Praia Iracema. Era giunto a destinazione. La dove pensava avrebbe trovato Michel. Una spianata di ombrelloni con migliaia di tavolini e sedie sottostanti nascosti dall'ombra sotto un sole tropicale cocente e una miriade di meninhos in giro con cesti colmi di gamberi, ostriche, cocchi e baracche, baracche e ancora baracche. Parallelepipedi lignei tutti uguali, gestiti da brasiliani ma anche da italiani, con dentro la solita cucina e lo schiavetto negro , fosse gestita o meno la baracca da brasiliani non importava perche', con buona pace di Chico de Matilde il razzismo , a disparita' di condizioni economiche di partenza, era tutt'altro che debellato, si stagliavano come immensi campi di sterminio della monotonia , lungo l'infinita spiaggia, dove , in gruppi, si giocava a futbol e le garotas facevano a gara per ancheggiare rullando i bacini al ritmo delle onde oceaniche. Santoro taglio' la spiaggia nel mezzo e passo' in mezzo alle baracche. Ma gia' alla prima baracca, sotto la tettoia di legno anziche' sui tavolini protetti dagli ombrelloni dove come birilli inerti campeggiavano gia' sfilze di vitree Antarticas, Santoro noto' qualcosa di strano. Di particolare. Di tragicamente fastidioso. E si fermo' per vederci piu' chiaro. Entro' sotto la tettoia dove uomini di una certa eta', diciamo pure degli anziani piuttosto messi male in arnese, gozzovigliavano con caipirinhas e altri superalcolici sui loro tavoli di legno, mentre avevano sulle gambe , accoccolate , mezzo sorridenti e mezzo terrorizzate, delle ragazzine che piu' che ragazzine erano bambine. Con la sua andatura da plantigrado, le bermuda larghe, le infradito mezze liquefatte dalla sabbia incandescente e la canotta mezza sdrucita, al limite del barbonismo militante, si insinuo' fra quei tavolini. E ascolto' quei vecchi ridere' della grossa, concionare ad alta voce e sussurrare paroline irripetibili nelle orecchie di quelle bambine...e fin li , per un momento, era riuscito a contenersi. Ma fu quando ascolto' meglio le parole dei vecchi e scopri che erano italiani, che un conato di vomito drammaticamente disposto a traformare la sua colite da spastica a pseudomembranosa, lo costrinse a piegarsi sulle ginocchia. Quel movimento fu notato da uno di questi vecchi che con un gesto di scherno , facendo segno ai suoi compardes di tregenda, disse in milanese: " ma chi l'e' el barbun qui?". Santoro non ci vide piu'. Si sollevo' di scatto e si avvicino' a quell'uomo con i capelli bianchi che nonostante fosse seduto doveva essere alto e che teneva fra ginocchia una bambina che poteva essere sua nipote che accarezzava con lascivia pedofila. Senza proferir parola gli strappo' la bambina dalle braccia, la poso' delicatamente e si volto' verso il vecchio. Con un gesto rapido che avrebbe fatto impallidire Bruce Lee gli sferro' un calcio che lo fece cadere dalla sedia. Subito si scateno' un parapiglia. Gli altri vecchi si alzarono imbestialiti e uno di loro, un vecchio barbuto con la pelata, fece un cenno a un gorilla in divisa da vigilante di darsi da fare per intervenire. Santoro comincio' a strappare dalle mani di quella mezza dozzina di vecchi le bambine, le quali, per inciso, protestavano, probabilmente individuando in Santoro un inatteso disturbo verso il conseguimento di qualche spicciolo da guadagnare che avrebbe potuto dare momentaneo ristoro alle loro famiglie-pratica purtroppo molto diffusa in un'economia povera che stava giustappunto cominciando ad uscire dalle secche di quella miseria becera e inaccettabile e alla quale Lula stava tentando di mettere argine con campagne governative di sensibilizzazione-...Il vigilante nero si scapicollo', a quel punto, verso Santoro, che , con la coda dell'occhio lo vide arrivare , mentre arginava un colpo che uno della sporca mezza dozzina stava tentando di infliggergli. Afferro' una di quelle sedie di legno di fattura artigianale e con un gesto rapido la diresse verso il gorilla. Il gorilla in quel momento nella foga di intervenire ando' a planarci su con la sua arcata dentaria. Sgorgo' del sangue e le cose sembravano mettersi male, per Santoro. A quel punto pero', mentre il maresciallo pugliese era circondato da un mucchio di gente cui sembrava avesse rotto le uova nel paniere, si udi un colpo di fucile. Un uomo in mimetica con la divisa della polizia militare, si avvicino' con il suo m16 e fece segno a tutti di spostarsi. Prese Santoro in consegna e fece come per allontanarsi. Santoro si divincolo', guardo' quell'uomo in faccia e gli disse in portoghese- voce deixa que acontece esa coisa horrivel no seu pais , diante os seus olhos?[Lasci che accada questa cosa orribile nel tuo paese davanti ai tuoi occhi?]
