omnibus. In fondo non gli importava dove fosse diretto Michel. Sentiva che lo avrebbe trovato lo stesso.
Santoro chiese quindi a Maritza di andarli a scollare dalla novela garibaldina che era ipnoticamente ancora in onda di la' in sala. Dopo che fu andata di la' Maritza torno con Andreina. E disse che Michel non c'era. Era uscito con degli amici. Uscito con degli amici? penso' Santoro, che tempismo!
Fece accomodare Andreina. Lei gli sorrideva ma anche un po' tremava.
"Stai tranquilla, voglio solo sapere se tua sorella ti ha confidato qualcosa che noi non sappiamo e che potrebbe chiarire le circostanze della sua morte", disse Santoro.
In portoghese Andreina spiego' a Santoro che Vanessa spesso viaggiava per tutto il Brasile per le sue pratiche candombleciste, perche' era una sacerdotessa del culto, una "Mae de Santo".
" E questo viaggio nel quale durante il ritorno ha avuto quello che voi chiamate incidente con l'autobus era uno di questi viaggi?", chiese Santoro.
Andreina tacque. Pareva riflettere. Maritza che nella circostanza sembrava il luogotenente di Santoro la osservava con severita'. Ma a Santoro l'idea che tutti i componenti della famiglia se ne stesero a drogarsi di telenovela in un momento in cui lui stava cercando la verita' sulla morte di una figlia continuava a "suonare" strano. La cosa lo innervosiva e disgustava al medesimo tempo.
A un certo punto Andreina, scosse quei suoi riccioli angolani e disse" nao sei dizer com certeza". Non lo sapeva con certezza. Ma il fatto che avesse dei dubbi allargo' la voragine dei sospetti di Santoro sulla torbidezza di quella situazione.
Santoro a quel punto le chiese dove pensava fosse andato Michel. In centro, disse, con gli amici, a divertirsi e forse a farsi il bagno a Beira Mar, la zona dove Santoro albergava. La zona del divertimento per antonomasia, del centro, delle discoteche, dei locali e della baracche sul mare dove si prendeva il sole o si dormiva sotto gli ombrelloni, fra una mangiata di gamberi o una "caranguejada", scorpacciata di granchi giganti a cui si rompevano le chele con un martelletto di legno per succhiarne l'interno, di carne bianca saporita.
A quel punto Santoro usci. Saluto' appena Maritza. Contava che se si fosse mosso in fretta avrebbe incocciato Michel alla fermata dell'omnibus. Posto che non e' che i mezzi pubblici partissero a scansioni temporali svizzere. Santoro penso' che nonostante il sarcasmo nascosto dietro quel pensiero avrebbe preferito i ritmi tropicali. A piedi a passo svelto attraverso' la strada e si diresse verso il campo dove ancora indefessamente giocavano a calcio-lo avrebbero di certo fatto tutto il giorno, tanto che avevano da fare se non lavoravano ne', c'era da dirlo, rubavano?-
Quando arrivo' alla fermata degli omnibus, c'era un autista che stava seduto sotto la pensilina di cemento sbreccato sorseggiando con una cannuccia il suo cocco verde gelato appena preso da un bar li di fronte. Santoro gli chiese in portoghese se fosse partito qualche autobus e per dove fosse diretto. L'autista un uomo di colore robusto, sollevo' il capo dalla cannuccia, con tutta calma, lo osservo' e gli chiese il perche' di quella domanda. Tanto faceva caldo e non si doveva avere fretta, perche' con il caldo la fretta poteva uccidere, che suo cugino a causa del caldo, per la fretta di arrivare in tempo a incontrarsi con la moglie che temeva lo tradisse era morto per un incidente stradale. E nell'incidente si seppe dopo era morta anche la moglie del tizio che stava a letto in quel momento con la moglie del cugino. In fin dei conti, disse l'uomo, se mio cugino non avesse avuto fretta ora ci sarebbero due persone vive in piu' e due vedovi in meno. Che era meglio qualche cornuto in piu' che dei figli orfani. Santoro resto' colpito dalla storiella. E ad ascoltarla il tempo era trascorso e Michel chissa' dov'era ormai a quell'ora. Ma non se la prese piu' di tanto. I pesci li peschi quando affrontano la curva, mentre rallentano, era li che un bravo pescatore li doveva aspettare, penso'. Era in fondo la sua filosofia di vita e anche la sua tecnica di indagine. La stessa tecnica di indagine che gli aveva permesso di arrivare volutamente tardi durante una rapina per evitare conflitti a fuoco e inutili morti. Tanto dopo i rapinatori li avrebbe presi tutti con calma. Facendo le sue indagini. E nessuno si sarebbe fatto male . Ando' al bar e si fece servire una noce di cocco ben gelida. Bem gelada, disse al tizio del baretto. Il tizio gli sorrise dalle finestre degli incisivi mancanti e Santoro ebbe la sua "agua de coco". Si sedette in attesa del prossimo omnibus. In fondo non gli importava dove fosse diretto Michel. Sentiva che lo avrebbe trovato lo stesso.
