lunedì 2 maggio 2022

Il caso Peskov

 

Il caso Peskov
















Santoro stava sorseggiando un tè deteinato. Se ne stava seduto al Tavolo del Maresciallo, al Cin Cin bar di Corso Buenos Aires, Milano. Ore nove circa di mattina di una giornata di febbraio, fredda e assolata. Strano per Milano. Il quotidiano “Il sole 24 ore” lo dovevano aver fondato a Milano con intenti evocativi, pensò. Oramai erano circa trent'anni, che era a Milano, e pensò che era rimasto terrone dentro, se pensava ancora a queste battute trite e ritrite. Quando uno non si sente del tutto del posto...pensò, è così. Ed era un po' quello che doveva essere successo a Putin, riflettè, tra se', il quale aveva scatenato una guerra contro la confinate Ucraina, perchè, non più comunista, non più sovietico, a ritroso, aveva riscoperto i Romanoff. Lenin si stava rivoltando nella tomba. Era una guerra stupida, stava pensando, come tutte le guerre. Gli uomini da che mondo e mondo delinquevano. Ma le guerre no. Le guerre ammazzavano vecchi, donne e bambini. In massa. E a Santoro questo non piaceva per nulla. E poi c'era ancora il covid. Santoro, seduto al suo tavolo, intitolato informalmente a lui, eletto da lui stesso suo ufficio, era all'aperto e quindi non era obbligato alla mascherina. C'è il Carnevale, pensò, ma noi siamo già vestiti da medici e infermieri. Medici e infermieri, senza camice, senza guanti di lattice, ma con la mascherina chirurgica. Almeno non si sentivano bene le idiozie tipiche che dice la gente in attesa di quelle più grosse che dicevano i politici da quella stessa gente votata. E lui doveva difendere questo sistema di vita. Doveva mettersi agli ordini di cotanti autorità e difendere il loro diritto a governare. No, pensò Santoro. La verità era che il potere non gli piaceva.

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Gli piaceva la giustizia. Ma non sempre, anzi quasi mai, le due cose coincidevano. Pazienza. Si sarebbe accontentato della giustizia. Gli allori se li sarebbero goduti le gererchie militari e politiche, a ruota. Tanto il mondo non lo avrebbe cambiato. Cercava solo di non farsi cambiare da lui. Strano ragionamento per uno che indossava una divisa perchè era un Maresciallo della Benemerita. Ebbene lui nella benemerita, nei Carabinieri, Semper Fidelis, ci credeva. Credeva anche nella Costituzione del suo paese molto più di quanto le autorità poliche stesse, ancora, ci creessero. Queste cose potevano fare di lui un elemento inaffidabile? Una specie di eversivo in divisa da Carabiniere? Era un Carabiniere ed avrebbe continuato a farlo. Solo che, ogni tanto, un comizio ai neuroni del proprio cervello, se lo doveva fare. Per rispetto per se stesso. E per la propria intelligenza.


Si alzò. Indossava il suo classico impermeabile milk&cofee alla Tenente Colombo (faceva servizio in borghese, nel nucleo ivestigativo, sezione omicidi), lasciò del contante sul tavolino e si avviò sul corso.

Mentre passeggiava amabilmente su Corso Buenos Aires, in mezzo ad una folla di persone che andavano su è giù così velocemente come se fossero in ritardo al lavoro, gli squillò il cellulare. Il suo Nokia preistorico, che non si ostinava a cambiare. Tante volte Cazzaniga suo fraterno collega della omicidi dei Carabinieri, milanese doc, lo aveva spinto a cambiarlo. Mostrandogli le meraviglie del suo smartphone. Ma non ne aveva voluto sapere. -Uellah, Sciur Marescial, disciules,

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Modernizzati. Chest chi fa persino le riprese filmate. Può essere molto utile per le indagini, gli aveva detto Cazzaniga.

-A me sembra molto utile per vedere quei filmetti per segaioli. Non fa per me, aveva replicato Santoro.

Santoro prese il Nokia dalla tasca dell'impermeabile. Ci mise un po' a sfilarlo, perchè era un telefono molto grande persino per le tasche dell'impermeabile.

-Pronto, sono Santoro.

-Lo so che è lei, Santoro, dato che la sto chiamando sul suo numero.

Era il Capitano Gianuli. Ed era giù fuori dai gangheri a quell'ora del giorno.

-Comandante, come va? A cosa debbo l'onore.

-Comandante? Santoro, ma ha bevuto?

-No, perchè, non è il mio comandante?

-Si, certo, ma al massimo, Signor Capitano. Non siamo in un film sui marines, disse Gianuli, pronunciando “marines” così com'era scritto. Santoro sollevò gli occhi al cielo.

-Va be', signor Capitano, venga al punto, disse Santoro un po' seccato.

-Il punto è che se non la chiamo io, lei qui, in via Moscova, non ci viene mai. E io debbo sempre rincorrerla al telefono e schiodarla da quel posto equivoco dove lei se ne sta sempre buttato tutto il giorno a bere.

