Il giorno dopo Santoro stava dilungandosi nella sua abituale toeletta mattutina, quando sentì squillare il cellulare. Raccolse la Zanna di Dinosauro e rispose.
-Pronto?
-Santoro, dove diavolo è finito?
-Sono a casa , Capitano, perché, che c'è?
-Come che c'è, con tutto quello che è accaduto ieri lei se n'esce con questa frasetta di stupore fasullo?
-No, le assicuro...lo stupore era autentico! Disse Santoro. E rise in silenzio.
-Ma dov'era ieri?
-Non stavo bene, mi sentivo un poco febbricitante...
-Uhm, febbricitante? Speriamo che sia vero...o devo pensare che si sia imboscato...anche se non mi sembra il tipo.
-Infatti, non sono il tipo, disse Santoro ignorando le offese implicite nei ragionamenti di Gianuli.
-Venga subito in via Moscova, abbiamo un vertice verso le 11.
-Va bene, Capitano, non mancherò.
-Santoro, qualche volta, non dico sempre, dica "Signor Capitano"...sa, per una questione di rispetto.
-Di rispetto del grado o della persona?
-Uhm...che vuole dire?
-Esattamente quello che ho detto...ehm, Signor Capitano...
-Ne riparliamo dopo, la aspettiamo alle 11...la situazione è molto critica!
-Perché? Non siete riusciti a trovare i complici dell'attentatore islamico?
-Santoro, non faccia lo spiritoso, so esattamente cosa pensa di tutta la vicenda.
-E visto che lo sa non faccia finta di non saperlo, altrimenti dovrò pensare che mi si stia mancando si rispetto, non crede?
-Venga alle undici in via Moscova...e poche storie. E' un ordine!
-Signor sì, Signor Capitano, non mancherò.
Gianuli chiuse il telefono stizzito, credette Santoro. Sapeva di essere un osso duro. E sapeva che Gianuli lo conosceva perfettamente. Allora cos'erano tutti quei salamelecchi? Forse solo una tacita richiesta di farsi levare le castagne dal fuoco...dopo che avevano giocato a Rambo e si erano scottati le manine...ignorando 70 anni e passa di Costituzione . Ma si erano bevuti il cervello? A volte le autorità sono trascinate a tracimare dai loro limiti , a divellere paletti, perché credono che il clima che si vive nel paese, in qualche modo li autorizzi a farlo. Ma invece ,credeva Santoro, doveva essere esattamente l'opposto. Quando la pancia del paese gorgogliava , le autorità dovevano somministrare compressine curative, non megafonare quel gorgoglìo. Quello che avevano fatto era una roba da gente irresponsabile, non certo da leader di un paese democratico o da persone che rivestono ruoli istituzionali di ampio rilievo. Secondo Santoro doveva essere stata una decisione del prefetto, del dottor Antonio Lagioia. E gli altri che avevano una personalità civile e politica più sottile di un cellulare giapponese new generation si erano lasciati trascinare. Santoro si meravigliò della dottoressa Grimaldi. Di solito un giudice non si lascia trascinare in questi azzardi investigativi. Era stata violata la costituzione e se fosse caduto il governo non ci si sarebbe dovuti meravigliare.
Alle 10 e 55 Santoro fu scaricato da un taxi davanti al Comando Provinciale dei Carabinieri di via Moscova. Era come al solito in borghese, con il suo impermeabile milk&coffee gualcito alla Tenente Colombo . Solo che non poteva dare la colpa a sua moglie per un ennesimo ritardo, come avrebbe fatto il Tenente cinematografico in questione. Per cui mostrato il documento al piantone all'ingresso e ottenuta l'autorizzazione all'ingresso, salì le scale ad una velocità inusitata, per lui. Arrivò non senza fiatone. Ma si meravigliò che non fosse un fiatone al limite. Camminare a piedi doveva dare un involontario giovamento anche alla salute...non favoriva solo una più adeguata metabolizzazione dei suoi pensieri. Investigativi o meno che fossero.
Davanti all'ufficio di Gianuli, Santoro bussò alla porta con le nocche. "Avanti", si sentì attraverso il legno della porta. Santoro aprì la porta ed entrò. Dentro c'erano Gianuli, il dottor Lagioia, il commissario Nepoti e la dottoressa Grimaldi.
-Maresciallo, finalmente...sono due giorni che la cerchiamo! Disse Lagioia
-Lei mi cerca? E a quale scopo?
