domenica 17 gennaio 2016

Brasil, capitolo 19

Sull'omnibus per Quixada faceva caldo, non c'era aria condizionata. La gente parlava dei preparativi per il carnevale, catartico lavacro di tutti i problemi esistenziali. Per 4 giorni. Poi si continuava a mugugnare, piangere e ridere, a volte insieme. Doveva essere quando si ubriacavano, i brasiliani, considero' Santoro. Sorrise a quel pensiero. Non era una mancanza di rispetto, penso', in fondo quando qualcuno ha ancora voglia di ubriacarsi , e' come volesse dare all'  andatura sul filo dell'equilibrista fra i grattacieli della vita, un pizzico di brivido in piu', in un'esistenza che altrimenti sarebbe stata piu' piatta di un cellulare giapponese di ultima generazione. Mancavano pochi giorni , al Carnaval e l'indotto della festa rappresentato da sarti, costruttori di carri, cantanti, fonici, ballerini, e soprattutto, ballerine, si preparavano a partecipare in prima persona alla festa. Michel sedeva stancamente semisdraiato sul sedile a fianco a Santoro. Ad una richiesta di maggiori spiegazioni Michel aveva risposto che non poteva parlare in mezzo a tutta quella gente, che poteva essere pericoloso. All'arrivo a Quixada' , si sarebbero installati in casa di una sua zia, Marinette, e ne avrebbero parlato con calma. Prima di decidere il da farsi. Santoro aveva accettato di buon grado la cosa. Quindi i due giacevano seduti l'uno accanto all'altro senza troppo entusiasmo. Si capiva che Michel , in un certo senso, voleva aiutare Santoro perche' voleva a sua volta tirarsi fuori dai guai. L'entita' di questi guai non era per il momento a Santoro, nota. Anche se a giudicare dal salvataggio dagli accoltellatori di Beira Mar, doveva essere di un certo rilievo. Intorno il paesaggio mutava velocemente, mentre percorrevano i duecento chilometri che separavano Fortaleza da Quixada. Quixada' era una citta' sorta in pieno deserto, famosa per la presenza di una diga, Acude do Cedro, che raccoglieva le acque di vari fiumi per combattere l'annoso problema di tutto lo stato dello Ceara', della "seca", vale a dire della siccita'. E per la presenza di rocce monolitiche la piu' famosa delle quali era denominata , per la sua forma inconfondibile, Pedra da Galinha Choca, vale a dire Pietra della gallina che cova. Una terra di cactus e urubu, i caratteristici avvoltoi neri , genius loci volatili di tutto lo Ceara', che si potevano vedere dovunque svolazzare sinistri a caccia di carogne e topi morti, ma anche di pesci dimenticati da pescatori improvvidi sulla battigia delle spiagge tropicali.
Mentre l'omnibus procedeva sulla strada dritta di asfalto, una striscia di bitume che si apriva fra boschetti di palme, deserti sabbiosi, specchi d'acqua improvvisi come enormi occhi lacrimanti sotto un sole  insistente,Santoro colse un dialogo animato fra una donna di una certa eta' , bianca gaucha e un signore mulatto , anch'egli  attempato, sulla sessantina, ma dai capelli corti incredibilmente scuri e senza essere tinti. Parlavano di avvistamenti di ufo, di extraterrestri e ad un tratto, a Santoro gli parve di capire, che l'uomo fosse direttamente in contatto con qualcuna di queste entita' ultraterrene . Santoro osservo' Michel , che , nonostante lo stravacco con cui era seduto e con cui s'era posto dall'inizio del viaggio, non aveva potuto non sentire.
-Vecchia storia, questa, disse rivolto a Santoro.
-Immagino, voi Brasiliani credete al soprannaturale piu' di quanto il soprannaturale creda in voi, disse Santoro. E sorrise con una certa aria che non era di superiorita' ma di fatale rassegnazione all'idea , scientificamente malsana, certo, ma affascinante, che un popolo che avesse la capacita' di immaginare vite straordinarie oltre le vite ordinarie, fosse piu' felice. Pieno di speranza. 
-Non credo questo, disse Michel, credo che le cose si manifestano a chi e' scelto per credere.
-E' un punto di vista, disse poco convinto Santoro. Del resto questi argomenti erano motivo di intensi dibattiti con Vanessa. Lei era pur sempre una sacerdotessa candombelcista, convinta dell'esistenza della vita oltre la vita e di infinite vite che si insinuavano negli elementi naturali e persino negli animali, nelle cose, negli oggetti che per la scienza erano inanimati. 
Santoro aveva visto molte volte Vanessa cadere in trance e vedere cose che sarebbero di li a poco accadute. Lui aveva spiegato il tutto con una straordinaria capacita' di intuizione, che taluni individui posseggono, osservando lo sviluppo delle vicende umane e traendone conseguenze sulla base di spiccate doti di intelligenza antropologica. Lui era un razionale, ma non negava a se stesso che c'era un lato oscuro di inspiegabilita' nelle cose e nei fenomeni che lo affascinava. E che gli lasciava in fondo lo sforzo mentale di  smontare quelle "supposizioni". Pero' , nonostante tutto,da bravo pugliese, Padre Pio lo rispettava.

Arrivati a Quixada, scesero dall'omnibus, mentre gli anziani di prima continuavano a discutere animatamente ma anche , ora che erano scesi dall'omnibus, abbastanza  circospettamente. Scesero davanti alla facciata dell'enorme cattedrale di Quixada', davanti alla sua facciata portoghese, da film western di Sergio Leone, con sullo sfondo nuvole disegnate come nei fumetti di Tex Willer.

Michel si diresse in una stradina che si dipanava poco vicino alla cattedrale, fra strerrate sabbiose dove sfrecciavano mototaxi, la forma di trasporto piu' usata ed economica della zona, che consisteva nel dare passaggi in moto dietro mercede e qualche Buggy, caratteristici fuoristrada sui quali si facevano vivere a turisti primigeni emozioni forti sulle pendenze di dune sabbiose, nel deserto intorno. Un baretto costituito da una pagodina e un frigo dal quale uscivano birre gelide stappate con la velocita' di grilletti di pistoleri di b-movies americani, stava sul lato della strada. Michel dette un'occhiata a Santoro, come se volesse invitarlo a bere  "uma cerveza bem gelada". Santoro acconsenti di buon grado. Era quasi allergico alla birra, ma con quel caldo come la servivano da quelle parti, molto gelata e in un involucro di polistirolo perche' non si riscaldasse presto e soprattutto leggera come pareva, gli fu sufficiente per sedersi su una sedia "plasticosa" e ad un tavolino altrettanto "plasticoso". La birra arrivo' all'istante, servita da un tizio con un cappello da ranger texano e un sorriso franco luccicante a causa di un dente metallico, mentre in sottofondo da una radio proveniva un motivo sertanejo. La musica tipica di quelle parti che poteva assomigliare ad una specie di salsa. Una salsa del deserto. Santoro per un breve istante avverti la sensazione nostalgica che quell'istantanea gli sarebbe rimasta per sempre nei ricordi.
Dopo che ebbero bevuto , si rimisero in piedi e sotto un sole che avrebbe rinsecchito le formiche nello stomaco di un formichiere, si diressero verso casa di Cia Marinette.

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