domenica 24 gennaio 2016

Brasil, capitolo 20

Michel riempi di colpi di nocche la porta lignea di un umile dimora dal tetto di tegole un po' sollevato, tanto da lasciare un'intercapedine fra il tetto e il corpo dell'abitazione, caratteristica delle dimore della zona, per arearle e combattere la calura insopportabile, ad adiuvandum ventilatori, gli venne fatto di pensare a Santoro in latino maccheronico. La porta si apri ed apparve un'anziana che si muoveva lentamente, quasi alla moviola. 
- Meu bem, como voce esta? Disse rivolta al nipote.
- Estou bem , cia, disse Michel. Ma non dovette sembrare alla zia molto convincente. Tanto piu' che al rallenti dei movimenti non corrispondeva quello dei pensieri dell'anziana. Era lucida, occhi vispi, brillanti.
-Voce acha que me engana?, disse cia Marinette. Aveva i capelli  color volpe argentata, una veste lunga di un tessuto che dava l'idea di mantenere freschi. In fondo alla sala d'ingresso-cucina, c'era un ventilatore e sui muri alcune foto di un prete, tale Padre Marcelo[come era scritto su una di quelle foto], un bell'uomo, giovane, dall'aspetto affascinante, carismatico.
Cia Marinette rivolta al nipote chiese chi fosse l'uomo che lo accompagnava. Michel disse che era il marito di  Vanessa. Santoro non lo corresse aggiungendo, compagno. Non era necessario. Nella mentalita' brasiliana ci si sposa con o senza Dio quando si decide di vivere insieme, vogliano o meno le autorita' amministrative o religiose. Sacro e profano si mescolavano in un alchimia perfetta che si adattava a tutte le fattispecie della vita, perche' quando si aveva la buona sorte di avere qualcuno accanto che avesse qualche fortuna economica in grado di mandare avanti le cose, beh, era Dio , comunque, che lo aveva mandato. 
Marinette osservo' Santoro per un lungo minuto. Gli chiese se fosse italiano.
-Com certeza, disse Santoro in perfetto portoghese e intonazione cearense. Marinette sorrise debolmente e nel fargli le condoglianze, disse che sembrava "bem brasileiro". Santoro lo prese come un complimento. E come una sorta di accettazione nel limbo casalingo.
Marinette mise la casa a disposizione. Invito' Santoro ad entrare in bagno e ad usufruire della vasca. Spiego' che la penuria d'acqua da quelle parti era un problema annoso, e che tentavano di risolverlo raccogliendone quanta piu' potevano nelle ore in cui l'acqua c'era, poche ore mattutine, per poterne poi usufruire per il resto del giorno. Marinette chiamo' qualcuno da una stanza attigua. Entro' una ragazza mulatta stupenda, molto giovane. Marinette le disse qualcosa, Michel sorrise. Di li a poco la ragazza prese Santoro per mano e lo condusse in bagno. Lo invito' a spogliarsi davanti alla vasca da bagno, una vasca da bagno di zinco che Santoro aveva visto prima di allora solo in qualche film western. La ragazza lo invito' a fare in fretta. Santoro titubava. La ragazza che presentandosi disse di chiamarsi Marcia, comincio' a riempire la vasca svuotando dei secchi di plastica che erano messi in fila li nei pressi, sempre all'interno del bagno. Dopo aver riempito la vasca, Marcia, ando' verso Santoro e comincio' a spogliarlo. Dal modo pratico in cui si muoveva, Santoro comprese che non c'era nulla di lascivo in quel che stava accadendo e che atteneva soltanto ai suoi compiti di domestica. Rilevo' un tratto di superiorita' , in tutto cio', in primo luogo da parte della ragazza in quanto donna, capace di distinguere i momenti della sensualita' da quelli di un semplice bagno e in secondo luogo in quanto  brasiliana, per cui il sesso, oltre che non essere un tabu', faceva parte della vita come qualsiasi aspetto dell'esistenza quotidiana . Ed aveva un suo momento. Che non doveva essere quello. 
Poco dopo Santoro giaceva in quella vasca provando la meravigliosa sensazione di un bagno tiepido, dopo un viaggio in omnibus che gli aveva quasi fracassato la schiena, tante le buche prese dal mezzo e che lo aveva liquefatto di sudore, a causa della mancanza di aria condizionata. Marcia gli stava frizionando la schiena. Dov'era che aveva letto che il paradiso era starsene immersi in un fiume, all'ombra di alberi maestosi in compagnia di cento vergini? Nel Corano, penso'. Era l'unico maresciallo dei carabinieri che aveva letto il Corano. Tutto serve, penso' Santoro sorridendo interiormente.
Dopo il bagno , Santoro asciutto e rivestito rientro' in sala da pranzo. Michel se ne stava stravaccato sull'amaca che i brasiliani chiamano "rede", altro onnipresente supporto indispensabile  e ben inserito nella routine quotidiana e , vieppiu', notturna. La tavola era imbandita con pane bianco fresco, formaggio, prosciutto, caffe' lungo appena filtrato e succo di maracuja.  Santoro sedette , bevve il succo e mangio' un panino. Michel se ne stette sdraiato. Sembrava depresso. Marinette doveva essere uscita , probabilmente a fare la spesa.
-Allora, come ci muoviamo?
-Aspettiamo sera, disse Michel.
-Perche'?
-Perche' con questo caldo in giro solo scorpioni e serpenti.
-Proprio quelli che cerchiamo, disse Santoro. Ma Michel sembro' non cogliere la metafora.