L'uomo resto' molto colpito da quella frase. E intui dall'accento che Santoro non era brasiliano. La faccenda, penso' Santoro, stava assumendo un altro risvolto. Quell'uomo della polizia militare che sembrava avere tutto il potere e carta bianca ad libitum , in quei lidi, si trovava di fronte ad un elemento non facilmente identificabile. Che, per giunta non era brasiliano e che poteva rappresentare un pericolo, specie se era collegato ad altri. E non sembrava un tipico turista. Questi elementi rassicurarono Santoro. Tanto che si infilo' le mani in tasca per afferrare un mucchio di banconote, e , con molta circospezione, raggiunse un paio di quelle bambine e gliele mise in mano. Le bimbe ringraziarono con un inchino commovente. Poi , sempre sotto gli occhi del poliziotto ando' verso i pedofili vegliardi, tutti italiani e gli disse:" vi ho visti in faccia uno per uno e vi giuro su Dio che quando tornero' in Italia vi daro' la caccia fino a scovarvi e a portarvi davanti ad un giudice. Sempre se non vi succede qualcosa lungo il tragitto. E adesso toglietevi dai coglioni". Il vecchio pelato con la barba lo osservo' minaccioso- stai molto attento a quello che dici , tu non sai con chi hai a che fare. Te ne faremo pentire.
Santoro registro' quelle parole. E prima di lasciarsi arrestare dal poliziotto militare lo scruto' come si deve negli occhi e disse- stammi bene a sentire, pensi che le tue minacce mi impressionino?Ho registrato la tua faccia e io in queste cose sono meglio di un computer di Csi Miami. Inoltre hai una faccia talmente di cazzo che se ti viene un herpes di sicuro e' genitalis. Ci vediamo in Italia...sempre se riesci a ripartire...
E scivolo' via fra i tavoli fra gli sguardi degli astanti, molti dei quali, giuro' di aver intuito Santoro, ammirati da quella scena. Visto che il poliziotto era senz'altro un corrotto e lo aveva comunque lasciato fare. E doveva essere una grossa novita' per quei lidi.
venerdì 30 ottobre 2015
domenica 11 ottobre 2015
Brasil , capitolo 11
Percorse tutta avenida Conde D'Eu e attraverso' Praca Pedro II. Le avenidas erano trafficate all'inverosimile, tanto che a piedi Santoro faceva piu' progressi spaziali che le auto in coda. Inoltre ci si metteva la Policia Federal a fermare automobili per controlli. Agenti con divise mimetiche e M16 di nuova generazione a tracolla, le "stupide" calate in testa sopra occhiali da sole da gangster per nulla rassicuranti. Dopo dieci minuti, lungo marciapiedi che ospitavano commerci di ogni tipo, scarpe, borse, cd musicali e qualche Banca de jornais, popolati di giovani pagati a provigione, Santoro si trovo' di fronte alla Cattedrale di San Jose', un enorme edificio adibito a chiesa, di stile coloniale portoghese con riferimenti gotici, senza fronzoli o barocchismi, semplice, lineare, con due enormi comignoli che svettavano verso il cielo come sputnik russi antelitteram e un rosone che pareva una combinazione geometrica di croci celtiche ovalizzate. Sui gradini che davano sull'ingresso dell'enorme complesso edilizio uno strano uccello pascolava tranquillamente beccando qualche seme caduto da sacchi di granaglie trasportati in chiesa poco prima , evidentemente, da distribuire ai poveri. Santoro aveva una propria religione personale, rispettava chi credeva in Dio e anche lui in un certo senso credeva nella sua esistenza. Ma era dell'idea che gli uomini fossero stati lasciati soli nella ricerca della propria felicita' e che Dio avesse dato loro la ragione per far fronte a tutti i loro problemi. La questione si complicava perche' la maggior parte degli uomini sembrava che questa ragione l'avessero persa per strada. Erano rimasti alla fase animale. Santoro amava dire , seguendo i ragionamenti di Freud, alla fase anale.
