Stava girando intorno alla pista di atletica leggera dello stadio.
Chiunque poteva allenarsi, bastava pagare due euro.
Camminava a passo svelto, in tuta. L'aveva comprata in un
mercatino mentre veniva allo stadio. C'erano parecchi giovani
che si allenavano correndo. Parecchie ragazze. E qualche
vegliardo che ce la faceva ancora a correre. Era al terzo giro
circa quando una ragazza mora capelli a caschetto, poteva
assomigliare a Valentina di Crepax, gli rivolse un franco sorriso.
Niente male, pensò Santoro. Fece un altro giro. E quando
incontrò "Valentina" , di nuovo lei gli sorrise ancora una volta.
A quel punto Santoro si fermò. Si voltò. Anche lei lo fece
continuando a correre. Al prossimo giro, pensò Santoro,
l'avrebbe fermata. Con la scusa del turista che chiede
informazioni. Era un po' timido negli approcci e poi, data la
differenza d'età, Santoro era di mezz'età, non ci vedeva chiaro
in quei sorrisi ammiccanti. Nel giro successivo si incontrarono
ancora vis à vis. Con un gesto della mano la invitò a fermarsi un
momento. Lei si fermò. Poteva avere sui ventidue anni, non
doveva arrivare a venticinque. Lei si piegò tirando il fiato. Stava
correndo come se stesse facendo un allenamento serio per
qualche competizione.
-Buongiorno, mi chiamo Gabriele, fece Santoro con tutto il fare
giovanilistico che gli venne in quel momento.
-Ciao, disse lei, sono Vanessa.
-Piacere, disse Santoro.
-Non sei portoghese , vero?
-Sono italiano, ma parlo un po' di portoghese, disse.
-Come mai?
-E' una lunga storia brasiliana, fece Santoro.
-Ah, ok, disse Vanessa.
-Che fai, le chiese Santoro, ti alleni per qualche gara?
-Sì, campionati portoghesi .
-Specialità?
- Quattrocento e ottocento, disse.
-Però...ho visto che vai forte. Facevi ripetute?
-Sì. Oggi ripetute sui 400 metri.
-Sei un'atleta di buon livello?
-L'anno scorso ho vinto gli 800 alle gare nazionali di atletica
leggera.
-Complimenti!
-Fai qualcosa dopo l'allenamento?
-Cos'è, una specie di invito?
-Sono qui in vacanza e mi piacerebbe pranzare con qualcuno
che conosce il posto. Sono qui da una settimana e non mi è
ancora capitato.
-Sei un bell'uomo , fece Vanessa improvvisamente e
inaspettatamente.
-Sai mentire bene, disse Santoro.
-No, veramente. A me non piacciono quelli della mia età. Sono
unbranco di immaturi che non sanno quello che vogliono. Quelli
come te sanno ormai quello che vogliono e come lo vogliono. A
proposito, che fai?
-Sono un imprenditore , disse Santoro, mentendo.
Gli occhi di Vanessa presero a luccicare. Imprenditore voleva
dire soldi, alberghi, ristoranti di lusso. Santoro nonostante tutto
sapeva come giocare in queste situazioni.
-Allora ti aspetto fuori dallo stadio, diciamo tra un'oretta?
-Contaci, Gabriele. Ti porto io in giro per farti conoscere la
nostra bella Lisbona.
Santoro le strinse la mano. Non si illudeva che Vanessa fosse
stata conquistata dal suo fascino. Si riteneva un uomo normale.
Abbastanza in forma per l'età che aveva , ma non un fisico
scolpito, anzi una leggera pancetta. La ragazza doveva essere
una abituata a quei rimorchi. E qualcosa gli diceva che Tiago
Carvalho poteva aver avuto a che fare con lei. Chiamiamolo
sesto senso, si disse, chiamiamolo culo, chiamiamolo come cavolo
volete, ma scommise con se stesso che poteva aver fatto Bingo.
Naturalmente non doveva insospettirla parlando subito del
portoghese amico suo defunto. Se fossero stati fiori sarebbero
fioriti. Nella peggiore delle ipotesi avrebbe potuto ricavarci
qualche informazione utile. Dal momento che Vanessa doveva
allenarsi lì frequentemente. E qualcosa doveva aver pur visto o
ascoltato. Un uomo come Carvalho non passava certo
inosservato. Per una così sciolta nel lasciarsi rimorchiare, poi, si
poteva presumere che ci avesse avuto a che fare personalmente.
Ma queste deduzioni , alle autorità portoghesi, come mai non
erano venute in mente? Non è che ci sarebbe voluto Einstein.
Santoro attese fuori dallo stadio, caldo di doccia e rilassato. Alla
peggio avrebbe trascorso una bella giornata, si disse. Era seduto
su una panchina. Vide uscire dallo stadio un mucchio di giovani,
studenti...E qualche vegliarda che non si arrendeva al
trascorrere del tempo. La morte attendeva tutti, ma tanto valeva
che aspettasse seduta.
Dopo un po' vide uscire Vanessa. Mora, capelli a caschetto,
magra ma ben messa nei punti giusti, viso marcato ma con tratti
dolci, occhi neri e profondi, sorriso pronto e ruffiano. Era il
ritratto della cacciatrice di uomini. E Santoro aveva idea che la
cosa non disturbasse la sua passione sportiva. Anzi una cosa
poteva alimentare l'altra.