Stettero tutto il giorno in casa. Marinette preparo' un pranzo imperiale a base di riso , fagioli neri, puntine di maiale, la classica "feijoada". E nonostante il caldo, forse per il modo in cui era stata cucinata, con le puntine completamente prive di grasso, fu un pasto che Santoro gradi molto.


A sera, verso le dieci, Michel si alzo' dall'amaca. Ando' in bagno per lavarsi. Poi usci.
-Andiamo, disse rivolto a Santoro. Marinette che aveva da poco dispensato Marcia, se ne stava davanti al ventilatore a vedere una novela in tv.
-Ficam com Deus, disse vedendo uscire i due dalla porta. Come se sapesse che probabilmente stavano per correre dei pericoli. Michel non disse niente. Santoro disse a Marinette di non preoccuparsi, che sarebbero tornati presto.
Per strada avvicinandosi a Michel gli chiese come mai Marinette sembrava preoccupata.
-E' inteligente, disse Michel.
-Ti dispiace dirmi dove stiamo andando?
-Noi andare in una boite...una discoteca...
-E ti sembra che io sia venuto qui per passare il mio tempo a ballare?
-Li dove andare troverai le risposte, disse enigmatico Michel.
-Potresti darmi qualche altro dettaglio?
-Sul posto, disse Michel.
A piedi, fra quelle strade fiocamente illuminate, percorsero un paio di chilometri, in silenzio. Mentre sui lati delle strade qualche ragazza affacciata alla finestra di dimore dimesse, fumava voluttuosamente guardando i due uomini come coni gelato apparsi improvvisamente nel deserto.
Ad un certo punto, in uno spiazzo sabbioso, si avvertiva musica in sottofondo. Sembrava musica sertaneja.
L'ingresso della discoteca all'aperto, una specie di fortino, appariva presidiato da uomini ben messi fisicamente. Palestrati, o qualcosa del genere. Michel saluto' uno di loro , che fece entrare i due. L'uomo dette un'occhiata radiografante a Santoro.
Una volta entrati , un profluvio di gente accalcata, ballava pazzamente, mentre sul palco un gruppo musicale stava suonando "ao vivo".
Michel si insinuo' in mezzo a quei corpi in movimento, ragazze bellissime, forse non palestrate, con qualche inestetismo di troppo, ma sprizzanti sensualita' e femminilita' da tutti i pori e ragazzotti di campagna dalle fattezze quasi azteche, messicane. Ad un certo punto Michel si fermo'. Alcuni uomini sulla quarantina lo avevano notato e stavano confabulando fra di loro. Lo avevano scorto e sembravano non troppo contenti di vederlo.
-Adesso arrivano guai, disse Michel.
Santoro maledisse tutti i santi del calendario romano cattolico. Che erano gli unici che conosceva. Era impreparato, disarmato. E non conosceva alcuna tecnica di lotta giapponese. I corsi fatti in illo tempore erano un ricordo sbiadito. E non erano comunque il suo pezzo forte. Tre uomini stavano venendo dritti dritti verso di loro. Avevano espressioni patibolari, pur non essendo particolarmente distinguibili nella calca. Santoro cerco' un bagno , voleva un litro di camomilla. Ma non c'era nulla di tutto cio'. Ad un certo punto penso' di cacare seduta stante. Tanto era gia'  una situazione di merda e nessuno se ne sarebbe accorto. Quando gli uomini furono a tiro vide scintillare nelle loro mani delle lame.
-E' un suicidio, ebbe il tempo di dire.
Michel non disse niente. Rideva come un folle. 
Doveva inventarsi qualcosa, penso' Santoro.
Non seppe nemmeno a lui come gli venne, ma si frappose fra quegli uomini e Michel e in perfetto portoghese urlo' che era un poliziotto. Gli uomini si fermarono. Le lame sparirono immantinente dalle loro mani. Nella confusione, si dileguarono all'istante. 
Michel li vide confondersi con la gente danzante e dirigersi verso l'uscita. Santoro aveva la merda nel culo. Letteralmente. 
-Ho bisogno di una camomilla, disse. Prese Michel per un braccio e si diresse verso il bar. Una volta davanti al bancone, Michel ordino' una birra. Santoro una camomilla. Il tizio al bar si fece ripetere l'ordinazione tre volte perche' non sembrava sicuro di aver capito. Infine disse che la cosa piu' simile alla camomilla che avevano era un cocktail analcolico. E vada per quello, disse Santoro.
-Ma mi spieghi che cazzo stai facendo? Urlo' Santoro rivolto a Michel.
-Quegli uomini possono avere ucciso Vanessa.
-Che significa, possono aver ucciso.
-Non ho prove, ma loro sono capi mafia di cocaina di tutto nordest Brasili. Vanessa aveva detto a loro di farmi uscire da giro. Ma se entri in giro non si esce piu' . Cosi lei ha fatto qualcosa con loro e loro famiglie. Fatto una macumba.
Santoro non riusciva a credere alle sue orecchie. Anche perche' non solo non credeva a cio' che non vedeva, ma non credeva a cio' che non capiva. E francamente non riusciva a immaginarsi Vanessa che faceva una macumba contro qualcuno. Non la Vanessa che aveva conosciuto. 
Comunque una cosa positiva c'era. Qualcosa si era smosso. E aveva fotografato con la sua potente memoria fotografica le facce di quei bellimbusti. Erano fottuti, penso'. Quando fiutava la preda era come un uomo primitivo. La inseguiva finche' non la sfiniva. A quel punto si arrendeva da sola. Adesso pero' aveva bisogno di un bagno, altro che inseguimento. E avrebbe dovuto affrettarsi, ora si, altro che inseguire la preda. Ci voleva un cesso tempo zero. Oppure la situazione si sarebbe complicata. Per non essere troppo espliciti

