venerdì 24 maggio 2019

Lisboa 14


In macchina arrivarono nei pressi di un parcheggio. Santoro 

non capiva bene dove fossero, del resto non era un lisboeta, 

perché avrebbe dovuto saperlo?

Scesero dalla macchina e si avviarono verso l'appartamento di 

Vanessa.

-Dove siamo qui? Chiese timidamente.

- Da qualche parte in Bairro Alto. Dobbiamo fare un po' di 

strada a piedi. Ma non ti preoccupare, ti vedo in forma.
-
In forma per l''età che ho, aggiunse Santoro.

-L'età la stabiliscono gli stati d'animo. Ed essere benestanti, 

disse Vanessa.

Più esplicita di così? Pensò Santoro.

Vanessa aprì con la chiave un portoncino in una di quelle 

stradine di Bairro Alto, quartiere consacrato alla movida 

notturna. Avevano fatto una camminata in salita , tra scale e 

vicoli, di una ventina di minuti. Santoro aveva il fiatone. Ma non 

era per motivi fisici. Un po' di ansia, forse.

L'appartamento era carino. Piccolo ma carino. Santoro doveva 

scegliere il momento giusto per indagare su Carvalho. Capire se 

lo conoscesse. Altrimenti sarebbe stata una perdita di tempo. 

Per quanto piacevole. Diavolo, si disse, rilassati, lasciati andare, 

ma quando ti ricapita? Le indagini possono aspettare. Dopotutto 

nessuno voleva sapere la verità!

Vanessa preparò un  paio di whisky & redbull. Ci siamo, pensò 

Santoro, sono fregato. Niente scuse. Fai il tuo dovere di maschio 

alfa. Qualche sorso di entrambi e Vanessa cominciò a spogliarsi.

-No, che fai, disse Santoro.

-Non ci credo che tu non lo vuoi, disse Vanessa.

Santoro sorrise.

Vanessa nuda era uno spettacolo di anatomia vivente e pulsante. 

Ed era davanti a lui.

Si baciarono e lei cominciò a spogliarlo. E ad armeggiare nelle 

sue parti basse. Muscoli, tendini e pelle di Vanessa gli facevano 

sembrare un sacrilegio persino il toccarla. Ma questa sensazione 

durò poco. 

Le danze ebbero luogo e Santoro andò fino in fondo. Non era 

scontato, ma vuoi la sua astinenza sessuale vuoi la perfezione 

atletica di Vanessa, fu sesso epico.

Al termine Vanessa finì il suo cocktail e Santoro bevve un 

bicchiere di acqua dal rubinetto. Non riusciva a concentrarsi. 

-Complimenti , Gabriele, ci sai fare, disse Vanessa.

-Immagino che sia un complimento, disse Santoro.

-Lo era, credimi.

-Perché sono vecchio?

-Ma quale vecchio, sei maturo, direi...E poi ci sono tanti 

ventenni che...Ma lasciamo stare, fece Vanessa.

-Quindi questa storia finisce qui, giusto?

-Ma non mi fare il ragazzetto melodrammatico, adesso. A me è 

piaciuto.

Santoro non disse niente.

-A te? Fece Vanessa.

-Io di solito non funziono molto bene se non sono innamorato: 

sei stata un'eccezione.

Vanessa rise. Proprio si sganasciò. Ma Santoro prese quella 

risata come gancio per introdurre domande d'indagine.

-Ti capita spesso? Fece.

-Cosa, disse Vanessa.

-Di uscire con uomini più grandi di te.

-Mi capita, disse. E non aggiunse altro.

Vanessa preparò un altro cocktail a Santoro.

-Non posso bere troppo, fece Santoro.

-Perché?

-Soffro di colite.

Vanessa rise ancora.

-Sei un personaggio, disse.

Santoro sorrise. Prese il bicchiere e bevve.

Si sedette  ad una sedia intorno al tavolo della piccola cucina. La 

camera da letto ce l'aveva di fronte. Dette una rapida occhiata 

alle lenzuola sfatte.

Stettero in silenzio cinque minuti. Poi Santoro si sentì una 

vampata di calore e l'eccitazione che saliva improvvisamente. Si 

sentiva bene. Troppo bene. E aveva voglia di fare ancora l'amore.

Vanessa si spogliò ancora e ripresero le danze.







giovedì 23 maggio 2019

Lisboa 13

Stava girando intorno alla pista di atletica leggera dello stadio. 

Chiunque poteva allenarsi, bastava pagare due euro. 

Camminava a passo svelto, in tuta. L'aveva comprata in un 

mercatino mentre veniva allo stadio. C'erano parecchi giovani 

che si allenavano correndo. Parecchie ragazze. E qualche 

vegliardo che ce la faceva ancora a correre. Era al terzo giro 

circa quando una ragazza mora capelli a caschetto, poteva 

assomigliare a Valentina di Crepax, gli rivolse un franco sorriso. 

