circondata da nastri e c'era un poliziotto a guardia. Il perimetro
del ritrovamento del cadavere. Santoro doveva agire in fretta,
usare uno stratagemma. Doveva creare un diversivo. C'erano
degli autobus cabriolet , lì nei pressi, quelli per fare delle gite in
città, per i turisti pigri culi di pietra che vogliono vedere la
maggior parte dei monumenti standosene seduti . Si avvicinò ad
uno di quei bestioni di metallo. Entrò dentro. All'interno del
piano inferiore, che era quello coperto, c'era un tizio sulla
sessantina, seduto. Doveva essere un tedesco. Un uomo con la
barba bianca, vestito bene, con uno zaino da turista e una faccia
da turista e un naso da bevitore di birra. Occhi azzurri.
Senza esitazione gli si avvicinò e con quel po' di inglese che
conosceva cominciò a insultarlo. A dargli del nazista. L'uomo
cominciò a ad alterarsi. Quando Santoro gli diede nuovamente
del nazista, il tedesco si alzò per reagire fisicamente agli insulti
Un altro tizio che era seduto poco dietro, doveva essere un
inglese si mise in mezzo per bloccare il tedesco.
Presto si creò un capannello. Il poliziotto lì nei pressi , era da
solo. Capì che stava accadendo qualcosa che necessitava di un
suo intervento. Abbandonò la sua postazione. A quel punto
Santoro sgusciò via lasciando che il casino che aveva creato si
sviluppasse da sé. Quando il poliziotto entrò dentro, Santoro
uscì dalla porta sul lato dell'autobus, percorse il perimetro del
mezzo e rientrò dalla porta del sedile di guida. Manovrò una
leva, tirò via la chiave dal quadro ( l'autista in quel momento
non c'era) e richiuse dentro tutti. Quelli che litigavano ed il
poliziotto non si accorsero di niente. Santoro doveva agire in
fretta. Passò sotto i nastri del perimetro del luogo del
ritrovamento del cadavere e cominciò ad ispezionare l'erba
intorno. C'erano stati degli specialisti, prima, senza dubbio. Ma
qualcosa sempre sfugge, pensò. Osservava minuziosamente ma
non trovava nulla. Poi vide un mozzicone di sigaretta.
Inspiegabilmente lasciato lì dagli uomini della scientifica. Con
un fazzolettino di carta lo raccolse , raggomitolò il tovagliolino e
se lo mise in tasca. Forse non era nulla o forse addirittura
poteva essere della sigaretta dell'assassino. O di qualcuno degli
assassini. C'erano molte orme intorno alla sagoma di cartone del
cadavere. Forse erano in parecchi. Il poliziotto nel pullman notò
qualcosa e fece per scendere dall'autobus. Ma restò bloccato nel
mezzo. Gracchiò qualcosa nel suo woki toki. E Santoro capì che
era il momento di levare le tende. Come un fulmine prese la
salita a destra della raggiera di strade intorno alla statua del
marchese Pombal e velocemente scomparve nel traffico
attraversando la strada , confondendosi con la gente.
Era ormai lontano e percorreva rua da Artilharia, lungo il muro
di graffiti , con Tupac e Marilyn Monroe che la facevano da
padroni sullo sfondo grigio del muro che sarebbe stato
insignificante come perimetro di edifici amministrativi.
A zig zag entrò nelle strade lì intorno. Poi il cellulare squillò. Era
Cazzaniga. Aveva trovato un posto per Santoro, dove nessuno gli
avrebbe chiesto documenti o generalità né affini. Santoro annotò
mentalmente l'indirizzo. Cazzaniga disse che per i documenti ci
sarebbe voluto molto tempo. Tempo che Santoro non aveva.
Chiuse il telefono. Si fermò lungo la pensilina di una
fermata degli autobus. Sotto la pensilina c'era una mappa di
Lisbona. Non aveva bisogno di nessun telefono di nuova
generazione. Topografia, ecco cosa sarebbe bastato. Nozioni di
base. Sotto i quadranti della mappa individuò l'indirizzo. Si
orientò individuando rua da Artilharia, dov'era in quel
momento. E si diresse verso rua Marques De Fronteira. Sempre
a piedi. E di fretta. In una perpendicolare, al numero 12, suonò
al citofono. Sul citofono c'era scritto Fernandes. Una voce chiese
chi fosse.
-Sono Santoro, disse Santoro. Il portoncino si aprì di seguito ad
un rumore di scossa elettrica e Santoro vi entrò dentro come un
razzo.
Una signora anziana gli fece cenno, in cima alla rampa di scale
(che Santoro percorse come un praticante di crossfit) che poteva
entrare. C'era un corridoio e lungo il corridoio, cinque o sei
porte. La signora con una chiave ne aprì una. Fece cenno a
Santoro di entrare. In portoghese disse che più tardi sarebbe
venuto e trovarlo il dottor Merzagora. Chi fosse questo dottor
Merzagora , a Santoro, non era dato di sapere. Ci avrebbe
pensato più tardi. Si stese sul letto, un letto singolo. La camera
era carina. Annesso c'era anche un piccolo bagno con doccia. La
vecchia che lo aveva accolto, come gli aveva preannunciato
Cazzaniga, non gli aveva chiesto alcun documento. Pochi minuti
dopo Santoro si addormentò. E sognò il dottor Merzagora.
Aveva la faccia di Michael Caine.