domenica 17 gennaio 2016

Brasil, capitolo 19

Sull'omnibus per Quixada faceva caldo, non c'era aria condizionata. La gente parlava dei preparativi per il carnevale, catartico lavacro di tutti i problemi esistenziali. Per 4 giorni. Poi si continuava a mugugnare, piangere e ridere, a volte insieme. Doveva essere quando si ubriacavano, i brasiliani, considero' Santoro. Sorrise a quel pensiero. Non era una mancanza di rispetto, penso', in fondo quando qualcuno ha ancora voglia di ubriacarsi , e' come volesse dare all'  andatura sul filo dell'equilibrista fra i grattacieli della vita, un pizzico di brivido in piu', in un'esistenza che altrimenti sarebbe stata piu' piatta di un cellulare giapponese di ultima generazione. Mancavano pochi giorni , al Carnaval e l'indotto della festa rappresentato da sarti, costruttori di carri, cantanti, fonici, ballerini, e soprattutto, ballerine, si preparavano a partecipare in prima persona alla festa. Michel sedeva stancamente semisdraiato sul sedile a fianco a Santoro. Ad una richiesta di maggiori spiegazioni Michel aveva risposto che non poteva parlare in mezzo a tutta quella gente, che poteva essere pericoloso. All'arrivo a Quixada' , si sarebbero installati in casa di una sua zia, Marinette, e ne avrebbero parlato con calma. Prima di decidere il da farsi. Santoro aveva accettato di buon grado la cosa. Quindi i due giacevano seduti l'uno accanto all'altro senza troppo entusiasmo. Si capiva che Michel , in un certo senso, voleva aiutare Santoro perche' voleva a sua volta tirarsi fuori dai guai. L'entita' di questi guai non era per il momento a Santoro, nota. Anche se a giudicare dal salvataggio dagli accoltellatori di Beira Mar, doveva essere di un certo rilievo. Intorno il paesaggio mutava velocemente, mentre percorrevano i duecento chilometri che separavano Fortaleza da Quixada. Quixada' era una citta' sorta in pieno deserto, famosa per la presenza di una diga, Acude do Cedro, che raccoglieva le acque di vari fiumi per combattere l'annoso problema di tutto lo stato dello Ceara', della "seca", vale a dire della siccita'. E per la presenza di rocce monolitiche la piu' famosa delle quali era denominata , per la sua forma inconfondibile, Pedra da Galinha Choca, vale a dire Pietra della gallina che cova. Una terra di cactus e urubu, i caratteristici avvoltoi neri , genius loci volatili di tutto lo Ceara', che si potevano vedere dovunque svolazzare sinistri a caccia di carogne e topi morti, ma anche di pesci dimenticati da pescatori improvvidi sulla battigia delle spiagge tropicali.
Mentre l'omnibus procedeva sulla strada dritta di asfalto, una striscia di bitume che si apriva fra boschetti di palme, deserti sabbiosi, specchi d'acqua improvvisi come enormi occhi lacrimanti sotto un sole  insistente,Santoro colse un dialogo animato fra una donna di una certa eta' , bianca gaucha e un signore mulatto , anch'egli  attempato, sulla sessantina, ma dai capelli corti incredibilmente scuri e senza essere tinti. Parlavano di avvistamenti di ufo, di extraterrestri e ad un tratto, a Santoro gli parve di capire, che l'uomo fosse direttamente in contatto con qualcuna di queste entita' ultraterrene . Santoro osservo' Michel , che , nonostante lo stravacco con cui era seduto e con cui s'era posto dall'inizio del viaggio, non aveva potuto non sentire.
-Vecchia storia, questa, disse rivolto a Santoro.
-Immagino, voi Brasiliani credete al soprannaturale piu' di quanto il soprannaturale creda in voi, disse Santoro. E sorrise con una certa aria che non era di superiorita' ma di fatale rassegnazione all'idea , scientificamente malsana, certo, ma affascinante, che un popolo che avesse la capacita' di immaginare vite straordinarie oltre le vite ordinarie, fosse piu' felice. Pieno di speranza. 
-Non credo questo, disse Michel, credo che le cose si manifestano a chi e' scelto per credere.
-E' un punto di vista, disse poco convinto Santoro. Del resto questi argomenti erano motivo di intensi dibattiti con Vanessa. Lei era pur sempre una sacerdotessa candombelcista, convinta dell'esistenza della vita oltre la vita e di infinite vite che si insinuavano negli elementi naturali e persino negli animali, nelle cose, negli oggetti che per la scienza erano inanimati. 
Santoro aveva visto molte volte Vanessa cadere in trance e vedere cose che sarebbero di li a poco accadute. Lui aveva spiegato il tutto con una straordinaria capacita' di intuizione, che taluni individui posseggono, osservando lo sviluppo delle vicende umane e traendone conseguenze sulla base di spiccate doti di intelligenza antropologica. Lui era un razionale, ma non negava a se stesso che c'era un lato oscuro di inspiegabilita' nelle cose e nei fenomeni che lo affascinava. E che gli lasciava in fondo lo sforzo mentale di  smontare quelle "supposizioni". Pero' , nonostante tutto,da bravo pugliese, Padre Pio lo rispettava.

Arrivati a Quixada, scesero dall'omnibus, mentre gli anziani di prima continuavano a discutere animatamente ma anche , ora che erano scesi dall'omnibus, abbastanza  circospettamente. Scesero davanti alla facciata dell'enorme cattedrale di Quixada', davanti alla sua facciata portoghese, da film western di Sergio Leone, con sullo sfondo nuvole disegnate come nei fumetti di Tex Willer.