Niente male, pensò Santoro. Fece un altro giro. E quando 

incontrò "Valentina" , di nuovo lei gli sorrise ancora una volta. 

quel punto Santoro si fermò. Si voltò. Anche lei lo fece 

continuando a correre. Al prossimo giro, pensò Santoro, 

l'avrebbe fermata. Con la scusa del turista che chiede 

informazioni. Era un po' timido negli approcci e poi, data la 

differenza d'età, Santoro era di mezz'età, non ci vedeva chiaro 

in quei sorrisi ammiccanti. Nel giro successivo si incontrarono 

ancora vis à vis. Con un gesto della mano la invitò a fermarsi un 

momento. Lei si fermò. Poteva avere sui ventidue anni, non 

doveva arrivare a venticinque. Lei si piegò tirando il fiato. Stava 

correndo come se stesse facendo un allenamento serio per 

qualche competizione.

-Buongiorno, mi chiamo Gabriele, fece Santoro con tutto il fare 

giovanilistico che gli venne in quel momento.

-Ciao, disse lei, sono Vanessa.

-Piacere, disse Santoro.

-Non sei portoghese , vero?

-Sono italiano, ma parlo un po' di portoghese, disse.

-Come mai?

-E' una lunga storia brasiliana, fece Santoro.

-Ah, ok, disse Vanessa.

-Che fai, le chiese Santoro, ti alleni per qualche gara?

-Sì, campionati portoghesi .

-Specialità?

- Quattrocento e ottocento, disse.

-Però...ho visto che vai forte. Facevi ripetute?

-Sì. Oggi ripetute sui 400 metri.

-Sei un'atleta di buon livello?

-L'anno scorso ho vinto gli 800 alle gare nazionali di atletica 

leggera.
-Complimenti!

-Fai qualcosa dopo l'allenamento?

-Cos'è, una specie di invito?

-Sono qui in vacanza e mi piacerebbe pranzare con qualcuno 

che conosce il posto. Sono qui da una settimana e non mi è 

ancora capitato.

-Sei un bell'uomo , fece Vanessa improvvisamente e 

inaspettatamente.

-Sai mentire bene, disse Santoro.

-No, veramente. A me non piacciono quelli della mia età. Sono 

unbranco di immaturi che non sanno quello che vogliono. Quelli 

come te sanno ormai quello che vogliono e come lo vogliono. A 

proposito, che fai?

-Sono un imprenditore , disse Santoro, mentendo.

Gli occhi di Vanessa presero a luccicare. Imprenditore voleva 

dire soldi, alberghi, ristoranti di lusso. Santoro nonostante tutto 

sapeva come giocare in queste situazioni.

-Allora ti aspetto fuori dallo stadio, diciamo tra un'oretta?

-Contaci, Gabriele. Ti porto io in giro per farti conoscere la 

nostra bella Lisbona.

Santoro le strinse la mano. Non si illudeva che Vanessa fosse 

stata conquistata dal suo fascino. Si riteneva un uomo normale. 

Abbastanza in forma per l'età che aveva , ma non un fisico 

scolpito, anzi una leggera pancetta. La ragazza doveva essere 

una abituata a quei rimorchi. E qualcosa gli diceva che Tiago 

Carvalho poteva aver avuto a che fare con lei. Chiamiamolo 

sesto senso, si disse, chiamiamolo culo, chiamiamolo come cavolo 

volete, ma scommise con se stesso che poteva aver fatto Bingo. 

Naturalmente non doveva insospettirla parlando subito del 

portoghese amico suo defunto. Se fossero stati fiori sarebbero 

fioriti. Nella peggiore delle ipotesi avrebbe potuto ricavarci 

qualche informazione utile. Dal momento che Vanessa doveva 

allenarsi lì frequentemente. E qualcosa doveva aver pur visto o 

ascoltato. Un uomo come Carvalho non passava certo 

inosservato. Per una così sciolta nel lasciarsi rimorchiare, poi, si 

poteva presumere che ci avesse avuto a che fare personalmente. 

Ma queste deduzioni , alle autorità portoghesi, come mai non 

erano venute in mente? Non è che ci sarebbe voluto Einstein.


Santoro attese fuori dallo stadio, caldo di doccia e rilassato. Alla 

peggio avrebbe trascorso una bella giornata, si disse. Era seduto 

su una panchina. Vide uscire dallo stadio un mucchio di giovani, 

studenti...E qualche vegliarda che non si arrendeva al 

trascorrere del tempo. La morte attendeva tutti, ma tanto valeva 

che aspettasse seduta.

Dopo un po' vide uscire Vanessa. Mora, capelli a caschetto, 

magra ma ben messa nei punti giusti, viso marcato ma con tratti 

dolci, occhi neri e profondi, sorriso pronto e ruffiano. Era il 

ritratto della cacciatrice di uomini. E Santoro aveva idea che la 

cosa non disturbasse la sua passione sportiva. Anzi una cosa 

poteva alimentare l'altra.

Si avvicinarono.

-Ti porto in un ristorantino spettacolare, disse Vanessa. Ti 

leccherai le dita delle mani, dopo.

-D'accordo.

-Ti piace il pesce?

-Certo, è il mio cibo preferito, fece Santoro.

Vanessa si diresse verso un parcheggio nei pressi. Aveva una 

Ypsilon 10 rossa amaranto. Invitò Santoro ad entrare in 

macchina.