-Come a quale scopo, non faccia il finto tonto...abbiamo compiuto un operazione che ha dato uno scacco cruciale al terrorismo islamico. Venticinque sospettati arrestati, più di sessanta espulsi. Un successo!
Santoro non disse niente. Si limitò ad osservare Lagioia. Era grasso, ma un grasso antipatico, un grasso semiobeso che s'accarezzava la pancia come se fosse felice di essere scampato alle generazioni di fame da cui proveniva e che una laurea presa a calci in culo e un concorso truccato avevano tolto da quella miseria. Guardati da chi è diventato ricco e si teneva i pantaloni stretti alla cintola con una corda, diceva Edgar Lee Masters, pensò Santoro.
-Già, dopo io e lei facciamo i conti, disse Gianuli con tono canzonatorio di rimprovero burlesco. Come se volesse scherzare, paternalisticamente.
-Santò, te sei perso un'operazione de niente! Disse Nepoti.
La Grimaldi ebbe il buon gusto di non dire niente. Come giudice doveva essere stata trascinata nella cosa per i capelli. Santoro non credeva che avesse approvato, magari aveva avallato...o semplicemente se n'era lavate le mani, non opponendosi.
-Allora, maresciallo, che mi dice?
-Avete trovato complici dell'attentatore? , chieseSantoro.
-Uhm...per il momento no, ma lasciaceli torchià un poco e vedrai che viene fuori.
-Mmmm...e quelli espulsi, sicuro che fra loro non ci fossero complici?
-Con una certa approssimazione ci sentiamo di poterlo escludere, disse Gianuli.
-Che approssimazione?
-Siamo quasi sicuri, ribadì con decisione Gianuli.
-Piuttosto, lei, maresciallo, come mai non era della partita? Chiese a quel punto la Grimaldi.
-Beh, a dire il vero non stavo troppo bene...
-Ah, capisco, disse la Grimaldi.
Le sue domande erano insidiose e Santoro intuì che lei cercava di tirarlo dentro nella rete del "COMITATO DI CHIUSRA DELLE MOSCHEE" dal momento che immaginavano che da un momento all'altro sarebbero stati messi alla gogna. Per quello che avevano fatto e per come lo avevano fatto.
E Santoro tenne il punto. Non sbottò. Restò evasivo e vago e tenne il punto sul malessere fisico. Aveva troppa esperienza per non capire che quella era una trappola. E lui voleva defilarsi. Per due ordini di motivi: non voleva essere coinvolto nella figuraccia istituzionale e voleva conservare le mani libere in quell'indagine. E si guardò bene dall'informarli delle investigazioni che Cazzaniga stava facendo per lui. E delle conseguenti scoperte. Che avrebbero potuto dare una luce del tutto diversa al raggio delle indagini.
-Ecco come procederemo a questo punto, disse Lagioia. Il commisario Nepoti si occuperà di interrogare i sospetti. E troverà i complici del terrorista. Noi convocheremo una conferenza stampa e dichiareremo che questa forzatura si è resa necessaria a causa di urgenti pericoli di nuovi attentati....sono già stato autorizzato dal ministro dell'interno...entro qualche giorno la faccenda sarà chiusa. Chiuderemo il cerchio, concluderemo l'indagine e daremo ai giornalisti la storia che vogliono per vendere i loro stramaledettissimi giornali del cazzo.
Santoro osservò i volti degli astanti. Era come se il prefetto stesse cercando la loro approvazione e complicità. Assentirono con il capo. Tutti solerti funzionari dello Stato che non vedevano l'ora di concludere un indagine con qualsiasi verità...perché dovevano andarsene a farsi qualche settimana bianca.
-Lei naturalmente è d'accordo, vero Santoro?
La domanda gli giunse tra capo e collo come un macigno . Santoro restò in silenzio per un bel po', sotto gli sguardi preoccupati di tutti quei solerti funzionari dello stato.
-Credo di no, disse infine.
-Come credo di no?, chiese esterrefatto Gianuli.
-No, ribadì Santoro.
-Perché?, chiese Gianuli.
Tutti con il fiato sospeso.
-Be' io non ho partecipato alla missione e quindi non voglio meriti...e giusto che ve li prendiate voi ideatori ed esecutori. Io mi rimetto alle indagini in corso e alle indicazioni che mi vorrà dare il mio comandante.
-Santoro, io le ordino di essere d'accordo.
-Non lo posso fare, Capitano...non ero in servizio...ribadì Santoro.