-Signor capitano...il posto equivoco è un bar e io me ne sto tutto il giorno a bere camomilla... perchè ho la colite.

-Appunto, disse Gianuli.

-Be', da come l'aveva detto sembrava parlasse di Marlowe.

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-Marlon Brando?

-Lasciamo perdere, disse Santoro, coraggio, signor Capitano, mi edùca.

-Ha sbagliato l'accento, se n'è accorto? Da un letterato come lei no me l'aspettavo, fece Gianuli. Santoro ne aveva gli zebedei pieni.

-Comunque, Maresciallo, deve venire subito in sede. C'è stato un omicidio. Un addetto del consolato russo. Trovato morto nella sua abitazione. Dunque, vediamo dove...ah, ecco, in via Lorenteggio, incrocio con via Tolstoj.

-Be', è normale, dove potevano trovare un russo morto, disse Santoro.

-Non la seguo, disse Gianuli. Santoro sollevò gli occhi al cielo. Questo è quasi laureato, pensò, e non riesce a collegare “Tolstoj” con “Russo”. Stiamo freschi.


Santoro bruciò le tappe e, con un taxi, andò in via Tolstoj. Una strada di Milano, piena di palazzi d'epoca che risalivano agli anni '50, forse. Proprio davanti al primo condominio, in congiunzione con via Lorenteggio, ormai resa irriconoscibile da perenni lavori per nuove linee di metropolitana e tram, notò un drappello di persone.

C'erano alcuni colleghi in divisa e altri dei Ris. Immaginò che i rilievi fossero già stati effettuati. Portavano tutti la mascherina, anche all'aperto. Anche se secondo le recenti disposizioni sembrava non essere più obbligatorio.

-Ciao Granci, come stai?

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-Bene...ehm, tu che sei di Milano, conosci qualche panificio, qui intorno, che venda focacce o affini?

-Be', Milano non è esattamente un paesello dell'appennino modenese, ma secondo me ci sarà. Qui vicino c'è il mercato al coperto. Vuoi che lì non trovi qualcosa che calmi i morsi della fame.

-Come sei sofisticato, Santò, potevi dire qualcosa da sgranochiare, avrei capito lo stesso. Forse meglio. Così la fai sembrare un affare di stato.

Santoro sorrise. Non se la prendeva per quelle boutades, conosceva Grenci da una vita, era di Parma, ultimamente a Milano, perchè riconosceva alla sostanza dell'uomo la stessa bontà di un pezzo di pane fresco appena sfornato.

-Allora? Che mi racconti?

-E che ti racconto, Santò. Questo era un russo. Abitava in questo palazzo. Era un impiegato del consolato russo, qui a Milano. Spero solo che non ci siano dietro questioni politiche...con la guerra dietro l'angolo!

-Lo vedremo, lo vedremo, disse Santoro. Qualche idea su tipo di omicidio? Perchè è di un omicidio, che stiamo parlando, vero?

-Sì e no. Non si capisce bene. E' stato trovato impiccato, ma dai rilievi fatti, potrebbe essere stato impiccato dopo essere stato strangolato, per creare una messinscena.

-Uhm, interessante, questa cosa.

-Il Dottor Aliprandi potrà dirti qualcosa di più, al riguardo.

-D'accordo. Lo sentirò dopo l'esame autoptico.

-Ehi, ma non vuoi vedere il corpo?


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-E a che scopo? Cosa mai potrei rilevare che tu e i tuoi uomini non abbiate già rilevato. Avrò il rapporto sulla mia scrivania, quando è pronto. Grenci non sapeva se lo stesse prendendo per i fondelli o meno.

-Dimmi solo il nome, aggiuse Santoro

-Peskov. Igor Peskov.

-Grazie, poi esaminerò il tuo rapporto.

-Dove, al Cin Cin Bar? , disse a quel punto,Grenci, ghignando.

-Pure tu con questa storia. Guarda che la mia presenza, in ufficio, non è necessaria. E avendo casa piccola, dovevo avere un posto per studiare i casi.

-Già...il Tavolo del Maresciallo, disse Granci, ridendo.

-Be', che c'è, è pur sempre un tavolo!

-Il tavolo di un Bar, disse Grenci.

-Perchè, i tavoli degli uffici, sono diversi? Sono più pieni di capuccini e caffè i tavoli dei nostri uffici, che quelli dei bar, disse Santoro.

Grenci rise. -Mi hai fregato. E c'hai mica ragione, c'hai. Diavolo di un Santoro, ma da dove le tiri fuori 'ste idee, te? Sono tutti quei libri che leggi?

-Devo giustificarmi perchè nel tempo libero, leggo?

-No, no, che c'entra. Se è per questo c'è anche la sgnacchera, Santò.

-E vai a donne, chi te lo impedisce. Fa bene alla salute.

-E tu, Santò, alla salute non ci pensi?

Santoro gli sorrise. Non poteva replicare senza correre il rischio di sembrare melodrammatico. Quando avevi vissuto intense storie d'amore, il sesso passava in secondo piano. Non

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che per Santoro non fosse importante. Ma era una cosa che doveva accadere da se', non se lo doveva andava maniacalmente a cercare.


