venerdì 5 luglio 2019

Lisboa 18

Gironzolò ancora nei pressi del luogo del delitto. La zona era 

circondata da nastri e c'era un poliziotto a guardia. Il perimetro 

del ritrovamento del cadavere. Santoro doveva agire in fretta, 

usare uno stratagemma. Doveva creare un diversivo. C'erano 

degli autobus cabriolet , lì nei pressi, quelli  per fare delle gite in 

città, per i turisti pigri culi di pietra che vogliono vedere la 

maggior parte dei monumenti standosene seduti . Si avvicinò ad 

uno di quei bestioni di metallo. Entrò dentro. All'interno del 

piano inferiore, che era quello coperto, c'era un tizio sulla 

sessantina, seduto. Doveva essere un tedesco. Un uomo con la 

barba bianca, vestito bene, con uno zaino da turista e una faccia 

da turista e un naso da bevitore di birra. Occhi azzurri.

Senza esitazione gli si avvicinò e con quel po' di inglese che 

conosceva cominciò a insultarlo. A dargli del nazista. L'uomo 

cominciò a ad alterarsi. Quando Santoro gli diede nuovamente 

del nazista, il tedesco si alzò per reagire fisicamente agli insulti 

 Un altro tizio che era seduto poco dietro, doveva essere un 

inglese si mise in mezzo per bloccare il tedesco. 

Presto si creò un capannello. Il poliziotto lì nei pressi , era da 

solo. Capì che stava accadendo qualcosa che necessitava di un 

suo intervento. Abbandonò la sua postazione. A quel punto 

Santoro sgusciò via lasciando che il casino che aveva creato si 

sviluppasse da sé. Quando il poliziotto entrò dentro, Santoro 

uscì dalla porta sul lato dell'autobus, percorse il perimetro del 

mezzo e rientrò dalla porta del sedile di guida. Manovrò una 

leva, tirò via la chiave dal quadro ( l'autista in quel momento 

non c'era) e richiuse dentro tutti. Quelli che litigavano ed il 

poliziotto non si accorsero di niente. Santoro doveva agire in 

fretta. Passò sotto i nastri del perimetro del luogo del 

ritrovamento del cadavere e cominciò ad ispezionare l'erba 

intorno. C'erano stati degli specialisti, prima, senza dubbio. Ma 

qualcosa sempre sfugge, pensò. Osservava minuziosamente ma 

non trovava nulla. Poi vide un mozzicone di sigaretta. 

Inspiegabilmente lasciato lì dagli uomini della scientifica. Con 

un fazzolettino di carta lo raccolse , raggomitolò il tovagliolino  e 

se lo mise in tasca. Forse non era nulla o forse addirittura 

poteva essere della sigaretta dell'assassino. O di qualcuno degli 

assassini. C'erano molte orme intorno alla sagoma di cartone del 

cadavere. Forse erano in parecchi. Il poliziotto nel pullman  notò 

qualcosa e fece per scendere dall'autobus. Ma restò bloccato nel 

mezzo. Gracchiò qualcosa nel suo woki toki. E Santoro capì che 

era il momento di levare le tende. Come un fulmine prese la 

salita a destra della raggiera di strade intorno alla statua del 

marchese Pombal e velocemente scomparve nel traffico 

attraversando la strada , confondendosi con la gente.

Era ormai lontano e percorreva rua da Artilharia, lungo il muro 

di graffiti , con Tupac e Marilyn Monroe che la facevano da 

padroni sullo sfondo grigio del muro che sarebbe stato 

insignificante come perimetro di edifici amministrativi.

A zig zag entrò nelle strade lì intorno. Poi il cellulare squillò. Era 

Cazzaniga. Aveva trovato un posto per Santoro, dove nessuno gli 

avrebbe chiesto documenti o generalità né affini. Santoro annotò 

mentalmente l'indirizzo. Cazzaniga disse che per i documenti ci 

sarebbe voluto molto tempo. Tempo che Santoro non aveva. 

Chiuse il telefono. Si fermò lungo la pensilina di una 

fermata degli autobus. Sotto la pensilina c'era una mappa di 

Lisbona. Non aveva bisogno di nessun telefono di nuova 

generazione. Topografia, ecco cosa sarebbe bastato. Nozioni di 

base. Sotto i quadranti della mappa individuò l'indirizzo. Si 

orientò individuando rua da Artilharia, dov'era in quel 

momento. E si diresse verso rua Marques De Fronteira. Sempre 

a piedi. E di fretta. In una perpendicolare, al numero 12, suonò 

al citofono. Sul citofono c'era scritto Fernandes. Una voce chiese 

chi fosse.

-Sono Santoro, disse Santoro. Il portoncino si aprì di seguito ad 

un rumore di scossa elettrica e Santoro vi entrò dentro come un 

razzo.

Una signora anziana gli fece cenno, in cima alla rampa di scale 

(che Santoro percorse come un praticante di crossfit) che poteva 

entrare. C'era un corridoio e lungo il corridoio, cinque o sei 

porte. La signora con una chiave ne aprì una. Fece cenno a 

Santoro di entrare. In portoghese disse che più tardi sarebbe 

venuto e trovarlo il dottor Merzagora. Chi fosse questo dottor 

Merzagora , a Santoro, non era dato di sapere. Ci avrebbe 

pensato più tardi. Si stese sul letto, un letto singolo. La camera 

era carina. Annesso c'era anche un piccolo bagno con doccia. La 

vecchia che lo aveva accolto, come gli aveva preannunciato 

Cazzaniga, non gli aveva chiesto alcun documento. Pochi minuti 

dopo Santoro si addormentò. E sognò il dottor Merzagora. 

Aveva la faccia di Michael Caine.