uno sportivo e odiava le droghe. Delle conferme che lo facevano
riflettere. Cominciava a farsi buio e si allontanò da via Conde
Redondo. Incontrò alcune prostitute e qualche travestito.
Doveva essere una di quelle zone di prostituzione come ce
n'erano in tutte le città. Ma si era quasi in centro e si stupì della
cosa. Tornò a concentrarsi sull'indagine. Squillò il telefono.
-Sono Quaresma, disse una voce nella Zanna.
-Bene, hai quello che ti ho chiesto?
-Sì, vieni verso Rossio. A destra c'è un elevador. Entra in quella
stradina, a fianco all'elevador. Meglio non dare nell'occhio.
-Sono d'accordo.
Venti minuti dopo Santoro era sul posto.
Ma Quaresma non c'era. Dette un'occhiata intorno , ma non si
scorgeva. Pochi passanti facevano la salita sulla scalinata, verso
Baixa Chiado.
Non sapeva che pesci prendere così continuò a pensare.
All'indagine e a come si doveva muovere.
Aveva bisogno di Quaresma. E si doveva fidare di lui. Anche se
di lui non è che si fidasse.
Uhm, pensò, almeno dalle sue risposte posso farmi un'idea sui
suoi scopi. Reconditi o meno che siano.
Ad un certo punto, erano passati circa quindici ulteriori minuti,
vide Quaresma scendere dalle scale , dietro l'elevador. E lo vide
dirigersi verso di lui. In mano aveva un sacchetto di plastica.
Senza salutarlo glielo porse, furtivamente e fece per andarsene.
-Un momento, fece Santoro.
-Che c'è? Chiese Quaresma.
-Devo chiederti delle cose. Solo cinque minuti.
-Che c'è? Chiese ancora Quaresma. Sembrava avesse dei
carboni accesi nelle mutande. Mutande portoghesi. E gli venne il
sospetto che non dovessero essere troppo pulite.
-Su cosa stava lavorando , Carvalho, gli chiese a bruciapelo?
-Droga, disse Quaresma.
-Roba grossa?
-Sembra di sì. Ma questo lo devi scoprire tu, disse Quaresma.
-Già...disse Santoro.
-Dove si allenava? Gli chiese a bruciapelo?
-Chi, Carvalho?
-No, sua sorella...disse Santoro.
Quaresma non sorrise.
-Sua moglie ha detto che Carvalho era uno sportivo...si allenava
nella palestra del vostro corpo? Lo incalzò , Santoro.
-Andava ad allenarsi all'aperto in uno stadio. Faceva un
allenamento tutto suo, a carico naturale. Non usava pesi. Questo
era coerente con il suo modo di essere. Non chiedeva ausili alla
vita.
-Era quello che pensavo...senti, un'ultima cosa. Mi dici in che
stadio si allenava?
-Nello Stadio Universitario, in Avenida Professor Egas
Moniz...Era lì che rimorchiava le studentesse, aggiunse un po'
impietosamente...Ma non credo che qualcuna lo rimpianga.
Fondamentalmente era legato alla moglie. Le sue erano storie di
sesso e basta, concluse.
- D'accordo, grazie, disse Santoro.
-Che ha detto la moglie, chiese Quaresma, incuriosito.
-Ha confermato i nostri sospetti. Che stenta a credere che si
drogasse e che sia morto per overdose.
-E tu che ne pensi?
-Che sia stata sincera. Dopotutto è quello che penso anch'io. Era
uno che faceva sport. E non agonistico. Per stare in forma. E
probabilmente per permettere al suo uccello di stare su il più a
lungo possibile, con l'avanzare degli anni, disse Santoro.
-Scusami, intendevo pene...ogni tanto traduco in portoghese
dall'italiano e mi rendo conto che certe metafore non si possono
rendere in altre lingue, aggiunse.
Quaresma non sorrise. Osservò Santoro.
-Mi faccio sentire domani...Ah, come intendi muoverti?
Santoro dette una sbirciata nel sacchetto. C'era un foglio,
probabilmente il certificato medico. E sotto quel foglio c'era un
arma. L'avrebbe controllata dopo. A occhio e croce sembrava
una Glock.
-E' carica, disse Quaresma. Dentro ci sono 15 colpi. Fatteli
bastare...Se me li restituisci tutti e 15 è meglio ancora.
-Non sono un cow boy, disse Santoro. La userò solo se dovessi
essere in pericolo di vita.
-Bene, disse Quaresma. Cosa intendi fare, quindi?
-Te l'ho detto. Cercherò un fax e manderò il certificato.
-Parlo dell'indagine.
-Quale indagine? Non c'è nessuna indagine. Lo hai detto tu, fece
Santoro enigmatico.
Quaresma si lisciò le lunghe e curate basette.
-Uhm, fece...Dai, a me lo puoi dire.
-Chiamami domani, disse Santoro, poi ti dico, fece.
Quaresma titubò un poco.
-D'accordo, disse. Santoro è un osso duro, pensò. Non si fida di
me.
Santoro si voltò e senza salutare sparì dietro l'angolo di Rua
Augusta. L'indomani mattina doveva andare allo Stadio
Universitario. Magari si sarebbe messo in tuta. E magari
avrebbe fatto finta di fare ginnastica. Ma a cosa stava lavorando
Carvalho? Quaresma non si era sbottonato. Non era un buon
segno. I suoi giochetti cominciavano a darli un po' sui nervi,
pensò, mentre camminava a passo svelto verso Piazza del
Mercato. Aveva bisogno di respirare un po' d'aria d'oceano. E
forse più tardi sarebbe andato a ficcarsi nei vicoli dell'Alfama.
In qualche osteria, ad ascoltare qualche fado.