Due giorni dopo, Santoro era al Niguarda. Attraversò l'enorme cortile interno, diretto verso la stanza dei rilievi autoptici. Vestito come sempre in borghese, con il suo classico impermeabile, pantaloni comodi e scarpe da camminatore, mascherina chirurgica sul viso, fece il suo ingresso nella stanza dove avvenivano le autopsie. Aliprandi era piegato su un cadavere fresco fresco. Santoro tossì in lontananza, per farsi notare. Aliprandi si voltò lentamente . Altrettanto lentamente si ripiegò sul cadavere che stava esaminando.

-Buongiorno, Dottore, come sta? Face Santoro.

-Venga al punto, Santoro, tanto che come io sto non gliene frega niente.

Santoro era abituato alle rispostacce di Aliprandi. Era un can che abbaia non morde, tutto sommato.

-Caro Dottore, che mi dice del russo?

-E' una lingua che detesto. Sembra tedesco. Altra lingua che detesto.

-Ma come, lei che ha ascendenze austroungariche...disse Santoro ironicamente.

-Non mi prenda per i fondelli, il fatto di essere milanese non mi colloca automaticamente sul fronte austroungarico.

-Va be', siamo alle solite...che mi può dire dell'ex signor Igor Peskov? Chiese Santoro.

-E che le devo dire. E' stato strangolato e poi qualcuno ha

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messo in scena la sua falsa autoimpiccagione.

-Ah, fece Santoro, proprio così, a bruciapelo, me lo dice?

-E come vuole che glielo dica. Io meglio di così non glielo so dire, disse Aliprandi, seccato.

-Mi può dire qualche altro particolare?

-Certo, il tizio ucciso era russo.

-Questo lo sappiamo già, dottore.

-Era un modo per dire che è tutto. Non è abbastanza quello che le ho detto?

-Altro chè. E' un'autentico fulmine a ciel sereno...del resto Grenci lo aveva ipotizzato.

-E allora cosa cavolo è venuto a chiedermi? Disse Aliprandi.

-Volevo una conferma sui sospetti dei Ris, fece Santoro.

-Bene, ora che la riposta l'ha avuta, si tolga dai piedi, c'è gente che deve lavorare, qui, disse Aliprandi.

-Ueh, ma che caratteraccio...Dottore, le sono così antipatico?

-Non mi piacciono i terroni, disse Aliprandi.

-Già, fece Santoro. E' proprio così che iniziano le guerre.

-Come? Chiese Aliprandi incuriosito.

-Quando un idiota ripete le sue idiozie cento volte alla fine trova qualcuno disposto a credergli.

-Che cosa vuol dire?, fece Aliprandi.

-La saluto, dottur. Ci vediamo presto...purtroppo...

-Lo dice a me, io non smanio mica per vederla.

-Lo dicevo non per lei. Ma perchè purtroppo i morti non cessano mai.

Disse così, Santoro e uscì quasi di soppiatto, dalla stanza autoptica.

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Seduto al Tavolo del Maresciallo, al Cin Cin bar, Santoro era alla terza camomilla. Eppure chi passava nei pressi del tavolo lo guardava peggio che se fosse alla terza di wiskey. Alla terza bottiglia. La gente è strana, pensò. Di fronte a lui il fido Maresciallo Ambrogio Cazzaniga. Milanese da sette generazioni, sposato, due figli, Maresciallo ordinario, mentre Santoro aveva incarichi speciali, era pur sempre un Maresciallo. Ma trattava Santoro con una deferenza che non aveva neanche per gli ufficiali superiori. Lo ammirava. Ed erano amici. Ma nonostante ciò, gi dava ancora del lei. Santoro aveva provato ad autorizzarlo al “tu”. Ma non c'era verso, automaticamente, Cazzaniga tornava al lei damblè, senza neanche accorgersene.

-Allora, Ambrò, che ne pensi?

-Di cosa, sciur Marescial? Lo spritz è buono.

-Non dello spritz, chiaramente. Di questo cadavere russo che mi è piombato sul capo improvvisamente e minacciosamente.

-Minacciosamente? Perchè, sciur Marescial?

-Perchè di questi tempi, la morte di un russo e per di più, un addetto al consolato, è materia incandescente. Gianuli, dopo avermi rimproverato per non essere andato subito da lui, in luogo dell'essere passato, invece, direttamente da dov'era avvenuto il delitto e farmi dare qualche dritta fresca, non ha fatto altro che ribadirmelo. Pensa che mi ha detto che non sapeva se faceva bene ad affidarmi questa faccenda molto delicata.

-Non so cosa dir, sciur Marescial. Gianuli lo conosce meglio di me. Fra meridionali dovreste interdervi.

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-Mah...intanto sorvolerò sul “fra meridionali dovreste

interdervi”. Tanto lo so che l'hai detto in buona fede e senza malignità di sorta. Per venire al caso in questione, io direi di trattarlo come un qualsiasi altro omicidio. Non facciamoci depistare da ipotesi di regolamenti di conti con Ucraini o interne ai Russi. Roba di spionaggio o alra roba del genere. Se no non ne usciamo più. Può essere tutto o il contrario di tutto. Che ne dici?

