domenica 2 agosto 2015

Brasil, capitolo 6

Santoro si fece lasciare poco prima dell'abitazione di Vanessa. Non voleva presentarsi sull'uscio con il taxi, per non impaurirli. E perche' voleva comunque fidare sull'effetto sorpresa. Non che s'aspettasse grandi cambiamenti. Aveva gia' appreso da Vanessa che la vita in Brasile, specie in quelle regioni del nordest,  si svolgeva in modo lento e uguale, oziosamente ripetitiva quanto a ritmi, tergiversante, come un boa, in attesa dei quattro giorni fatidici del Carnevale, O Carnaval, un rito mistico e religioso dietro al quale si celava una vera e propria industria di costumi , carri allegorici e indotti vari,  che per i brasiliani doveva riscattare quella vita piatta e oziosa, fatta di stenti , pur senza i propri piccoli svaghi fatti di cerveza bem gelada, birra gelata , Antartica, in questi lidi, servita in bottiglia gelida vestita da un recipiente di polistirolo, perche' si riscaldasse il piu' tardi possibile, sesso e forro', tradizionale "salsa" nordestina. Il Brasile , penso' Santoro, mentre si avvicinava a piedi verso l'abitazione di Vanessa, era geograficamente , sul piano climatico e come sviluppo tecnologico, il contrario dell'Italia, il suo paese: il sud, con Sao Paulo come capitale, sorta di Milano sudamericana alla dodicesima, piu' freddo e umido, con grandi comparti produttivi di industria pesante, e il nord, invece, specie il nordest, piu' simile al meridione d'Italia e se possibile in molti casi ancora primitivo e inesplorato, agropastorale, caldo , sitibondo, povero, ma affascinante, misterico, ricco di culti africani e cristianesimo evangelico.
A piedi, prima di presentarsi sull'uscio di casa di Vanessa, decise di fare un giro del quartiere. Un "bairro", questa la definizione di quartiere in portoghese, in cui c'erano inclusi gli aspetti essenziali  di una comunita': un supermercato, una chiesa, un campo da calcio cosparso di sabbia in cui in quel momento, pieno giorno, si disputava una partita fra ragazzi che a quell'ora nell'emisfero opposto del pianeta sarebbe stato raro vedere [dato che c'era la scuola o il lavoro], la fermata degli autobus con una pensilina in calcestruzzo sbreccata a cui non era affisso alcun orario, dato che sarebbe stato un elenco di consigli, piu' che altro...un paio di baracchini per birre e sanduiches, come chiamavano i panini in Brasile e la farmacia, pronunciato con l'accento sulla seconda "a", dove non era necessario alcuna ricetta medica per acquistare dei farmaci:qualsiasi farmaco. Dato che il servizio sanitario in Brasile era privatizzato. Se pagavi ti curavano, altrimenti all'ospedale dei poveri aspettavi l'obitorio. Ecco una cosa che Lula , l'attuale presidente, doveva fare, penso' Santoro. Rendere la sanita' pubblica. Il resto delle cose era fuffa, penso' . Ma c'era prima da pensare a dare tre pasti al giorno a tutti i brasiliani. E forse Lula doveva procedere per gradi. Si sorprese a fare queste considerazioni. Ma stava solo prendendo la rincorsa, scaldando i neuroni. Per quanto, riguardo al caldo, pur vestito in modo minimalista, con bermuda e canotta e a zero catenine d'oro e orologi,come consigliavano le circostanze, per non attirare l'attenzione di microcrimine e affini, stava gia' cominciando a soffrirne. Sudava copiosamente e decise che era giunto il momento di rifugiarsi all'ombra dell'abitazione di Vanessa e di ficcare il suo faccione pugliese davanti ad una fattispecie di ventilatore stile "Apocalypse now". Fece un centinaio di metri sul marciapiede che a mala pena si distingueva dalla strada brecciosa, sotto alberi di goiaba e mango, con il sottofondo sonoro di quei terrificanti pappagallini verdi urlatori che dai rami piu' alti scandivano il loro chiacchiericcio ornitologico con la stessa fastidiosa alterigia di politici in un talk show. Intorno le abitazioni non erano come in una favela, le cosiddette "comunidades", senza intonaco, con muri di mattoni forati e file di panni stesi intorno, ma ben rifinite, con giardini circondati da muri alti in cima ai quali c'era del filo spinato, per impedire rapine o ladrocini. Un quartiere, si potrebbe dire, del ceto medio. Un ceto medio che stava cominciando a crescere, con le leggi di Lula sull'aumento dei salari e delle pensioni minime. Davanti all'abitazione di Vanessa il cancello era chiuso. Un cancello bianco metallico, davanti al quale Vanessa si era fatta scattare moltissime foto. Da sola , con vari personaggi del quartiere o con i suoi parenti. Una famiglia numerosa, quella di Vanessa. Dieci figli, di cui lei era una delle ultime. Ma con i genitori ormai anziani, vivevano ormai solo due sorelle, un fratello e qualche nipote sparso, che di quando in quando aumentava o scompariva, a seconda della transumanza in entrara o in uscita di questi "meninhos", che andavano ad aumentare altri nuclei familiari , liberando i loro genitori originari dal gravame del loro mantenimento. Diventando persino figli adottivi "per usucapione". A furia di ricevere pasti in un altra famiglia con meno figli e piu' disponibilita' economica. O persino per la quale nutrivano maggior simpatia, con cui avevano instaurato un miglior feeling.

Nessun commento:

Posta un commento