Michel si diresse in una stradina che si dipanava poco vicino alla cattedrale, fra strerrate sabbiose dove sfrecciavano mototaxi, la forma di trasporto piu' usata ed economica della zona, che consisteva nel dare passaggi in moto dietro mercede e qualche Buggy, caratteristici fuoristrada sui quali si facevano vivere a turisti primigeni emozioni forti sulle pendenze di dune sabbiose, nel deserto intorno. Un baretto costituito da una pagodina e un frigo dal quale uscivano birre gelide stappate con la velocita' di grilletti di pistoleri di b-movies americani, stava sul lato della strada. Michel dette un'occhiata a Santoro, come se volesse invitarlo a bere  "uma cerveza bem gelada". Santoro acconsenti di buon grado. Era quasi allergico alla birra, ma con quel caldo come la servivano da quelle parti, molto gelata e in un involucro di polistirolo perche' non si riscaldasse presto e soprattutto leggera come pareva, gli fu sufficiente per sedersi su una sedia "plasticosa" e ad un tavolino altrettanto "plasticoso". La birra arrivo' all'istante, servita da un tizio con un cappello da ranger texano e un sorriso franco luccicante a causa di un dente metallico, mentre in sottofondo da una radio proveniva un motivo sertanejo. La musica tipica di quelle parti che poteva assomigliare ad una specie di salsa. Una salsa del deserto. Santoro per un breve istante avverti la sensazione nostalgica che quell'istantanea gli sarebbe rimasta per sempre nei ricordi.
Dopo che ebbero bevuto , si rimisero in piedi e sotto un sole che avrebbe rinsecchito le formiche nello stomaco di un formichiere, si diressero verso casa di Cia Marinette.