-Mi non so. Il Marescial l'è lei.

-E sbilanciati, ogni tanto, Ambrò e che diamine!

-Be', Marescial, io invece avrei iniziato proprio da quella pista. Quella dello spionaggio interno o di un regolamento di conti a distanza con ucraini.

-Be', hai detto la tua. Ma io non ci credo. Per cui domani inizierò l'inchiesta a modo mio. E non nel modo in cui mi suggeriva Gianuli.

-Cosa suggeriva Gianuli? Chiese Cazzaniga. Era bassino, carnagione scura, coroncina di capelli intorno alla calotta cranica e calvo al centro. “Malpensa delle zanzare”, lo aveva apostrofato una volta, Santoro, una delle rare volte che gli avva fatto perdere le staffe.

-Gianuli suggeriva di parlare con il personale del consolato. Ma, ovviamente, andandoci con i piedi di piombo. Quelli, i russi, avranno peparato il personale a menadito. Saranno terrorizzati e non ne caveremmo un ragno da un buco.

-In che senso doveva andarci coi piedi di piombo? Lo incalzò Cazzaniga.

-Di fare domande generiche, senza voler dare l'impressione di

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voler ficcansare. E' un mio superiore e sto zitto, ma che cosa

voleva che facessi che andassi dai russi a cantare Toto Cotugno, al Karaoke?

Cazzaniga rise. Ma non comentò. Lui era più rispettoso delle gerarchie, di Santoro. Non che Santoro non lo fosse. Ma non sopportava le condotte eccessivamente zelanti e i due pesi e due misure. Ma se le doveva far andare bene. Del resto in tutte le catene gerarchiche c'erano gli stessi problemi: gli operativi risolvevano i casi e gli ufficiali se ne prendevano i meriti. Gli operativi soffrivano d'insonnia, di geloni, artrosi e altri regalini dei servizi in prima linea; gli ufficiali avevano trigliceridi e colesterolo sballati, a furia di tartine al salmone e spumantini pregiati. Dopo ogni conferenza stampa al termine di un'indagie di successo. Così andava il mondo. E non solo nei Carabinieri. L'andazzo era generale.

-Sciur Marescial, fece ad un certo punto Cazzaniga, facciamo quelli che se ne vanno?

Santoro assentì con il capo- domani vado dalla moglie di Peskov, aggiunse. Nel rapporto che mi hai portato c'è anche l'indirizzo. A quanto pare non abitavano insieme. Magari siamo fortunati e l'ha fatto accoppare lei.

-Magari, disse Cazzaniga.

Si salutarono. Santoro, a piedi, come sempre, dal Cin Cin Bar, se ne stava andando a casa, lì nei pressi, in viale Gran Sasso.

Aveva salutato Nando (Cazzaniga aveva preso un taxi), laureato di Avellino che faceva il cameriere lì al Cin Cin Bar. Nando era un vero esperto di calcio. E Santoro, che da ragazzo, due calci al pallone, li aveva tirati, se ne stava ad ascoltarlo

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estasiato, a volte per ore. Che talento sprecato. Come molti

italiani, avrebbe fatto una gran bella figura, come commentatore sportivo. In realtà era il suo sogno nel cassetto. Ma gli anni erano passati, aveva trovato solo quel lavoro e la sua laurea si era svalutata. La storia dell'umanità era costellata di trionfi e di fallimenti. Però più di fallimenti. Questo però non lo faceva dispiacere di meno. Uno alla fine, ad andare al bar ogni giorno e a scambiare qualche parola, stava pensando Santoro, finisce che si affeziona. Se avesse potuto , Santoro, per Nando, avrebbe fatto qualsiasi cosa. Gli ricordava se stesso, sballotato a Milano, i primi tempi. Non ci si abitua mai a Milano, se non ci sei nato. Provi sempre diffidenza, per questa città. Ti dà da mangiare, ma ti tiene sul filo del rasoio. Ti dà sempre l'impressione di essere nell'Eldorado. Ma finisci per vederlo passare vicino, questo treno per l'Eldorado, e sei ad un passo. Ma non riuscirai mai a prenderlo. Sono sempre gli altri che lo prendono, che arrivano prima. E non tutti perchè sono capaci. Magari sì, sono capaci. Di fottere il prossimo, pensò Santoro.


L'indomani mattina, Santoro era davanti al portone della moglie di Peskov. Suonò al citofono. Sul citofono c'era scritto Symbaieva. Era il cognome della moglie di Peskov, Cazzaniga era stato bravo e dettagliato, sulle informazioni al riguardo. Gli aveva anche detto che la signora Symbaieva usciva poco e sembrava non lavorasse. Il portone di aprì, ma nessuno rispose. Santoro citofonò ancora. Nessuna risposta. Mosca non pervenuta, pensò fra se ricordando i tempi della guerta fredda durante i

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quali da Mosca non pervenivano neppure le temperature .

