La mattina dopo Santoro scese nella hall e pote' godere di un'ottima colazione alla brasiliana. Gusto' quel caffe' lungo tipico dall'aroma intenso, che per essere un caffe' lungo all'americana che nella maggior parte dei casi, in altri lidi o emisferi, nella migliore delle ipotesi poteva avere il sapore di acqua di rigovernatura, aveva un profumo intenso ed un gusto da espresso napoletano moltiplicato per dieci. O almeno questa fu la sensazione che ebbe Santoro. Poi mangio' del pane bianco e morbido con prosciutto, abbinando il dolce al salato, com'era del resto suo costume abituale. Infine bevve un succo di maracuja, dal colore giallo e dal sapore intenso e servito ben fresco. Adorava il succo di maracuja. E "l'agua de coco", il liquido aspirato direttamente da un cocco verde con una cannuccia dopo che il cocco medesimo era stato aperto con una sorta di cavatappi speciale che praticava un foro perfetto in cima al frutto. Quel liquido sembrava massaggiargli lo stomaco e rilassarlo. I ricordi di tutte queste delizie alimentari che la bella Vanessa gli aveva fatto assaporare riaffioravano alla mente piano piano, dapprima sommessamente , ma nella direzione di diventare virulenti . E gli procuravano un nodo allo stomaco, facendogli provare in concreto quel sentimento struggente e inspiegabile, per un non brasiliano, di nostalgia estrema e malinconia che trabocca di quando in quando in improvvisi sbocchi di allegria alternata a disperazione , meglio conosciuta dai brasiliani doc come "saudade". Subito dopo dette un'occhiata alla collocazione dei bagni. Mentre era seduto ad un tavolo al primo piano, all'aperto, al centro di un'ampia terrazza che traguardava l'oceano. Erano giusto a un tiro di schioppo da lui, poteva scorgerli dietro la vetrata che mostrava in primo piano il bancone della reception. La nostalgia era una brutta questione e soprattutto un pericoloso grimaldello per un possibile riacutizzarsi della sua proverbiale colite. Chiamo' il cameriere e gli chiese un bicchiere caldo di valeriana. Vanessa gliela preparava in alternativa alla camomilla. Sosteneva, la nera bahiana candomblecista e conoscitrice di erbe, che il disturbo di cui Santoro soffriva fosse causato da problemi ansiosi e che la valeriana fosse infinitamente piu' efficace, a tal scopo, della camomilla. Poco dopo sullo sfondo di quella vista oceanica, proveniente dalla filodiffusione dell'albergo, gli giunse alle orecchie un pezzo immarcescibile di bossa nova, uno dei generi musicali da lui preferito, un genere che nasceva dalla mescolanza di samba , musica tradizionale brasiliana, e jazz afroamericano. L'Africa stava decisamente entrandoci un bel po', in questa storia, penso' Santoro. E la cosa gli trasmise uno strano brivido e gli suggeri la traccia di un non ben identificabile presentimento. Era "Trem das Onze", un pezzo cantato da Caetano Veloso, piuttosto struggente, in cui si narrava di un amore fatto di treni che attraversavano migliaia di chilometri nel continente verdeoro, al tempo dell'assenza di internet e persino dei telefoni, in cui qualcuno si macerava dentro nel dover ripartire , prendere un treno, e abbandonare un'amore per accudire l'anziana madre solitaria e malata. Ma invece di fargli venire il magone a Santoro gli fece iniziare una certa carburazione cerebrale. Era ora di muoversi. Aveva tergiversato troppo, cosa che non rientrava nel suo costume. L'ozio lo concepiva al fine del ricaricare le batterie, un ozio attivo, come momento di estrema concentrazione rilassata. Poteva sembrare un ossimoro , invece si attagliava perfettamente al carattere di Santoro. Si alzo', ando' verso la reception.
-Por favor, me chama um taxi, disse ad Alvaro, il receptionist.
-Com certeza, disse Alvaro.
Dieci minuti dopo il cabloco che lo aveva accompagnato si presento' con una macchina americana bianca striata di celeste. Fece un sorriso a Santoro e gli apri lo sportello. Santoro sali in macchina dietro. Si accomodo' come si deve e disse al caboclo:" rua 109, bairro Jose' Valter".
Era l'indirizzo della casa della famiglia di Vanessa. Il caboclo si sorprese nel sentire Santoro parlare cosi bene in portoghese. E il suo ghigno latino imbroglionesco si spense sotto i suoi baffetti.
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