lunedì 7 settembre 2015
Brasil , capitolo 8
Quando usci dal bagno trovo' una tazza di valeriana ad attenderlo, fumante, sul tavolo della cucina. La cucina era sobria, un tavolo con sei sedie, un piano cottura alimentato da una bombola a gas e qualche stipetto recuperato da qualcuno che se ne era voluto disfare. Maritza con i suoi occhi luccicanti era seduta al tavolo e osservava Santoro. Santoro in tutta calma si sedette. E trovo' alquanto strano che gli altri abitanti della casa avessero continuato a guardare la novela senza omaggiare l'ospite in modo adeguato. Forse i sud del mondo non erano tutti uguali. Forse sarebbe accaduta la stessa cosa se fosse andato a far visita in una casa del sud Italia e di li in salotto ci fosse stato il televisore acceso su Pomeriggio 5 e Barbara D'Urso. Comunque trovo' la cosa inusuale, quanto meno. Bevve quella valeriana calda, gesto che nonostante facesse caldo non apparve distonico rispetto alla giornata e al clima afoso. Il calore ne esaltava il gusto delicato e Santoro aveva bisogno di brodaglie dolciastre in pancia, perche' si sentiva come ammalato, come se avesse la febbre.
-Como voce esta?, chiese Santoro a Maritza.
- Estou em pe, disse Maritza, nel senso che "stava in piedi" nonostante la tragedia che li aveva colpiti, lei e la sua famiglia. Lei era la sorella di Ana, la madre di Vanessa e le assomigliava parecchio. Nonostante avesse parecchi anni in piu'. Le nere erano cosi, penso' Santoro, non dimostravano mai gli anni che avevano, sembravano giovani sempre. Con i loro corpi scolpiti senza neanche aver mai fatto un giorno di palestra, gli veniva da dire, plasmati da Dio, e quelle loro pelli setose, sembravano tavole anatomiche viventi. Doveva essere per questo che molti bianchi erano razzisti. Oltre che invidia nel pene, questa sul versante maschile, invidia anatomica in generale. Ed era anche per quelle loro anatomie perfette, credette in quel mentre Santoro, su cui i neri si erano adagiati, buone per atletismi, danze e musica, che non gli era importato molto di studiare. Anche se le vicende erano molto piu' complicate di quei suoi ragionamenti rozzi dettati dal disagio del momento. Aveva saltato diversi secoli di razzismo e discriminazione, ecco.
Santoro termino' di bere la valeriana e Maritza, osservandolo con curiosita' gli chiese quale fosse il vero motivo della sua visita.
Santoro disse che era li perche' voleva sapere come era morta Vanessa. Maritza tacque. Santoro ne resto' sorpreso. Normalmente avrebbe dovuto aspettarsi la tipica espressione fatalista con invocazione religiosa finale di raccomandare l'anima della nipote a Dio. Ma invece quel silenzio dette ai sospetti di torbidita' di Santoro ancora piu' forza. E la freddezza generale nell'accoglierlo.
- Que voce pensa, Maritza, le chiese Santoro.
- E' voce que sabe, disse Maritza," lo sai tu", come dicevano sempre alcune donne brasiliane "old generation" che si affidavano al giudizio del maschio alfa dominante, non solo in senso sessuale.
Santoro disse che intendeva scoprirlo. E non se ne sarebbe andato dal Brasile se non fosse venuto a conoscenza di una versione plausibile, accettabile.
Si alzo' ed entro' nella stanza da pranzo-soggiorno. Chiamo' Ana con un gesto della mano, facendole segno di entrare con lui in cucina.
Ana accondiscese non senza un certo atteggiamento restio, come se fosse seccata dalla cosa.
Santoro parlo' in italiano. Anche perche' li tutti conoscevano l'italiano. Vanessa glielo aveva insegnato un poco. Lei parlava spesso in italiano con loro. Specie quando era arrabbiata. Parolacce non ne diceva. Si considerava una sacerdotessa "candomblecista". I santi si dovevano lasciar stare. Anche perche', diceva sempre Vanessa, il confine fra un santo e un diavolo era molto labile e bastava poco per passare di stadio. Bastava che per sbaglio il santo vedesse la propria anima allo specchio. Se avesse resistito sarebbe restato santo. Il corpo di puo' modificare, l'anima no. E spesso non e' un bello spettacolo.