Salì lungo le scale e guardò ad ogni piano i nomi a lato delle porte d'ingresso. Al terzo piano sul lato destro della prima porta a destra della tromba delle scale, lesse “Symbaieva”. Suonò. Il campanello trillò come una rana strozzata. La porta si aprì. Santoro la accompagnò ed entrò. Davanti a lui gli si fece incontro una donna alta, statuaria, in vestaglia rossa. Fumava e, Santoro non ne era certo, doveva essere brilla.

-Signora Symbaieva?

-Prego, si accomodi, chi la cerca? Disse quella donna mora dall'aspetto focoso, come ci si doveva attendere da una donna russa. Il suo accento ricordò a Santoro quello dei generali russi dei film di 007.

-Maresciallo Santoro, Carabinieri.

-Ah...Carabinieri. Mi piacciono le divise, ma lei non porta la divisa.

-Sono della squadra investigativa, non sono tenuto ad indossarla sempre. Se posso la indosso solo nelle cerimonie ufficiali. Poi del resto, forse lei non lo sa, ma noi Carabinieri, la divisa la indossiamo anche quando non la indossiamo. E' un abito mentale, concluse Santoro.

Lei sbottò a ridere.- Molto divertente, Maresciallo, molto divertente. Lei deve essere un uomo molto spiritoso.

-Scusi, signora, glielo devo chiedere...ma...per caso ha bevuto?

-Sì, certo, ho bevuto vodka. Tutti noi russi beviamo vodka, per uccidere i dispiaceri.

-E' dispiaciuta della morte di suo marito?

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-Non stavamo più insieme, ma non vuol dire che non sono

dispiaciuta per sua morte. Può concedermi questo?

-Io le concedo tutto quello che vuole. Non sono qui per giudicare. Sono qui per indagare sulla morte di suo marito. O ex marito.

-E che cosa vuole sapere da me, disse la Symbaieva, invitandolo ad accomodarsi sul divano del salotto.

-Signora Symbaieva...accennò a dire Santoro.

La donna lo interruppe-Olga, la prego, Maresciallo. Mi chiami Olga.

-D'accordo...ehm...Olga...Vengo al punto. Suo marito è stato ucciso e poi qualcuno ha inscenato un finto suicidio. Si tratta di omicidio. Ha qualcosa da dire al riguardo?

-Lo sapevo che non si era suicidato. Igor non era tipo di suicidio. Lui era russo autentico. Con tutti pregi di russo. Ma anche con tutti i difetti. Quando beveva molto lui mi picchiava. Poi usciva e andava con altre donne.

Santoro la osservò per sondare la veridicità di quello che andava affermando, la donna.

-Ma dica lei, che bisogno c'era con una donna così, vicino, di andare con altre? Disse la Symbaieva.

Santoro si ripetè quell'affermazione mentalmente facendola sua.

-Non lo so. Non sono uno psicologo, disse Santoro. Vorrei chiederle se lei per caso ha qualche sospetto. Non so, in questi casi si chiede sempre, suo marito aveva dei nemici? A parte la sua gelosia, voglio dire.

La donna lo fulminò con lo sguardo.-Tutti uguali voi uomini. Siete uniti fra voi.

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-No, si sbaglia. Io sono un investigatore della omicidi e devo

vagliare tutte le possibilità. Inclusa quella del delitto passionale. Si possa avere ragione o meno, comunque uccidere, fino ad ora, almeno, è un reato perseguibile.

-Ma io mai avrei ucciso lui. Io amavo lui. Anche se andava con altre.

-Benissimo, come risposta mi va bene. Allora non ha sospetti su chi possa aver avuto interesse ad ucciderlo? Non so, qualche sua amante gelosa...oppure colleghi di lavoro?

-Lei è un uomo strano, Maresciallo. Lei è unico venuto a parlare con me che non abbia insistito su motivi di politica. Che non abbia chiesto se mio marito è stato ucciso da russi o addirittura da ucraini, ora che c'è la guerra con loro...

-Potrei arrivare a chiederle queste cose dopo aver escluso le altre. Spesso certi delitti vengono compiuti in momenti che possono essere collegati ad eventi esterni, politica o altro, per depistare.

-Mio marito era fedele al governo russo. Lui stravedeva per Putin. Ma aveva anche buoni amici ucraini. Non credo nessuno di questi soggetti possono avere ucciso, lui.

-Perchè? Chiese inaspettatamente Santoro.

-Perchè mio marito era fedele al governo per motivi pratici. Non so se capisce. Non so quanto lui fosse d'accordo con governo russo. Ma a tutti risultava che lo fosse. E ad amici di consolato Ucraino, risultava che lui era funzionario fedele a Mosca, ma che non amava la guerra.

-Quindi qualcuno dei servizi segreti russi poteva avere interesse da eliminarlo? ,chiese Santoro.

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-No, perchè molti di loro erano come lui. Erano per governo per

motivi pratici. Non per ideologia.

-Capisco, disse Santoro. Non le viene poprio in mente niente?