-Per caso dietro questo rifiuto c'è uno scarico di responsabilità rispetto all'ondata strumentale di malcontento ventilata da stampa e Tv e da qualche giudice in cerca di facile pubblicità? Fece duro Lagioia.
-Perché sta accadendo questo? Chiese Santoro con una faccia da tonno preso nella rete.
-Va be', lasciamo perdere che è meglio, disse Gianuli, poi ci parlo io con il maresciallo.
-Va bene, allora, intesi così? Chiese ancora Lagioia.
Assentirono tutti con il capo...ma Santoro notò che la Grimaldi fu meno decisa, questa volta. Segno che "IL COMITATO" stava cominciando ad avere crepe.
Si salutarono tutti e fecero per congedarsi.
-No, lei no, Santoro, devo parlarle, disse Gianuli rivolto al maresciallo pugliese.
Dopo che gli altri furono usciti, Gianuli disse a Santoro di sedersi.
-Allora Santoro...che figure mi fa fare?
-Non capisco, Capitano, in che senso?
-Doveva aderire anche lei, perché non lo ha fatto? Tenga presente che siamo tutti nella stessa barca.
-Mah...io non direi, la vostra ha tutta l'aria di essere una sorta di Arca di Noè, fuori c'è la fine del mondo, il diluvio universale di critiche.
-Che vuole dire?
-Io sono un maresciallo dei Carabinieri. Un semplice maresciallo.
-Beh, ma avrà una sua opinione, no?
-La conosce , la mia opinione, capitano.
-Me la ribadisca, allora...la autorizzo.
-Io non condivido la vostra strategia investigativa. Punto.
-Sotto quale profilo, scusi?
-Ammesso e concesso che siano stati i radicali islamici a compiere un attentato, secondo voi, chiudere le moschee è stata una mossa intelligente? Fare di tutta l'erba un fascio? Se per esempio anche solo diciamo così, il 60% dei mussulmani presenti sul territorio e che vivono , hanno casa e lavoro e hanno persino fatto i figli, sul nostro territorio, non condividono che i terroristi facciano attentati in Italia....secondo voi avete reso un servigio a queste persone. Le avete avvicinate a noi. O le avete avvicinate ai terroristi? Collaboreranno mai più con noi dopo quello che avete fatto, dopo averli messi alla berlina e trattati come terroristi solo per il fatto di frequentare un luogo di culto come la moschea?
-Santoro...mi hanno messo in mezzo, che dovevo fare?
-Doveva dire di no, signor Capitano!
-Signor Capitano?...che le succede , Santoro?
-Succede che la sto pregando di cambiare strategia...ammesso che sia ancora possibile...cosa di cui dubito.
-Che dovevo fare, Santoro?
-Non doveva prestarsi.
-Ma non potevo sottrarmi, me lo ha chiesto il prefetto...e la giudice...
-Poteva chiederlo anche Gesù Cristo in persona, non avrebbe dovuto...ora le indagini saranno impossibili. E dieci a uno che non troveranno alcun collegamento fra i sospettati...sempre che giochino pulito...i vari Nepoti e Lagioia...
-Che vuole dire?
-Ha capito benissimo , Capitano...quelli son capaci di inventarselo il colpevole, pur di chiudere le indagini e andarsene in vacanza.
-Si rende conto di quello che sta dicendo...sono funzionari dello stato di alto livello...
-Be', abbiamo avuto presidenti del consiglio che viaggiavano per il mondo con aerei carichi di valigie piene di tangenti...io non mi meraviglio di niente.
-Santoro, cosa debbo fare?
-Mi tenga fuori da questa storia...io indagherò per conto mio...in cambio se scopro qualcosa, lei sarà il primo a saperlo. Ma parlo di verità vere, non di verità farlocche o preconfezionate buone per gionalisticuli d'assalto .
-Va bene..va bene...la terrò fuori. Ma voglio essere informato pedissequamente. Sono stato chiaro?
-Signor sì, signor Capitano, disse Santoro. Si girò sui tacchi e si preparò a levare le tende. Mentre stava per uscire dalla stanza , Gianuli gli fece-Santoro, mi raccomando...io non le ho detto niente!
-E chi è lei? Fece Santoro per assecondarlo.
-Come chi sono io? Io sono il Capit...ah, ho capito cosa intende...
-Bravo , Capitano, disse Santoro. E uscì.
