giovedì 6 agosto 2015

Brasil, capitolo 7

Davanti al cancello dell'ingresso della dimora della sua defunta fidanzata, Vanessa Conceicao De Almeida, dette alcuni colpetti con le nocche della mano sinistra. Il suono di quei tocchi suono' alquanto sinistro. E per un momento i pappagallini verdi tacquero. Due minuti dopo il cancello si apri e la madre di Vanessa quasi si spavento', guardando il rubicondo faccione mediterraneo di Santoro. La meraviglia pervase i suoi occhi e cerco' di congetturare dentro di se' se stesse sognando oppure no. 
" Ciao , Ana", disse Santoro. E sorrise in modo controllato. Ana,  madre di Vanessa, una donna di colore di origine bahiana, ancora incredula, si fiondo' ad abbracciare quello che era il suo ex genero. Ma fu un abbraccio forzato, poco convinto e senza nessuno slancio passionale. E Santoro non seppe dire dentro di se' se fosse dovuto al riaprirsi di una ferita nel ricordo della figlia o a qualcos'altro di non meglio definibile che avrebbe potuto benissimo pero' essere ascritto nel campo dello scarso gradimento della sua presenza.
Ana lo invito' ad entrare. Subito dopo gli dette un buffetto affettuoso sulla nuca e lo rimprovero' per non aver avvisato di quella sua visita improvvisa. Entrarono in casa. Dentro c'era fresco, due o tre ventilatori di vecchia generazione accesi e la tv, perenne acquario caleidoscopico, presenza costante e dispensatrice di soporifere quanto seguitissime soap operas meglio definite in quei lidi come "novelas". In quel momento in tv, Santoro non pote' fare a meno di notarlo, ce n'era una, di novela, che trattava della vita di Garibaldi, l'eroe dei due mondi che in Brasile c'era stato veramente. Il titolo che campeggiava in calce sul teleschermo sotto le immagini che in quel momento si irradiavano nel buio e nella frescura  di quell'antro della sala d'ingresso sembrava fosse:" A casa das sete mulheres". Vale a dire " La casa delle sette mogli". C'era della gente stravaccata li intorno su divani sedie e tappeti, tutti scalzi, immagino' Santoro, dal momento che non si era ancora abituato gli occhi al buio di quell'interno, giacche' proveniva dal sole esterno a quell'ora decisamente abbacinante. Dedusse che erano tutti scalzi dal fatto che fuori, parcheggiate in ordine sparso, era pieno di " havaianas", le caratteristiche ciabatte a infradito, com'era tradizione delle maggior parte delle famiglie di quella parte di Brasile ancora in via di sviluppo e dove il clima era di perenne estate. Poi piano piano vide due occhi luccicanti, due lapislazzuli nella notte e quei capelli lungi e neri, nonostante i cinquant'anni passati da un pezzo, della cia Maritza, la sorella di Ana. Viveva con loro. Santoro , per degli arcani motivi alchemici al limite del metempsicotico, sembrava essere a lei particolarmente simpatico. Sembrava che stravedesse per lui. Eppure lo aveva conosciuto solo qualche giorno e per di piu' al funerale di Vanessa, sua nipote. Infatti lo abbraccio' con molto calore. Santoro avverti il suo abbraccio caldo, franco, quasi sensuale. E quella creatura senza eta' che sembrava provenire da un'epoca arcana o ancora al di la' da venire, gli trasmise un calore corporeo che quasi gli lascio' addosso la febbre.
Poi via via si fecero avanti gli altri parenti. Cezar, il padre di Vanessa, un ex allevatore di galline ed ex ballerino di fevro. Perlomeno da quel che ricordava degli scarni racconti sulla propria famiglia di Vanessa. Un bell'uomo ancora in forma, tutti i capelli neri, nero di carnagione. Poi Andreina, la sorella di Vanessa, inspiegabilmente mulatta, ma somatico negroide anche lei, non di tipo africano, con zigomi sporgenti, ma caraibico, dai tratti dolci, europei quasi. Una ragazza sui trent'anni dall'evidente avvenenza. Capelli ricci e gonfi, occhi verdi, labbra tumide, seno scolpito di quelli che a Santoro faceva venire in mente il concetto del poterci appendere la borsa da calcio. Anche lei abbraccio' Santoro con molto trasporto. Un trasporto ben oltre il senso di ospitalita'. Infine Michel, un ragazzo filiforme, anch'egli sui trent'anni, altro fratello di Vanessa, che senza troppo entusiasmo dette il benvenuto a Santoro con lo stesso entusiasmo che avrebbe potuto avere nell'abbracciare un alveare. Santoro avverti subito qualcosa di strano. Come se il ragazzo non gradisse la sua visita. Era rabdomantico, in questo. E tutti questi saluti e convenevoli gli avevano creato i presupposti per un attacco di colite in piena regola. Chiese ad Ana, la padrona di casa , se poteva usufruire del bagno. Lei lo accompagno' personalmente. Davanti alla porta del bagno gli disse che dopo avrebbe trovato pronta una tazza di valeriana. Evidentemente Vanessa aveva raccontato alla famiglia di questo suo disturbo ansioso. Ma piu' che indispettito si senti rassicurato. Una volta in bagno si sedette sulla  tazza dopo che la ebbe foderata di carta igienica come si deve. Comincio' a congetturare. Aveva la netta impressione che li in quella casa ci fossero le chiavi della cassaforte dei misteri di Vanessa. Si rilasso' per un momento e penso', non senza un certo fastidio, a quanto fosse difficile defecare senza leggere qualcosa. Davanti a lui c'era il fustino di un detersivo. E comincio' a leggerne i componenti in portoghese.