-Forse qualcosa sì...lei mi è simpatico. Almeno non ha chiamato servizi russi Kgb, come dicono suoi colleghi. Questo era nome dei servizi durante Unione Sovietica. Non fanno corsi di aggiornamento, in polizia italiana?

Santoro sorrise interiormente. -Sì, ho capito cosa vuol dire. Ma venga al punto, per cortesia. Chi poteva avere interesse ad eliminare suo marito.

La Symbaieva tacque un minuto. Poi versò della vodka in un bicchiere accanto alla bottiglia che stazionava lì davanti al tavolino davanti al divano. Bevve tutto d'un fiato. Ne offrì a Santoro.

-No grazie...ho la colite, gli scappò di dire al Maresciallo.

La Symbaieva scoppiò a ridere.-Mi piace molto lei, Maresciallo. Io voglio aiutare lei. Ecco, c'era una donna che frequentava mio marito. Lei era molto gelosa. Era sposata anche lei. A mio marito piaceva il rischio. Sposate erano un rischio. Il marito era uno ricco. Un industriale. Ecco, aveva un'industria di armi.

-Un'industria di armi? Cape de cazze, gli scappò a Santoro.

-Cape de? Fece la Symbaieva.

-No, niente, è un'esclamazione del mio dialetto d'origine, lasci stare. Piuttosto, che aspettava a dirmelo. Sa il nome di questa donna?

-Sì, certo. Si chiama Lara. Lara Semplici.

-Vi siete conosciute?

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-Purtroppo sì. Lei mi ha minacciato. Mi ha detto di stare

lontana da mio marito. Lei diceva che amava uomini russi. Che suo nome veniva da Lara del Dottor Zivago, di Psaternak. Conosce, Maresciallo?

-Sì, disse Santoro. Ho letto il libro.

-Oh, fece la Symbaieva, cosa ci fa lei nei Carabinieri.

-Sa una cosa? E' curioso. I primi tempi a Milano, quando dicevo che venivo dalla Puglia, dal Salento, dove c'è il mare, tutti qui mi dicevano, ma cosa ci fa lei qui. E oggi molti mi dicono, cosa ci fa nei Carabinieri, uno che legge e ascolta musica classica? Ma perchè la gente non si fa un tir di cacchi propri?

-Ascolta musica classica? Ma lei è uomo da sposare, disse la Symbaieva. Si alzò e si avvicinò pericolopsamente al Maresciallo pugliese. Lui fece appena in tempo a schivarla e lei cadde rovinosamente sulla sua parte di divano.

Sembrava svenuta. Santoro la rivoltò, la mise sdraiata. Le dette qualche schiaffetto in faccia.

-Io sto bene, Maresciallo, disse la Symbaieva. Ma perchè non vuole venire con me?

-Perchè è un testimone. Ed è implicata in un'indagine, rispose prontamente.

-Se non ero nell'idagine lei venire con me?

-Be', magari terminata la sbronza...la sua...non avrei disdegnato.

La Symbaieva gli sorrise. -Allora dopo, Maresciallo, finita l'indagine, passa a trovarmi?

-Vedremo, disse Santoro. Per il momento si tenga a disposizione. Salutò la donna e uscì nella tromba delle scale.

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L'odore forte di vodka e sigarette invadeva ancora le sue

narici. Non era abituato a quel tipo di donna.

Ma ne apprezzava la schiettezza. Dopotutto qualcosa aveva rimediato. Un nome: Lara Semplici. Era da quel nome che doveva ripartire. Per quel giorno ne aveva abbastanza. Con il Nokia chiamò un Taxi. -Viale Gran Sasso, disse al tassista, una volta entrato nella mercedes bianca Farago 4. Il tassista cominciò a parlare del covid e della guerra. Voleva mettersi l'elmetto e andare a combattere. Anche Santoro voleva mettersi l'elmetto. Per proteggersi dalle cazzate che gli piovevano da tutte le parti. Il mondo era già abbastanza pieno di presidenti del consiglio e commissari tecnici della nazionale. Poi erano arrivati i virologi. Adesso toccava agli strateghi militari ed esperti di geopolitica. Era stufo. Non ne poteva più.


Una volta a casa, mise l'impermeabile sull'appendino, accese lo stereo. Le note di Rachmaninov inondarono la casa. E il piacere caldo di quelle note lo rimise in connessione col mondo della bellezza. Per un attimo pensò al fatto che Rachmaninov fosse russo. Un sacco di geni erano russi: Dostoevskij, Gorki, Majakowski. Doveva rinunciare a tutto questo perchè un folle aveva reso la Russia antipatica al mondo, invadendo l'Ucraina? E i russi che non erano d'accordo? Il mondo sembrava impazzito. Ci mancava solo che boicottassero i geni russi per diventare peggio di chi si voleva combattere. Ma esprimere quelle considerazioni al Capitano Gianuli, sarebbe equivalso a metterlo subito nel novero dei simpatizzanti di Putin. Non gli sembrava una gran differenza con il fatto che Putin volesse

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creare un nuovo social alternativo a Instagram. Perchè

Instagram voleva andarsene dalla Russia. I canali diplomatici

dovevano restare sempre aperti. Ecco, anche lui faceva lo stratega militare. Per cui si disse, Gabriè, lascia perdere, hai già abbastanza grattacapi per la testa. Concentrati sull'indagine. Mentre lasciava bollire l'acqua per le orecchiette di farina nera, chiamò Cazzaniga.