Era arrivato il sangue al cervello, pensò Santoro, Gianuli aveva persino capito la battuta di Santoro.
Erano sulla buona strada. Per il ripristino della normalità nelle indagini. Le relazioni diplomatiche , temeva Santoro, beh, quelle, non sarebbero mai più state ripristinate. Tanto che gliene fregava a Gianuli-Pilato. Ancora qualche anno e se ne sarebbe andato in pensione. E allora aivoglia settimane bianche!
venerdì 28 aprile 2017
sabato 22 aprile 2017
La pianista cinese, capitolo 13
Santoro trascorse l'intera giornata al Cin Cin Bar. Sugli schermi della Tv andò in onda lo strazio delle immagini di pattuglie di Polizia, Carabinieri e Finanza che perquisivano le moschee di Milano e hinterland e portavano via qualcuno in manette. Una vera e propria profanazione.Tutta gente che probabilmente non c'entrava nulla, magari clandestini in attesa di rinnovare il permesso di soggiorno, poveri disgraziati che erano andati in quei luoghi a pregare. Ognuno chiedeva grazie ai propri dei, era normale.
Nel pomeriggio iniziarono i talk show politici e i dibattiti televisivi. Alcuni giudici stavano emettendo dei provvedimenti che avrebbero impedito di chiudere le moschee. Tutto previsto. Era così che funzionavano le democrazie occidentali. Ed era un bene , secondo Santoro. Lui, amante della costituzione com'era, credeva che la peggiore delle democrazie fosse comunque preferibile alla migliore delle dittature. E i soggetti che avevano promosso quelle azioni, le perquisizioni e chiusure delle moschee, da eroi nazionali dei nazionalisti dell'ultima ora che gridavano "dagli all'immigrato" seduti su lussuosi sedili di Lamborghini pagate con li affitti di un paio di stanze a 34 marocchini e da paladini della giustizia di furbi politici populisti e ricchi e ricconi che sognavano un paese per sceicchi con cui fare i soldi(solo loro) abituati a pagare in nero "l'omino" factotum ad ogni cesso intasato o lavandino otturato da preservativi e pastiglie di viagra, sarebbero diventati gli zimbelli degli stessi soggetti in versione voltagabbana -vestiti Dolce&Gabbana-di cui sopra ( i famosi eredi italici dell'8 settembre del '43) e di giornalisti e politici garantisti appena svegliatisi dai loro sonni radicalchic conditi da negroni sbagliati. Forse era severo, il maresciallo Santoro, nel pensare tutte queste cose, ne veniva fuori il quadro di un paese da paesaggio biblico, di un paese capace di salvare Barabba per poi piangere Gesù. Solo di Domenica, però. E se non si andava al Centro Commerciale.
Intanto Santoro mangiava e beveva, seduto al Tavolo del Maresciallo. A lui si erano uniti Lenìn e Ahmed. Guardavano esterrefatti le immagini dei vari telegiornali. Santoro ostentava tranquillità. Tempo 24 ore e le moschee sarebbero state riaperte con tante scuse agli ambasciatori dei paesi islamici in Italia. Il ministro degli esteri avrebbe tranquillizzato i diplomatici dicendo che si era trattato di un errore e sperando che la cosa non avrebbe avuto un peso nelle relazioni COMMERCIALI e nei rapporti ECONOMICI, con i paesi interessati, che avevano un mucchio di loro connazionali sparsi nel nostro paese. Molti dei quali , la maggioranza, persino secondo Santoro, che lavoravano e pagavano le tasse contribuendo addirittura a finanziare le mense di asili nido in debito con genitori italiani non paganti perché risultanti non percettori di reddito...beh, che volete, devono pur pagare le rate del Suv...
-Secondo me si sono bevuti il cervello!, disse Lenìn.
-Non dovrei dirlo, ma è possibile, disse Santoro.
-Molto grave...cosa molto grave, disse Ahmed.
-Non vi preoccupate, domani tornerà tutto come prima...o meglio, riapriranno le moschee, diranno che hanno espulso tutti i terroristi, faranno le scuse ai mussulmani...ma , in realtà, niente sarà come prima...
-Come...in che senso tu dire? , fece Ahmed
-Nel senso che voi islamici che ci avete lasciato in pace fino ad ora, che non avete compiuto attentati sino ad ora, perché se non altro raccogliamo i cadaveri dei migranti nel Mar Mediterraneo e gli diamo degna sepoltura, o magari perché non siamo andati nei paesi islamici a compiere azioni di guerra, ma anzi, a dare una mano, da domani ci odierete. E saremo a rischio...