giovedì 7 gennaio 2016

Brasil, capitolo 18

Otto di mattina, Santoro usci dal suo albergo. Nonostante tutto si sentiva bene, abbastanza rilassato. Doveva andare a casa di  Vanessa. Prese un taxi. Li davanti all'albergo ce n'erano parecchi. Il tassista era un bianco probabilmente lontano discendente dei conquistadores e probabilmente facente parte della classe che nonostante i cambiamenti sociali imposti dal governo Lula , continuava a detenere il potere economico. E quando un potere economico impediva ad un governo di rendere il sistema sanitario nazionale pubblico , stava a significare che la politica contava quanto un due di picche. "Palco", avrebbero detto i brasiliani, intendendo con un'espressione[ che significa "teatro"] che la politica era una rappresentazione teatrale ad usum delle masse per far credere che la democrazia si esercitava con la nomina di qualche ministro nero o mulatto o di origine india. Il tassista infatti pareva alquanto malmostoso e scazzato, come se gli scocciasse portare in giro i turisti per Fortaleza. Il traffico gia' a quell'ora del giorno era terrificante. Migliaia di macchine in giro e file chilometriche ai semafori. Dove gruppi di ragazzi vendevano bottigliette di agua de coco a pochi reais e altre amene cianfrusaglie. Pochi spiccioli che andavano a impinguare il magro bilancio familiare di milioni di poveri che nonostante Lula non se la passavano poi cosi bene. In radio stavano suonando "Nostalgia da bossa" un pezzo che a Santoro non riusci di capire di chi fosse. Un pezzo di bossa nova , neanche a dirlo. Il testo raccontava della bossa nova come musica ideale per accompagnare parole di amore e nostalgia. Un sentimento struggente, la saudade, che per i brasiliani rappresenta una malinconia non necessariamente triste, ma una sorta di carburante che alimenta il desiderio per qualcosa di irraggiungibile, tanto e' bello e splendido, eppure a portata di mano avvolto nel rimpianto.
Una volta giunto a destinazione, nello slargo al centro del bairro Jose Valter, la partita di calcio  degli sfaccendati era  in pieno corso. Gli autisti degli autobus se ne stavano seduti sorseggiando birre gelide, con le loro complessioni robuste, le pelli olivastre abbronzate  e gli occhiali da sole sulla fronte.
Santoro si presento' al cancello metallico bianco d'ingresso della dimora della fu Vanessa e busso' con il pugno con una certa decisione. In casa non sembrava esserci nessuno. Poi dopo pochi minuti si affaccio' sull'uscio della modesta dimora , Maritza. Si stava asciugando i capelli ricci e lunghi, luccicanti mirabilmente sotto il sole. Probabilmente si era appena fatta una delle dodici docce che i brasiliani facevano tutti i giorni, un po' per il caldo ma anche per il decoro e l'igiene personale cui tenevano a  prescindere dal ceto di appartenenza. Nonostante i suoi anni era in splendida forma. Apri il cancello e lo fece accomodare. Lo abbraccio' e Santoro avverti uno strano calore, un calore ultraumano, come se abbracciasse una fonte di energia. E senti i suoi seni ancora sodi premere contro il suo petto come se gli si volessero conficcare dentro. Maritza gli sorrise amabilmente.
-  Como voce esta? Senta  aqui , eu  fazo um copo de suco de abacaxi, disse Maritza, volendogli offrire un bicchiere di succo d'ananas.