Passo' oltre, mentre alle sue spalle c'erano dei giardini sulle cui panchine erano seduti dei vecchietti che bevevano cocchi, ascoltavano i terribili e urlanti pappagallini verdi e osservavano l'oceano con la calma serafica di chi filosoficamente aveva compreso che la distanza con l'Europa fosse incolmabile persino in aereo. O in nave. Men che meno e follemente a nuoto. E questo sembrava rafforzare le loro convinzioni statiche.
In lontananza Santoro ammiro' la sagoma esterna di un edificio sul quale campeggiava la scritta icastica Mercado Central. Ricordo' che Vanessa glielo aveva descritto come il regno delle cianfrusaglie per turisti con prodotti tipici , maschere candomble'e collane e collanine, souvenir costosissimi che appena i viaggiatori stranieri si potevano permettere.
A quel punto si diresse verso Dragao do Mar, un'area che a Vanessa piaceva molto, tanto che tutte le volte che lei gli telefonava dal Brasile sembrava che fosse li ... o di li fosse appena tornata a casa . Un luogo magico dedicato a un personaggio del posto, tale Chico de Matilde, che combatte' per l'abolizionismo della schiavitu' dei neri. Era costituito da un vasto complesso di edifici, piazze e ponti, che attraversavano mostre, musei e dove si svolgono spettacoli musicali e culturali. Santoro attraverso' un ponte metallico rosso dal quale si godeva lo splendido panorama di tavolini davanti a locali e ristorantini tipici, dove di solito stazionavano per ore artisti e borghesia culturale della citta', frammista a qualche turista miracolosamente sfuggito all'industria del puttanaggio locale. Spesso Vanessa raccontava che fra quei tavolini poeti di strada declamavano i propri versi . E cantanti girovaghi raccontavano in musica le loro peregrinazioni nell'immenso continente verdeoro.
Stette su quel ponte da dove godeva di un'ottima prospettiva della zona, per un bel po'. Il suo sguardo acuto avrebbe potuto catturare Michel in men che non si fosse detto o pensato. Ma Michel non c'era. O invece c'era ma Santoro non lo scorgeva .Perche' i sensi di Santoro erano ottenebrati dal ricordo nostalgico di una donna che aveva avuto la magia, non sapeva se reale o immaginaria, visto che era una sacerdotessa candomblecista, di catturare il suo cuore e ancorarlo in fondo al mare della propria anima, una volta tanto, sazia d'amore. Si sorprese a pensare questo. Era un carabiniere, ma era anche un uomo. E fare il maschio alfa della situazione persino nel silenzio dei propri pensieri, quando al riparo dal mondo, si poteva restare soli con se stessi davanti allo specchio deformato della propria coscienza reale, gli sembrava quanto meno ridicolo. Ma quello stato d'animo gli toglieva lucidita'. Il ricordo di quella donna amata doveva essere accantonato. Per il momento. Lo richiedeva il lucido raziocinio dell'indagine.
Si mise in movimento verso Praia Iracema. Sentiva che Michel doveva essere andato li. Del resto era la spiaggia del centro citta', dove tutti i Fortalensi andavano a svagarsi, persino durante la settimana, quando in Europa era inverno, e da loro estate. Mentre l'occidente era alle prese con smog , fango, merda e produzione, loro avevano sole, cocchi, sesso, mare e ancora sole. E certo, anche smog , merda e fango. Ma vogliamo mettere? Penso' Santoro . Quanto si sopportano meglio certe cose, se puoi bere una birra gelata in santa pace, mentre sotto un ombrellone osservi l'oceano infinito e una mulatta dallo sguardo malizioso con i suoi occhi da cerbiatta ti scioglie il ghiaccio persino nel bicchiere?