Parcheggiarono nei pressi del porto. Poi si addentrarono nei 

vicoli dell'Alfama. Si infilarono in un dedalo di case di tetti rossi 

intricato come una casbah palestinese. Camminando avevano 

chiacchierato del più e del meno. Vanessa gli aveva lanciato 

sguardi inequivocabili, occhiate decise come luccichii di pesci 

slamati contro sole. E , fra una chiacchiera e l'altra aveva 

cercato di informarsi sull'attività di Santoro. Andava dritto al 

sodo, a quanto pareva. Ma il Maresciallo pugliese non si sentì di 

trarre la conclusione che questo fosse un tratto generazionale 

contemporaneo. Era la stessa storia di sempre: l'ombra dei soldi 

riparava da qualsiasi insolazione, se qualcosa fosse andato 

storto. 

Se c'era anche fascino e bellezza, era perfetto. Santoro un po' 

per circondarsi di un alone di mistero un po' perché ancora la 

balla improvvisata  non l'aveva ben studiata, non si era molto 

scoperto.

Salendo dal porto tra i vicoli dell'Alfama , ogni tanto appariva 

qualche graffito molto ben fatto. Suonatori di strada intonavano 

litanie struggenti. Panni stesi dai balconi facevano assomigliare 

il quartiere a qualsiasi vecchio quartiere mediterraneo.

Ad un certo punto Vanessa gli prese la mano. Ventidue anni 

contro cinquanta. Qualcosa non quadrava. Ma Santoro stette al 

gioco. Il mondo era troppo grande per non ospitare anche 

qualcuno che volesse godersi la vita senza faticare troppo, 

magari un po' a scrocco. Dopotutto poteva essere una reazione 

alla fatica terribile degli allenamenti di atletica di un'atleta 

emergente. Un po' di relax la vita gliela doveva, a ventidue anni.

Entrarono in un ristorante piuttosto lussuoso. Ristorante 

"Amalia", si chiamava. Sicuramente in omaggio alla 

Rodrigues. Forse la fadista un tempo lì ci aveva cantato. Vanessa 

sembrava di casa in quel posto. La salutavano tutti. Il cameriere 

li fece accomodare in un tavolo per due piuttosto appartato. 

Dettero un'occhiata al menu. Poi Vanessa lo posò. Con un gesto 

invitò il cameriere al tavolo.

-Pesce, disse. Il cameriere sorrise con il fare di chi sapesse il 

fatto suo in materia.

Chiacchierarono un poco.

Vanessa era figlia unica. Studiava filosofia, ma a tempo perso. 

Voleva andare alle Olimpiadi e gareggiare per il colori del 

Portogallo. Era single. Troppo giovane per sposarsi. Troppo 

bella per fidanzarsi con uno soltanto. Poi di nuovo Vanessa 

insistette con il chiedere informazioni sull'attività di Santoro. A 

quel punto il Maresciallo pugliese doveva inventarsi qualcosa di 

convincente. E in fretta.

-Ho un azienda edile, disse.

Vanessa sembrò soddisfatta. Era un settore remunerativo. Era 

capitata bene, per quel giorno. Poi si sarebbe visto. Si rilassò e il 

suo viso si aprì in un largo sorriso. La piccola fessura fra gli 

incisivi la fece sembrare a Santoro ancora più interessante. Ma 

non doveva perdere di vista l'inchiesta. La cosa però avrebbe 

potuto facilmente sfuggirgli di mano. Mise in campo tutte le 

possibili resistenze e difese del caso. Per quanto era davvero 

difficile.

Mangiarono benissimo: ostriche (immancabili in occasioni 

galanti), aragosta, polpo. Il tutto innaffiato con del buon vino 

bianco portoghese.

Al termine Santoro pagò il conto. Salato, ma non troppo rispetto 

agli standard italiani. Poteva ancora permetterselo. Per lo 

stipendio di un funzionario pubblico italiano.

Uscendo fecero un po' di strada nei meravigliosi vicoli. Il sole 

faceva capolino fra una casa e l'altra. Ogni tanto qualche 

terrazza panoramica si apriva sulla città di sotto, le case di tetti 

rossi, e più in là, sullo sfondo, l'oceano blu cobalto.

Improvvisamente Vanessa ebbe come uno scatto.

-Ok, Gabriele, che ne dici di andare da me? Ho un ottimo Porto 

invecchiato, in casa. Originale portoghese. Lo devi assaggiare 

assolutamente. Santoro deglutì. Cercò di controllarsi. Trent'anni 

di differenza. Era quasi immorale. Ma poi chi diceva che 

Vanessa volesse quella cosa? Non era scontato. Magari voleva 

davvero bersi quel Porto. See, va be', concluse fra sé. 

-D'accordo, disse Santoro. Non era preparato alla cosa. Ma 

Vanessa aveva tutta l'aria di chi avrebbe fatto sembrare la cosa 

il più naturale possibile. Bastava solo che lui, Santoro, non si 

sentisse il vecchio Tognazzi in "Primo amore" di Dino Risi, alle 

prese con una giovanissima Ornella Muti. Ma la vedeva dura, al 

riguardo.