-Cazzanì, sei tu?

-Certo che sun mi, chi voleva che fosse?

-Lo so, era un modo di dire, di attaccare discorso.

-Prego Sciur Marescial, se mi chiama adesso, vuol dire che vuole qualcosa.

-Sì, infatti, non negò Santoro...

-Sono pronto, sciur Marescial.

-E basta con sto sciur Marescial, Cazzanì, da quanti anni ci conopsciamo?

-Troppi, disse lui.

-Be', che vuoi dire?

-Niente, volevo dire quello che ho detto.

-Mi pareva un accenno di ribellione.

-Allora, Santoro, che cerchi da me a quest'ora.

-Ora ragioniamo. Lara Semplici.

-Chi l'è?

-E' una tizia, un amante del Peskov. Pare sia sposata ad un industriale delle armi. Italiano.

-E che ha a che vedere questa qui con Peskov?

-Era un'amante del Peskov...ho estorto questa informazione dalla moglie del russo.

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-Ah...u'capì.

-Che hai capito?

-Niente, niente, so io.

-Cazzanì, non fare allusioni. E' una bella donna, l'ho vista. Solo che beve troppa vodka. Ed è coinvolta nell'inchiesta. Ancora non sono arrivato a violare le regole del mio ingaggio.

-Be', sciur Marescial, ma lei le regole non le ha mai rispettate...quand'è che ha fatto quello che le ordinava Gianuli?

-Mai...ma che vuol dire. Poi ho risolto i casi, o no? Gianuli è andato davanti alle telecamere a pavoneggiarsi? I colpevoli sono stati assicurati alla giustizia?

-Be', sì.

-Quindi, Cazzanì, è il risultato quello che conta. Se seguivo le regole burocratiche di Gianuli e quando li prendevo i colpevoli? L'ora di oggi e il tempo di mai?

-Mai sentita. L'è una roba delle sue parti?

-Non lo so, mi è uscita così. Comunque hai capito cosa volevo dire, no?

-Sì, sì, u' capì.

-Bravo. Esattamente come quando tu parli in milanese e io capisco cosa tu voglia dire. Anche se non capisco bene tutte le parole. Giusto?

-Sciur Marescial, l'è incassà?

-No, Cazzanì, c'è qualcosa di più urgente che bolle in pentola.

-U'capì. Stanno per uscire le orecchiette, giusto?

-Esatto! Disse Santoro.

-Momento sbagliato, allora, per contraddirla. Non si preoccupi,

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sciur Marescial, appena riesco le faccio il fascicolo con le

informazioni su questa Lara Semplici.

-Cazzanì, o ti sei scritto il nome mentre parlavamo o veramente sei un genio. Come ricordi quel nome? L'ho detto un quarto d'ora fa?

-Un quarto d'ora no. Se no le orecchiette sarebbero già scotte.

-Ah, già, è vero...mo' mi si bruciano. Ti devo salutare, Ambrò. E mi raccomando, fammi sapere.

-Per quando?

-Cazzanì, da quanti anni ci conosciamo?

-Troppi, disse Cazzaniga.

-Quindi conosci la risposta a questa fatidica domanda, vero?

-Per ieri?

-Bingo! Disse Santoro. E chiuse lo sportellino del Nokia. Calò le orecchiette e ci versò su il sugo di pomodoro che aveva già preparato, Marzia, la sua domestica brasiliana. Grattugiò sulla montagna di orecchiette nere del cacio ricotta. Si sedette. Rachmaninov in sottofondo. Se esisteva un paradiso, doveva assomigliare a tutto quello, pensò. Poi attaccò le orecchiette da bordo piatto. Iniziava sempre così. Poi proseguiva verso il centro , intriso di sugo. A quel punto era troppo concentrato a godere perchè potesse chiedersi da dove veniva quella sua strana abitudine.


Due giorni dopo, Santoro era in via Moscova. Sede della legione provinciale dei carabinieri, Milano. Era seduto di fronte al Capitano Vito Gianuli. Ufficiale dei Carabinieri, originario di Bari vecchia, sposato, due figli non ancora maggiorenni. Sua

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moglie rappresentava il suo maggior grattacapo. Non le piaceva

Milano, voleva tornarsene a Bari e suo marito non riusciva a diventare Maggiore. Cosa di cui incolpava il marito stesso.

I figli, un ragazzo, ormai universitario e la ragazza liceale, invece, di tornare a Bari non ne volevano sapere. La casa di Gianuli era peggio di una ploveriera. E Gianuli era sempre fuori dai gangheri.

-Maresciallo, sorvolo sul fatto che non è venuto subito a rapporto, l'altro giorno, preferendo recarsi sul luogo del delitto...allora, mi dica, che progressi abbiamo fatto?