Passo' oltre, mentre alle sue spalle c'erano dei giardini sulle cui panchine erano seduti dei vecchietti che bevevano cocchi, ascoltavano i terribili e urlanti pappagallini verdi e osservavano l'oceano con la calma serafica di chi filosoficamente aveva compreso che la distanza con l'Europa fosse incolmabile persino in aereo. O in nave. Men che meno e follemente a nuoto. E questo sembrava rafforzare le loro convinzioni statiche.
In lontananza Santoro ammiro' la sagoma esterna di un edificio sul quale campeggiava la scritta icastica Mercado Central. Ricordo' che Vanessa glielo aveva descritto come il regno delle cianfrusaglie per turisti con prodotti tipici , maschere candomble'e collane e collanine, souvenir costosissimi che appena i viaggiatori stranieri si potevano permettere.
A quel punto si diresse verso Dragao do Mar, un'area che a Vanessa piaceva molto, tanto che tutte le volte che lei gli telefonava dal Brasile sembrava che fosse li ... o di li fosse appena tornata a casa . Un luogo magico dedicato a un personaggio del posto, tale Chico de Matilde, che combatte' per l'abolizionismo della schiavitu' dei neri. Era costituito da un vasto complesso di edifici, piazze e ponti, che attraversavano mostre, musei e dove si svolgono spettacoli musicali e culturali. Santoro attraverso' un ponte metallico rosso dal quale si godeva lo splendido panorama di tavolini davanti a locali e ristorantini tipici, dove di solito stazionavano per ore artisti e borghesia culturale della citta', frammista a qualche turista miracolosamente sfuggito all'industria del puttanaggio locale. Spesso Vanessa raccontava che fra quei tavolini poeti di strada declamavano i propri versi . E cantanti girovaghi raccontavano in musica le loro peregrinazioni nell'immenso continente verdeoro.
Stette su quel ponte da dove godeva di un'ottima prospettiva della zona, per un bel po'. Il suo sguardo acuto avrebbe potuto catturare Michel in men che non si fosse detto o pensato. Ma Michel non c'era. O invece c'era ma Santoro non lo scorgeva .Perche' i sensi di Santoro erano ottenebrati dal ricordo nostalgico di una donna che aveva avuto la magia, non sapeva se reale o immaginaria, visto che era una sacerdotessa candomblecista, di catturare il suo cuore e ancorarlo in fondo al mare della propria anima, una volta tanto, sazia d'amore. Si sorprese a pensare questo. Era un carabiniere, ma era anche un uomo. E fare il maschio alfa della situazione persino nel silenzio dei propri pensieri, quando al riparo dal mondo, si poteva restare soli con se stessi davanti allo specchio deformato della propria coscienza reale, gli sembrava quanto meno ridicolo. Ma quello stato d'animo gli toglieva lucidita'. Il ricordo di quella donna amata doveva essere accantonato. Per il momento. Lo richiedeva il lucido raziocinio dell'indagine.
Si mise in movimento verso Praia Iracema. Sentiva che Michel doveva essere andato li. Del resto era la spiaggia del centro citta', dove tutti i Fortalensi andavano a svagarsi, persino durante la settimana, quando in Europa era inverno, e da loro estate. Mentre l'occidente era alle prese con smog , fango, merda e produzione, loro avevano sole, cocchi, sesso, mare e ancora sole. E certo, anche smog , merda e fango. Ma vogliamo mettere? Penso' Santoro . Quanto si sopportano meglio certe cose, se puoi bere una birra gelata in santa pace, mentre sotto un ombrellone osservi l'oceano infinito e una mulatta dallo sguardo malizioso con i suoi occhi da cerbiatta ti scioglie il ghiaccio persino nel bicchiere?
Iscriviti a:
Commenti (Atom)