-Ma c'è già stato un attentato, disse Lenìn, quello a Milano il giorno di San Silvestro!
-Ah sì? , fece Santoro. E chi lo dice?
-Tutti, lo dicono.
-Tutti non sono io, disse Santoro serissimo.
-Vuole dirci qualcosa che non sappiamo, maresciallo?
-Io non dico un cazzo a nessuno, fece Santoro.
Era furente. E il suo viso lo testimoniava.
Dal giorno dopo le indagini sarebbero state difficili. Come attraversare il Rio delle Amazzoni in mezzo ad un nugolo di piranhas affamati e incazzati neri. E che cosa avrebbero detto al Paese le forze dell'ordine se non si fosse trattato di un attentato islamico? Santoro cominciava a pensare fortemente a questa eventualità. Anzi, se lo auspicava. Anche perché indagare negli ambiti islamici sarebbe da quel momento in poi diventato impossibile.
A sera il cellulare di Santoro era più affollato di chiamate senza risposta di un cellulare dei Carabinieri dopo una retata di prostitute su viale Abruzzi. Non aveva risposto a nessuno. Che figura di merda. E come sempre , in questi casi, i pesci grossi se la sarebbero sfangata dando la colpa di quello che era accaduto a qualche pesce piccolo sacrificabile. E anche per questo aveva visto bene di starsene alla larga. Alla peggio avrebbe dato la colpa ad una improvvisa influenza.
Ad un certo punto, mentre su corso Buenos Aires imperversava il classico traffico prodotto dallo sfogatoio da termine dell'orario di interdizione al traffico di veicoli inquinanti, dal momento che si era in un'area interessata a quella interdizione, mentre sui marciapiedi formicolava la solita varia umanità variopinta che i vari leaderini dei partiti populisti avrebbero voluto sopprimere a beneficio dei puri ariani di origine calabrosarda, si alzò dalla sua "postazione"...aveva ormai le piaghe da decupito, e si avviò verso casa. Sul suo tavolo c'erano circa 12 tazze vuote delle altrettanto camomille sorseggiate davanti allo schermo della Tv. Lenìn e Ahmed erano già andati via da un pezzo. Era solo. Nessuno sembrava capirlo. E se c'era qualcosa altamente letale, per un uomo, forse più della dipartita fisica, era il fatto che le proprie idee fossero invisibili nel mercato globale dei cervelli in pappa, spappolati dai vari media, mediati, a loro volta, dalle mille opinioni degli uomini da Bar...che commentavano con favore quell'esibizione muscolare...sparando che non gli si intasasse il cesso...per non dover chiamare e pagare in nero, il cugino di Ahmed...
Nel pomeriggio iniziarono i talk show politici e i dibattiti televisivi. Alcuni giudici stavano emettendo dei provvedimenti che avrebbero impedito di chiudere le moschee. Tutto previsto. Era così che funzionavano le democrazie occidentali. Ed era un bene , secondo Santoro. Lui, amante della costituzione com'era, credeva che la peggiore delle democrazie fosse comunque preferibile alla migliore delle dittature. E i soggetti che avevano promosso quelle azioni, le perquisizioni e chiusure delle moschee, da eroi nazionali dei nazionalisti dell'ultima ora che gridavano "dagli all'immigrato" seduti su lussuosi sedili di Lamborghini pagate con li affitti di un paio di stanze a 34 marocchini e da paladini della giustizia di furbi politici populisti e ricchi e ricconi che sognavano un paese per sceicchi con cui fare i soldi(solo loro) abituati a pagare in nero "l'omino" factotum ad ogni cesso intasato o lavandino otturato da preservativi e pastiglie di viagra, sarebbero diventati gli zimbelli degli stessi soggetti in versione voltagabbana -vestiti Dolce&Gabbana-di cui sopra ( i famosi eredi italici dell'8 settembre del '43) e di giornalisti e politici garantisti appena svegliatisi dai loro sonni radicalchic conditi da negroni sbagliati. Forse era severo, il maresciallo Santoro, nel pensare tutte queste cose, ne veniva fuori il quadro di un paese da paesaggio biblico, di un paese capace di salvare Barabba per poi piangere Gesù. Solo di Domenica, però. E se non si andava al Centro Commerciale.