Santoro , accomodandosi su una sedia di fianco ad un tavolino di legno mordente bianco, disse che era venuto per Michel.
Maritza lo guardo' grave. Poi gli disse che il nipote era andato a camminare su una strada li vicino , per fare un po' di movimento. E che di li a poco sarebbe rientrato.
Maritza poteva avere dai sessanta ai settant'anni. Ma ne dimostrava incredibilmente 40. 
Ad un certo punto Santoro mentre sorseggiava il succo d'ananas gorgogliante cubetti di ghiaccio , la osservo' e le disse- porque voce nao se casou?
-Passo' ja' o tempo.
Un dialogo secco. Maritza nonostante la forma smagliante , saggiamente, una saggezza che deriva dall'esperienza di vita piu' che dagli studi medici, sapeva che non era piu' tempo di maritarsi. E che quel treno era passato e non aveva intenzione di salirci piu' su.
-Eu estava esperando voce, disse scherzando.
Santoro le sorrise. Non era il caso di corteggiare la zia di Vanessa. Non li, non in quel momento, in quel modo, in quel frangente.
Mentre Santoro beveva Michel non si faceva vivo. Cosi si fece spiegare da Maritza dove fosse questa strada dove il nipote si stava allenando . Maritza gliela indico'. Santoro chiese dove fossero tutti gli altri. Maritza non stette li a spiegare troppo. Parlo' di lavori, di viaggi, di visite a parenti. Santoro la saluto' e si incammino' per la strada dove presumeva avrebbe incontrato Michel.
Fece cento metri e poi svolto' a destra. Si trovo' all'improvviso sul bordo di una strada con al centro per spartitraffico alberi di goyaba e mango, lo stridio terrificante dei pappagallini e qualche camion solitario vagolante e sollevante nubi di polvere che  provenivano dal manto asfaltato ferito da buche sabbiose.
Comincio' a percorrere la strada. Lungo i bordi gruppi di donne e ragazze che indossavano magliette con immagini di cristi e madonne, con buone scarpe ginniche ai piedi , camminavano veloce, e qualche giovane invece correva. Fra un'ora sarebbero dovuti rientrare perche' la temperatura sarebbe stata improponibile. Santoro cammino' per un chilometro, finche' giunse in uno slargo dove c'erano panche e barre  , dove si potevano eseguire esercizi ginnici. Alcuni giovani si stavano esibendo in trazioni alle barre , altri eseguivano esercizi addominali e piegamenti sulle braccia. Pareva una sorta di palestra calistenica all'aperto e quei ragazzi stavano facendo una sorta di allenamento di strada per irrobustire i muscoli e mantenersi in forma. Uno di quei ragazzi che sembrava in difficolta' e gia' stanco , era Michel. Santoro lentamente si avvicino' alle sue spalle. Mentre Michel cercava disperatamente di tirarsi su con le braccia ad una barra, Santoro lo supero' e gli si mise davanti. Michel si spavento'. Cadde quasi per terra. Santoro lo osservo' con severita' Poi non seppe perche', gli sorrise.
-Io e te dobbiamo parlare, gli disse. 
Michel taceva. Dopo un interminabile minuto in cui il ragazzo si mise a sedere per la stanchezza.
-Si...va bene. 
- Ok, ti ascolto, disse Santoro.
- Forse quello successo a Vanessa e' culpa mia, disse Michel.
-Ti ascolto, ribadi, Santoro.
- Tu vuoi risolvere la cosa?, chiese Michel.
-Ci puoi giurare, ragazzo, disse Santoro.
-Allora noi andare a Quixada'.
Santoro tacque un momento. Rifletteva. C'erano 38 gradi e gli altri ragazzi sembrava avessero terminato il loro allenamento. 
-Ok...andiamo , disse Santoro.