Si avvicinarono.
-Ti porto in un ristorantino spettacolare, disse Vanessa. Ti
leccherai le dita delle mani, dopo.
-D'accordo.
-Ti piace il pesce?
-Certo, è il mio cibo preferito, fece Santoro.
Vanessa si diresse verso un parcheggio nei pressi. Aveva una
Ypsilon 10 rossa amaranto. Invitò Santoro ad entrare in
macchina.
Parcheggiarono nei pressi del porto. Poi si addentrarono nei
vicoli dell'Alfama. Si infilarono in un dedalo di case di tetti rossi
intricato come una casbah palestinese. Camminando avevano
chiacchierato del più e del meno. Vanessa gli aveva lanciato
sguardi inequivocabili, occhiate decise come luccichii di pesci
slamati contro sole. E , fra una chiacchiera e l'altra aveva
cercato di informarsi sull'attività di Santoro. Andava dritto al
sodo, a quanto pareva. Ma il Maresciallo pugliese non si sentì di
trarre la conclusione che questo fosse un tratto generazionale
contemporaneo. Era la stessa storia di sempre: l'ombra dei soldi
riparava da qualsiasi insolazione, se qualcosa fosse andato
storto.
Se c'era anche fascino e bellezza, era perfetto. Santoro un po'
per circondarsi di un alone di mistero un po' perché ancora la
balla improvvisata non l'aveva ben studiata, non si era molto
scoperto.
Salendo dal porto tra i vicoli dell'Alfama , ogni tanto appariva
qualche graffito molto ben fatto. Suonatori di strada intonavano
litanie struggenti. Panni stesi dai balconi facevano assomigliare
il quartiere a qualsiasi vecchio quartiere mediterraneo.
Ad un certo punto Vanessa gli prese la mano. Ventidue anni
contro cinquanta. Qualcosa non quadrava. Ma Santoro stette al
gioco. Il mondo era troppo grande per non ospitare anche
qualcuno che volesse godersi la vita senza faticare troppo,
magari un po' a scrocco. Dopotutto poteva essere una reazione
alla fatica terribile degli allenamenti di atletica di un'atleta
emergente. Un po' di relax la vita gliela doveva, a ventidue anni.
Entrarono in un ristorante piuttosto lussuoso. Ristorante
"Amalia", si chiamava. Sicuramente in omaggio alla
Rodrigues. Forse la fadista un tempo lì ci aveva cantato. Vanessa
sembrava di casa in quel posto. La salutavano tutti. Il cameriere
li fece accomodare in un tavolo per due piuttosto appartato.
Dettero un'occhiata al menu. Poi Vanessa lo posò. Con un gesto
invitò il cameriere al tavolo.
-Pesce, disse. Il cameriere sorrise con il fare di chi sapesse il
fatto suo in materia.
Chiacchierarono un poco.
Vanessa era figlia unica. Studiava filosofia, ma a tempo perso.
Voleva andare alle Olimpiadi e gareggiare per il colori del
Portogallo. Era single. Troppo giovane per sposarsi. Troppo
bella per fidanzarsi con uno soltanto. Poi di nuovo Vanessa
insistette con il chiedere informazioni sull'attività di Santoro. A
quel punto il Maresciallo pugliese doveva inventarsi qualcosa di
convincente. E in fretta.
-Ho un azienda edile, disse.
Vanessa sembrò soddisfatta. Era un settore remunerativo. Era
capitata bene, per quel giorno. Poi si sarebbe visto. Si rilassò e il
suo viso si aprì in un largo sorriso. La piccola fessura fra gli
incisivi la fece sembrare a Santoro ancora più interessante. Ma
non doveva perdere di vista l'inchiesta. La cosa però avrebbe
potuto facilmente sfuggirgli di mano. Mise in campo tutte le
possibili resistenze e difese del caso. Per quanto era davvero
difficile.
Mangiarono benissimo: ostriche (immancabili in occasioni
galanti), aragosta, polpo. Il tutto innaffiato con del buon vino
bianco portoghese.
Al termine Santoro pagò il conto. Salato, ma non troppo rispetto
agli standard italiani. Poteva ancora permetterselo. Per lo
stipendio di un funzionario pubblico italiano.
Uscendo fecero un po' di strada nei meravigliosi vicoli. Il sole
faceva capolino fra una casa e l'altra. Ogni tanto qualche
terrazza panoramica si apriva sulla città di sotto, le case di tetti
rossi, e più in là, sullo sfondo, l'oceano blu cobalto.
Improvvisamente Vanessa ebbe come uno scatto.
-Ok, Gabriele, che ne dici di andare da me? Ho un ottimo Porto
invecchiato, in casa. Originale portoghese. Lo devi assaggiare
assolutamente. Santoro deglutì. Cercò di controllarsi. Trent'anni
di differenza. Era quasi immorale. Ma poi chi diceva che
Vanessa volesse quella cosa? Non era scontato. Magari voleva
davvero bersi quel Porto. See, va be', concluse fra sé.
-D'accordo, disse Santoro. Non era preparato alla cosa. Ma
Vanessa aveva tutta l'aria di chi avrebbe fatto sembrare la cosa
il più naturale possibile. Bastava solo che lui, Santoro, non si
sentisse il vecchio Tognazzi in "Primo amore" di Dino Risi, alle
prese con una giovanissima Ornella Muti. Ma la vedeva dura, al
riguardo.