giovedì 7 gennaio 2016

Brasil, capitolo 18

Otto di mattina, Santoro usci dal suo albergo. Nonostante tutto si sentiva bene, abbastanza rilassato. Doveva andare a casa di  Vanessa. Prese un taxi. Li davanti all'albergo ce n'erano parecchi. Il tassista era un bianco probabilmente lontano discendente dei conquistadores e probabilmente facente parte della classe che nonostante i cambiamenti sociali imposti dal governo Lula , continuava a detenere il potere economico. E quando un potere economico impediva ad un governo di rendere il sistema sanitario nazionale pubblico , stava a significare che la politica contava quanto un due di picche. "Palco", avrebbero detto i brasiliani, intendendo con un'espressione[ che significa "teatro"] che la politica era una rappresentazione teatrale ad usum delle masse per far credere che la democrazia si esercitava con la nomina di qualche ministro nero o mulatto o di origine india. Il tassista infatti pareva alquanto malmostoso e scazzato, come se gli scocciasse portare in giro i turisti per Fortaleza. Il traffico gia' a quell'ora del giorno era terrificante. Migliaia di macchine in giro e file chilometriche ai semafori. Dove gruppi di ragazzi vendevano bottigliette di agua de coco a pochi reais e altre amene cianfrusaglie. Pochi spiccioli che andavano a impinguare il magro bilancio familiare di milioni di poveri che nonostante Lula non se la passavano poi cosi bene. In radio stavano suonando "Nostalgia da bossa" un pezzo che a Santoro non riusci di capire di chi fosse. Un pezzo di bossa nova , neanche a dirlo. Il testo raccontava della bossa nova come musica ideale per accompagnare parole di amore e nostalgia. Un sentimento struggente, la saudade, che per i brasiliani rappresenta una malinconia non necessariamente triste, ma una sorta di carburante che alimenta il desiderio per qualcosa di irraggiungibile, tanto e' bello e splendido, eppure a portata di mano avvolto nel rimpianto.
Una volta giunto a destinazione, nello slargo al centro del bairro Jose Valter, la partita di calcio  degli sfaccendati era  in pieno corso. Gli autisti degli autobus se ne stavano seduti sorseggiando birre gelide, con le loro complessioni robuste, le pelli olivastre abbronzate  e gli occhiali da sole sulla fronte.
Santoro si presento' al cancello metallico bianco d'ingresso della dimora della fu Vanessa e busso' con il pugno con una certa decisione. In casa non sembrava esserci nessuno. Poi dopo pochi minuti si affaccio' sull'uscio della modesta dimora , Maritza. Si stava asciugando i capelli ricci e lunghi, luccicanti mirabilmente sotto il sole. Probabilmente si era appena fatta una delle dodici docce che i brasiliani facevano tutti i giorni, un po' per il caldo ma anche per il decoro e l'igiene personale cui tenevano a  prescindere dal ceto di appartenenza. Nonostante i suoi anni era in splendida forma. Apri il cancello e lo fece accomodare. Lo abbraccio' e Santoro avverti uno strano calore, un calore ultraumano, come se abbracciasse una fonte di energia. E senti i suoi seni ancora sodi premere contro il suo petto come se gli si volessero conficcare dentro. Maritza gli sorrise amabilmente.
-  Como voce esta? Senta  aqui , eu  fazo um copo de suco de abacaxi, disse Maritza, volendogli offrire un bicchiere di succo d'ananas.
Santoro , accomodandosi su una sedia di fianco ad un tavolino di legno mordente bianco, disse che era venuto per Michel.
Maritza lo guardo' grave. Poi gli disse che il nipote era andato a camminare su una strada li vicino , per fare un po' di movimento. E che di li a poco sarebbe rientrato.
Maritza poteva avere dai sessanta ai settant'anni. Ma ne dimostrava incredibilmente 40. 
Ad un certo punto Santoro mentre sorseggiava il succo d'ananas gorgogliante cubetti di ghiaccio , la osservo' e le disse- porque voce nao se casou?
-Passo' ja' o tempo.
Un dialogo secco. Maritza nonostante la forma smagliante , saggiamente, una saggezza che deriva dall'esperienza di vita piu' che dagli studi medici, sapeva che non era piu' tempo di maritarsi. E che quel treno era passato e non aveva intenzione di salirci piu' su.
-Eu estava esperando voce, disse scherzando.
Santoro le sorrise. Non era il caso di corteggiare la zia di Vanessa. Non li, non in quel momento, in quel modo, in quel frangente.
Mentre Santoro beveva Michel non si faceva vivo. Cosi si fece spiegare da Maritza dove fosse questa strada dove il nipote si stava allenando . Maritza gliela indico'. Santoro chiese dove fossero tutti gli altri. Maritza non stette li a spiegare troppo. Parlo' di lavori, di viaggi, di visite a parenti. Santoro la saluto' e si incammino' per la strada dove presumeva avrebbe incontrato Michel.
Fece cento metri e poi svolto' a destra. Si trovo' all'improvviso sul bordo di una strada con al centro per spartitraffico alberi di goyaba e mango, lo stridio terrificante dei pappagallini e qualche camion solitario vagolante e sollevante nubi di polvere che  provenivano dal manto asfaltato ferito da buche sabbiose.
Comincio' a percorrere la strada. Lungo i bordi gruppi di donne e ragazze che indossavano magliette con immagini di cristi e madonne, con buone scarpe ginniche ai piedi , camminavano veloce, e qualche giovane invece correva. Fra un'ora sarebbero dovuti rientrare perche' la temperatura sarebbe stata improponibile. Santoro cammino' per un chilometro, finche' giunse in uno slargo dove c'erano panche e barre  , dove si potevano eseguire esercizi ginnici. Alcuni giovani si stavano esibendo in trazioni alle barre , altri eseguivano esercizi addominali e piegamenti sulle braccia. Pareva una sorta di palestra calistenica all'aperto e quei ragazzi stavano facendo una sorta di allenamento di strada per irrobustire i muscoli e mantenersi in forma. Uno di quei ragazzi che sembrava in difficolta' e gia' stanco , era Michel. Santoro lentamente si avvicino' alle sue spalle. Mentre Michel cercava disperatamente di tirarsi su con le braccia ad una barra, Santoro lo supero' e gli si mise davanti. Michel si spavento'. Cadde quasi per terra. Santoro lo osservo' con severita' Poi non seppe perche', gli sorrise.
-Io e te dobbiamo parlare, gli disse. 
Michel taceva. Dopo un interminabile minuto in cui il ragazzo si mise a sedere per la stanchezza.
-Si...va bene. 
- Ok, ti ascolto, disse Santoro.
- Forse quello successo a Vanessa e' culpa mia, disse Michel.
-Ti ascolto, ribadi, Santoro.
- Tu vuoi risolvere la cosa?, chiese Michel.
-Ci puoi giurare, ragazzo, disse Santoro.
-Allora noi andare a Quixada'.
Santoro tacque un momento. Rifletteva. C'erano 38 gradi e gli altri ragazzi sembrava avessero terminato il loro allenamento. 
-Ok...andiamo , disse Santoro. 

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