domenica 2 agosto 2015

Brasil, capitolo 6

Santoro si fece lasciare poco prima dell'abitazione di Vanessa. Non voleva presentarsi sull'uscio con il taxi, per non impaurirli. E perche' voleva comunque fidare sull'effetto sorpresa. Non che s'aspettasse grandi cambiamenti. Aveva gia' appreso da Vanessa che la vita in Brasile, specie in quelle regioni del nordest,  si svolgeva in modo lento e uguale, oziosamente ripetitiva quanto a ritmi, tergiversante, come un boa, in attesa dei quattro giorni fatidici del Carnevale, O Carnaval, un rito mistico e religioso dietro al quale si celava una vera e propria industria di costumi , carri allegorici e indotti vari,  che per i brasiliani doveva riscattare quella vita piatta e oziosa, fatta di stenti , pur senza i propri piccoli svaghi fatti di cerveza bem gelada, birra gelata , Antartica, in questi lidi, servita in bottiglia gelida vestita da un recipiente di polistirolo, perche' si riscaldasse il piu' tardi possibile, sesso e forro', tradizionale "salsa" nordestina. Il Brasile , penso' Santoro, mentre si avvicinava a piedi verso l'abitazione di Vanessa, era geograficamente , sul piano climatico e come sviluppo tecnologico, il contrario dell'Italia, il suo paese: il sud, con Sao Paulo come capitale, sorta di Milano sudamericana alla dodicesima, piu' freddo e umido, con grandi comparti produttivi di industria pesante, e il nord, invece, specie il nordest, piu' simile al meridione d'Italia e se possibile in molti casi ancora primitivo e inesplorato, agropastorale, caldo , sitibondo, povero, ma affascinante, misterico, ricco di culti africani e cristianesimo evangelico.
A piedi, prima di presentarsi sull'uscio di casa di Vanessa, decise di fare un giro del quartiere. Un "bairro", questa la definizione di quartiere in portoghese, in cui c'erano inclusi gli aspetti essenziali  di una comunita': un supermercato, una chiesa, un campo da calcio cosparso di sabbia in cui in quel momento, pieno giorno, si disputava una partita fra ragazzi che a quell'ora nell'emisfero opposto del pianeta sarebbe stato raro vedere [dato che c'era la scuola o il lavoro], la fermata degli autobus con una pensilina in calcestruzzo sbreccata a cui non era affisso alcun orario, dato che sarebbe stato un elenco di consigli, piu' che altro...un paio di baracchini per birre e sanduiches, come chiamavano i panini in Brasile e la farmacia, pronunciato con l'accento sulla seconda "a", dove non era necessario alcuna ricetta medica per acquistare dei farmaci:qualsiasi farmaco. Dato che il servizio sanitario in Brasile era privatizzato. Se pagavi ti curavano, altrimenti all'ospedale dei poveri aspettavi l'obitorio. Ecco una cosa che Lula , l'attuale presidente, doveva fare, penso' Santoro. Rendere la sanita' pubblica. Il resto delle cose era fuffa, penso' . Ma c'era prima da pensare a dare tre pasti al giorno a tutti i brasiliani. E forse Lula doveva procedere per gradi. Si sorprese a fare queste considerazioni. Ma stava solo prendendo la rincorsa, scaldando i neuroni. Per quanto, riguardo al caldo, pur vestito in modo minimalista, con bermuda e canotta e a zero catenine d'oro e orologi,come consigliavano le circostanze, per non attirare l'attenzione di microcrimine e affini, stava gia' cominciando a soffrirne. Sudava copiosamente e decise che era giunto il momento di rifugiarsi all'ombra dell'abitazione di Vanessa e di ficcare il suo faccione pugliese davanti ad una fattispecie di ventilatore stile "Apocalypse now". Fece un centinaio di metri sul marciapiede che a mala pena si distingueva dalla strada brecciosa, sotto alberi di goiaba e mango, con il sottofondo sonoro di quei terrificanti pappagallini verdi urlatori che dai rami piu' alti scandivano il loro chiacchiericcio ornitologico con la stessa fastidiosa alterigia di politici in un talk show. Intorno le abitazioni non erano come in una favela, le cosiddette "comunidades", senza intonaco, con muri di mattoni forati e file di panni stesi intorno, ma ben rifinite, con giardini circondati da muri alti in cima ai quali c'era del filo spinato, per impedire rapine o ladrocini. Un quartiere, si potrebbe dire, del ceto medio. Un ceto medio che stava cominciando a crescere, con le leggi di Lula sull'aumento dei salari e delle pensioni minime. Davanti all'abitazione di Vanessa il cancello era chiuso. Un cancello bianco metallico, davanti al quale Vanessa si era fatta scattare moltissime foto. Da sola , con vari personaggi del quartiere o con i suoi parenti. Una famiglia numerosa, quella di Vanessa. Dieci figli, di cui lei era una delle ultime. Ma con i genitori ormai anziani, vivevano ormai solo due sorelle, un fratello e qualche nipote sparso, che di quando in quando aumentava o scompariva, a seconda della transumanza in entrara o in uscita di questi "meninhos", che andavano ad aumentare altri nuclei familiari , liberando i loro genitori originari dal gravame del loro mantenimento. Diventando persino figli adottivi "per usucapione". A furia di ricevere pasti in un altra famiglia con meno figli e piu' disponibilita' economica. O persino per la quale nutrivano maggior simpatia, con cui avevano instaurato un miglior feeling.