Santoro disse che non gli erano ben chiare le circostanze della morte di Vanessa. Dove stava andando con quell'autobus? Era successo all'andata o al ritorno ? E se era accaduto al ritorno dove era stata?
Ana lo ascoltava e quasi le venne da piangere. Ma resistette.
" Nos nao sabemos onde ela foi". Non si sapeva dove fosse andata. E si, era successo al ritorno.
- Chi puo' saperlo, disse Santoro.
Ana lo guardo' per un momento. Poi abbasso' la testa. Scoppio' a piangere e torno' di la'. A Santoro una donna che piangeva faceva venire in mente molte cose. Ma fra le tante al vaglio della sua mente la prima che gli sovvenne fu" sa qualcosa che io non so". E non doveva essere qualcosa di leggero.
Santoro dette un'occhiata a Maritza. Lei lo guardava con una certa fierezza. Come qualcuno che finalmente fosse venuto a mettere a posto le cose.
-Me chama o Cezar, le intimo' Santoro.
Maritza ando' di la' in sala. Dopo qualche minuto entro' Cezar. Santoro comincio' a sentire la rabbia che gli montava dentro. Sapevano qualcosa e non gliela volevano dire. Forse Maritza era quella che sapeva meno. Ed era l'unica, a quanto pareva, disposta ad aiutarlo.
Cezar si accomodo' al tavolo e lo guardo' con espressione di sfida. I convenevoli iniziali sembravano gia' sideralmente lontani anni luce.
- Voce veio fazer o policial na minha casa?, disse intendendo che Santoro fosse andato a fare degli interrogatori polizieschi nella sua casa. Santoro fece di si con il capo. Poi mosse di nuovo il capo a sottolineare con insistenza che non era li a fare sconti e nessuno.
- Dove era andata Vanessa con l'autobus? , chiese Santoro.
-Sol Deus que sabe. Lo sa solo dio.
Santoro riflette' un momento. Poi improvvisamente ebbe una specie di intuizione.
-Di chi avete paura? Beh, perche' se avete paura di qualcuno vi garantisco che non vi fara' tanta paura di quanta ve ne faro' io.
Era assurdo. Santoro sembrava tenerci piu' alla scoperta su come fosse morta Vanessa dei propri genitori. Oppure, penso' Santoro, non ne vogliono piu' sapere perche' hanno sofferto troppo. C'era tuttavia un'altra ipotesi che Santoro non voleva prendere in considerazione. Ma che cominciava a frullargli nella testa. Vanessa aveva fatto qualcosa per loro e quel qualcosa poteva averla uccisa. Si, penso' Santoro, doveva essere cosi. Ed era precisamente in quella direzione , si disse , che doveva indagare.
- Dio non c'entra niente in questa storia. E nemmeno il diavolo. Perche' c'e' chi lo supera in malvagita'. E cioe' l'uomo.
Cezar lo osservo' a lungo. Ma non disse niente. Si alzo' e ando' a vedersi il finale della puntata di "a casa da sete mulheres".
-Como voce esta?, chiese Santoro a Maritza.
- Estou em pe, disse Maritza, nel senso che "stava in piedi" nonostante la tragedia che li aveva colpiti, lei e la sua famiglia. Lei era la sorella di Ana, la madre di Vanessa e le assomigliava parecchio. Nonostante avesse parecchi anni in piu'. Le nere erano cosi, penso' Santoro, non dimostravano mai gli anni che avevano, sembravano giovani sempre. Con i loro corpi scolpiti senza neanche aver mai fatto un giorno di palestra, gli veniva da dire, plasmati da Dio, e quelle loro pelli setose, sembravano tavole anatomiche viventi. Doveva essere per questo che molti bianchi erano razzisti. Oltre che invidia nel pene, questa sul versante maschile, invidia anatomica in generale. Ed era anche per quelle loro anatomie perfette, credette in quel mentre Santoro, su cui i neri si erano adagiati, buone per atletismi, danze e musica, che non gli era importato molto di studiare. Anche se le vicende erano molto piu' complicate di quei suoi ragionamenti rozzi dettati dal disagio del momento. Aveva saltato diversi secoli di razzismo e discriminazione, ecco.
Santoro termino' di bere la valeriana e Maritza, osservandolo con curiosita' gli chiese quale fosse il vero motivo della sua visita.