Intanto Santoro mangiava e beveva, seduto al Tavolo del Maresciallo. A lui si erano uniti Lenìn e Ahmed. Guardavano esterrefatti le immagini dei vari telegiornali. Santoro ostentava tranquillità. Tempo 24 ore e le moschee sarebbero state riaperte con tante scuse agli ambasciatori dei paesi islamici in Italia. Il ministro degli esteri avrebbe tranquillizzato i diplomatici dicendo che si era trattato di un errore e sperando che la cosa non avrebbe avuto un peso nelle relazioni COMMERCIALI e nei rapporti ECONOMICI, con i paesi interessati, che avevano un mucchio di loro connazionali sparsi nel nostro paese. Molti dei quali , la maggioranza, persino secondo Santoro, che lavoravano e pagavano le tasse contribuendo addirittura a finanziare le mense di asili nido in debito con genitori italiani non paganti perché risultanti non percettori di reddito...beh, che volete, devono pur pagare le rate del Suv...
-Secondo me si sono bevuti il cervello!, disse Lenìn.
-Non dovrei dirlo, ma è possibile, disse Santoro.
-Molto grave...cosa molto grave, disse Ahmed.
-Non vi preoccupate, domani tornerà tutto come prima...o meglio, riapriranno le moschee, diranno che hanno espulso tutti i terroristi, faranno le scuse ai mussulmani...ma , in realtà, niente sarà come prima...
-Come...in che senso tu dire? , fece Ahmed
-Nel senso che voi islamici che ci avete lasciato in pace fino ad ora, che non avete compiuto attentati sino ad ora, perché se non altro raccogliamo i cadaveri dei migranti nel Mar Mediterraneo e gli diamo degna sepoltura, o magari perché non siamo andati nei paesi islamici a compiere azioni di guerra, ma anzi, a dare una mano, da domani ci odierete. E saremo a rischio...
-Ma c'è già stato un attentato, disse Lenìn, quello a Milano il giorno di San Silvestro!
-Ah sì? , fece Santoro. E chi lo dice?
-Tutti, lo dicono.
-Tutti non sono io, disse Santoro serissimo.
-Vuole dirci qualcosa che non sappiamo, maresciallo?
-Io non dico un cazzo a nessuno, fece Santoro.
Era furente. E il suo viso lo testimoniava.
Dal giorno dopo le indagini sarebbero state difficili. Come attraversare il Rio delle Amazzoni in mezzo ad un nugolo di piranhas affamati e incazzati neri. E che cosa avrebbero detto al Paese le forze dell'ordine se non si fosse trattato di un attentato islamico? Santoro cominciava a pensare fortemente a questa eventualità. Anzi, se lo auspicava. Anche perché indagare negli ambiti islamici sarebbe da quel momento in poi diventato impossibile.
A sera il cellulare di Santoro era più affollato di chiamate senza risposta di un cellulare dei Carabinieri dopo una retata di prostitute su viale Abruzzi. Non aveva risposto a nessuno. Che figura di merda. E come sempre , in questi casi, i pesci grossi se la sarebbero sfangata dando la colpa di quello che era accaduto a qualche pesce piccolo sacrificabile. E anche per questo aveva visto bene di starsene alla larga. Alla peggio avrebbe dato la colpa ad una improvvisa influenza.
Ad un certo punto, mentre su corso Buenos Aires imperversava il classico traffico prodotto dallo sfogatoio da termine dell'orario di interdizione al traffico di veicoli inquinanti, dal momento che si era in un'area interessata a quella interdizione, mentre sui marciapiedi formicolava la solita varia umanità variopinta che i vari leaderini dei partiti populisti avrebbero voluto sopprimere a beneficio dei puri ariani di origine calabrosarda, si alzò dalla sua "postazione"...aveva ormai le piaghe da decupito, e si avviò verso casa. Sul suo tavolo c'erano circa 12 tazze vuote delle altrettanto camomille sorseggiate davanti allo schermo della Tv. Lenìn e Ahmed erano già andati via da un pezzo. Era solo. Nessuno sembrava capirlo. E se c'era qualcosa altamente letale, per un uomo, forse più della dipartita fisica, era il fatto che le proprie idee fossero invisibili nel mercato globale dei cervelli in pappa, spappolati dai vari media, mediati, a loro volta, dalle mille opinioni degli uomini da Bar...che commentavano con favore quell'esibizione muscolare...sparando che non gli si intasasse il cesso...per non dover chiamare e pagare in nero, il cugino di Ahmed...
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