lunedì 28 agosto 2017

La pianista cinese, capitolo 25

La sera andava inoltrandosi e i due rappresentanti delle forze dell'ordine erano diretti in una delle zone più popolari di Roma: il serpentone di Corviale. Era chiamato così perché da lontano appariva come un anaconda gigantesca costituita da case popolari costruite negli anni '60. Migliaia di appartamenti costruiti per il popolo, per i cosiddetti meno abbienti. Per la precisione in via Poggio Verde. Il civico era un po' da interpretarsi, dette a intendere Agostinelli.


-Ci andiamo con i mezzi, ok?, disse Santoro.
-Ok, Marescià, disse Agostinelli.
-Sicuro?, aggiunse.
Santoro lo guardò senza replicare.
-Prima però beviamoci una cosa ad un bar, disse il maresciallo pugliese.
Lì nei pressi Santoro fu catturato dall'insegna di un bar. Bar Brasil. Considerati i suoi precedenti tropicalisti decise che era il caso di andare lì. Agostinelli fece una faccia perplessa, ma acconsentì.
Entrarono. Al banco c'era un signore italiano di mezz'età, al momento inoperoso.
-Senta. disse Santoro, vorrei una cosa dissetante, che ne so, una coca cola.
Il tizio, brizzolato, tarchiato, con una divisa impeccabile, in puro accento romanesco fece-se fa presto a dì coca coca. Che tipo, coca zero zucchero, light, zero zucchero e limone o normale?
Santoro e Agostinelli si guardarono in faccia.
-Ok, facciamo una birra, disse Agostinelli.
-Eh, fece l'uomo, se fa presto a dì una bira. Che marca?
-Una qualsiasi, disse Santoro, ce l'avete la Dreher?
-Che tipo, disse l'uomo, al limone , 4 gradi, come?
Santoro guardò Agostinelli . Si guardarono.
-Facciamo un bicchiere d'acqua, disse Santoro...quella ce l'avrà, no?
-Gasata, effervescente naturale....
-Aoh, ma vedi d'annartene a fanculo, disse Agostinelli.
I due uscirono. Non era aria. Sembrava una barzelletta.


Mentre stavano andando a prendere un autobus, Agostinelli stava smanettando nel suo smartphone.
-Marescia, volete leggere le recensioni su quel bar su Trip Advisor?
-No, disse Santoro.
-Perché?
-Perché non so cosa cazzo è Trip Advisor.
-Va be', lassamo perde...volevo solo dire che ho capito perché su quel bar ci sono più recensioni negative che altro.
-Perché? chiese Santoro.
-Va be', ma voi me state a coglionà...disse Agostinelli.
Santoro sorrise.
Anche Agostinelli sorrise.
-Sarà meglio che se sbrigamo, fece il Brigadiere romano.


Presero un autobus, il 64. Poi ad un certo punto avrebbero preso il 98. Ci avrebbero messo una quarantina di minuti.
Salirono sull'autobus.
Costeggiarono la zona Vaticana  e presero per via Gregorio VII. A Roma in qualunque zona transitassi c'erano vie intitolate a Papi , Arcivescovi, Cardinali, mai una via intitolata ad un Prete semplice di periferia. I preti semplici di periferia dovevano morire assassinati per beccarsi intitolata una via.
Poi presero un pezzo di via Aurelia Antica  e furono in via Bravetta. Lì nei pressi c'era uno dei luoghi più tristemente famosi in Italia per le esecuzioni sommarie: Forte Bravetta.  Lì, durante l'ultima guerra l'ufficiale della Gestapo Kappler fece fucilare 77 partigiani. Santoro omise di riferirlo ad Agostinelli. Probabilmente avrebbe detto che era una polveriera. Che era poi la funzione a cui fu adibita in seguito alla seconda guerra. Ma poi era giusto trasmettere certi valori insiti nella costituzione alle giovani generazioni, pensò Santoro? O avrebbero dovuto farsi le ossa da sé? In attesa di darsi una risposta impossibile, seduto su un sedile traballante, assistette all'ingresso dei controllori.
La scena fu comica.
L'autobus era pieno di stranieri, alcuni dei quali di colore, magrebini , asiatici e quant'altro. Santoro e Agostinelli erano gli unici italiani. I controllori si diressero verso loro.
-Biglietto?, fece uno dei due controllori, un quarantenne robusto con barba curata.
-Cos'è, dolcetto o scherzetto? disse Santoro.
-Faccia poco lo spiritoso e favorisca il biglietto, fece l'altro dei due che sembrava Tony Curtis di attenti a quei due con decisamente qualche decina di libbre in più.
-Carabinieri, disse Agostinelli tirando fuori il tesserino e sbattendolo sotto il muso di "Barba Curata".
-Scusate...mah, siete in servizio?, fece Tony Curtis.
-Beh, la domanda è curiosa, non crede? Siete saliti sull'autobus e di 40 persone presenti nel mezzo siete venuti dritti dritti da noi. Che c'abbiamo la faccia dei portoghesi?
-No...disse "Barba Curata", e che è inutile che facciamo le multe a questi, tanto non le pagheranno mai. Anche se hanno un documento non hanno fissa dimora o la cambiano in continuazione. Tempo perso.
-Perché sono stranieri?, chiese Santoro.
-Be'...sì, disse "Tony Curtis".
-Be', anche noi , in un certo senso, lo siamo, fece Santoro.
-In che senso?, chiese "Tony Curtis".
-Non abbiamo pagato il biglietto...siamo portoghesi!
Barba Curata dette un'occhiata a Tony Curtis in sovrappeso. Alla fermata successiva scesero. La loro giornata era stata più di merda del solito.


Erano quasi arrivati, e avevano attraversato in autobus un bel pezzo di Roma.
Scesero in zona Corviale e fecero un po' di strada a piedi. Tutt'intorno cemento rabberciato, asfalto e qualche stelo d'albero messo lì a giustificare un ridicolo concetto di valorizzazione umana.
La caccia stava per cominciare.