Santoro disse che era li perche' voleva sapere come era morta Vanessa. Maritza tacque. Santoro ne resto' sorpreso. Normalmente avrebbe dovuto aspettarsi la tipica espressione fatalista con invocazione religiosa finale di raccomandare l'anima della nipote a Dio. Ma invece quel silenzio dette ai sospetti di torbidita' di Santoro ancora piu' forza. E la freddezza generale nell'accoglierlo.
- Que voce pensa, Maritza, le chiese Santoro.
- E' voce que sabe, disse Maritza," lo sai tu", come dicevano sempre alcune donne brasiliane "old generation" che si affidavano al giudizio del maschio alfa dominante, non solo in senso sessuale.
Santoro disse che intendeva scoprirlo. E non se ne sarebbe andato dal Brasile se non fosse venuto a conoscenza di una versione plausibile, accettabile.
Si alzo' ed entro' nella stanza da pranzo-soggiorno. Chiamo' Ana con un gesto della mano, facendole segno di entrare con lui in cucina.
Ana accondiscese non senza un certo atteggiamento restio, come se fosse seccata dalla cosa.
Santoro parlo' in italiano. Anche perche' li tutti conoscevano l'italiano. Vanessa glielo aveva insegnato un poco. Lei parlava spesso in italiano con loro. Specie quando era arrabbiata. Parolacce non ne diceva. Si considerava una sacerdotessa "candomblecista". I santi si dovevano lasciar stare. Anche perche', diceva sempre Vanessa, il confine fra un santo e un diavolo era molto labile e bastava poco per passare di stadio. Bastava che per sbaglio il santo vedesse la propria anima allo specchio. Se avesse resistito sarebbe restato santo. Il corpo di puo' modificare, l'anima no. E spesso non e' un bello spettacolo.
Santoro disse che non gli erano ben chiare le circostanze della morte di Vanessa. Dove stava andando con quell'autobus? Era successo all'andata o al ritorno ? E se era accaduto al ritorno dove era stata?
Ana lo ascoltava e quasi le venne da piangere. Ma resistette.
" Nos nao sabemos onde ela foi". Non si sapeva dove fosse andata. E si, era successo al ritorno.
- Chi puo' saperlo, disse Santoro.
Ana lo guardo' per un momento. Poi abbasso' la testa. Scoppio' a piangere e torno' di la'. A Santoro una donna che piangeva faceva venire in mente molte cose. Ma fra le tante al vaglio della sua mente la prima che gli sovvenne fu" sa qualcosa che io non so". E non doveva essere qualcosa di leggero.
Santoro dette un'occhiata a Maritza. Lei lo guardava con una certa fierezza. Come qualcuno che finalmente fosse venuto a mettere a posto le cose.
-Me chama o Cezar, le intimo' Santoro.
Maritza ando' di la' in sala. Dopo qualche minuto entro' Cezar. Santoro comincio' a sentire la rabbia che gli montava dentro. Sapevano qualcosa e non gliela volevano dire. Forse Maritza era quella che sapeva meno. Ed era l'unica, a quanto pareva, disposta ad aiutarlo.
Cezar si accomodo' al tavolo e lo guardo' con espressione di sfida. I convenevoli iniziali sembravano gia' sideralmente lontani anni luce.
- Voce veio fazer o policial na minha casa?, disse intendendo che Santoro fosse andato a fare degli interrogatori polizieschi nella sua casa. Santoro fece di si con il capo. Poi mosse di nuovo il capo a sottolineare con insistenza che non era li a fare sconti e nessuno.
- Dove era andata Vanessa con l'autobus? , chiese Santoro.
-Sol Deus que sabe. Lo sa solo dio.
Santoro riflette' un momento. Poi improvvisamente ebbe una specie di intuizione.
-Di chi avete paura? Beh, perche' se avete paura di qualcuno vi garantisco che non vi fara' tanta paura di quanta ve ne faro' io.
Era assurdo. Santoro sembrava tenerci piu' alla scoperta su come fosse morta Vanessa dei propri genitori. Oppure, penso' Santoro, non ne vogliono piu' sapere perche' hanno sofferto troppo. C'era tuttavia un'altra ipotesi che Santoro non voleva prendere in considerazione. Ma che cominciava a frullargli nella testa. Vanessa aveva fatto qualcosa per loro e quel qualcosa poteva averla uccisa. Si, penso' Santoro, doveva essere cosi. Ed era precisamente in quella direzione , si disse , che doveva indagare.
- Dio non c'entra niente in questa storia. E nemmeno il diavolo. Perche' c'e' chi lo supera in malvagita'. E cioe' l'uomo.
Cezar lo osservo' a lungo. Ma non disse niente. Si alzo' e ando' a vedersi il finale della puntata di "a casa da sete mulheres".
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