Santoro nicchiava. Fece spallucce. Sentiva la rabbia di Gianuli montare a dismisura. E la cosa, non poteva negarlo, lo divertiva.

-Be', disse, Signor Capitano, che le debbo dire...siamo ancora in alto mare.

-Santoro, se non se la sente passo il caso a qualcun altro, lo minacciò Gianuli.

Santoro dette un'occhiata in tralice a Cazzaniga, che gli stava seduto a fianco. Era un gioco delle parti a cui il Maresciallo Milanese aveva assistito un mucchio di volte.

-No, disse Santoro, a quel punto. Me la sento. Ma ho bisogno di più tempo.

-Di più tempo? Questo è un caso delicatissimo. Con una guerra in corso, mi muore un russo a Milano. E per di più adetto all'ambasciata. Sono proprio sfortunato...o come dite voi, in linguaggio moderno?

Santoro guardò Cazzaniga e Cazzaniga ricambiò lo sguardo.

-Sfigato, dissero in coro.

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-Ecco, bravi, quella cosa lì.

-Santoro, mi può accennare qualcosa? Non è possibile che l'inchiesta stia proprio a zero.

-Be', ecco, Signor Capitano, qualcosina c'è...

-Diamine, che aspettava a dirmelo.

-E che siamo ancora nella fase embrionale. Non vale la pena parlarne.

-Santò, non mi faccia incacchiare. Su, avanti, mi dica che ha scoperto.

-Ho interrogato la moglie di Peskov. Sembra che non andasse d'amore e d'accordo con lui.

-Cavolo, una sospettata, quindi.

-A dire il vero non proprio, disse Santoro.

-Avete controllato l'alibi?

-Per il giorno del delitto? Face Santoro.

-Certo, sennò per quando, per il giorno di San Nicola?

Cazzaniga si stava annoiando. Discorsi fra meridionali. Lui credeva in Sant'Ambrogio e quando attaccavano con quelle metafore riferite a cose del sud, tendeva a distrarsi.

-A dire il vero no. No, signor Capitano.

-E perchè? Chiese stizzito, Gianuli.

-Perchè , per dirla schietta, la signora Peskov non mi dava l'aria di una di ricordarsi né dove fosse né cosa stesse facendo un qualsiasi giorno della settimana.

-E perchè, di grazia, incalzò Gianuli, ha l'alzheimer?

-Non proprio. Disse Santoro. Solo che la maggior parte del giorno beve.

-Beve? Cosa beve?

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-Vodka, disse Santoro.

Gianuli restò un momento in silenzio.

-Si, ma a che livello beve?

-Da non ricordarsi niente di dove potesse essere stata in settimana, disse Santoro.

-E' sicuro? Fece Gianuli.

-Il Maresciallo, andando a trovarla, mi ha riferito che era sbronza persa, intervenne Cazzaniga.

-Sbronza persa? Ma come parlate, voialtri?

-Insomma, non connetteva quasi, aggiunse Santoro.

-In altre parole, non avete ancora quagliato niente?

-Proprio niente niente, non direi.

-Santò, quanto mi fa arrabbiare quando bisogna cavarle le parole con la pinza. Avanti, che ha scoperto?

-Questo Peskov aveva diverse amanti. Una di loro, Tale Lara Semplici, pare fosse la moglie di un industriale italiano che fabbrica armi?

Gianuli strabuzzò gli occhi.

-Madonna mia. Questa volta mi cacciano dall'arma. Me lo sento. Bisogna trattare questa vicenda con i guanti di velluto. Specie in questo momento.

-Perchè, disse Santoro, in che momento siamo?

-Ma non li vede i telegiornali?

-Raramente, disse Santoro. Come Maresciallo dei Carabinieri ho assistito così tante vole alla diffusione di notizie false o inesatte, che ho perso la fede...nei tg.

-Sì, ma è al corrente che siamo in guerra?

-Eh, adesso, siamo in guerra. La Russia ha invaso l'Ucraina. E

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quante volte abbiamo assistito nel mondo a guerre di questo

genere? Ma nessuna ci riguardava direttamente. Siamo solo andati a fare gli spazzini per gli altri.

-Santoro, che vuole dire, non la sto capendo.

-Voglio dire di andarci piano, prima di dire che noi italiani siamo in guerra con qualcuno.

-E invece sì, caro Maresciallo (il “caro” era ironico). Mia moglie ha già riempito la dispensa di latte e uova. E io mi sono munito di maschera anti NBC. Ce l'ho a casa. L'ho anche fornita ai mie figli.

-Immagino che i suoi figli si stiano esercitando tutti i giorni, disse ironicamente Santoro.

-A dire il vero, no. Sono degli incoscienti. Mia figlia ci ha messo dentro una pianta grassa. Mio figlio il grande mi ha detto che secondo lui se arriva qualche missile nucreare dalla Russia, non ci saranno maschere che tengano.

Saggio, il figlio, pensò Santoro. Ma non si sognò di dirlo ad alta voce.

-Comunque, Santoro, lei sarà in grado di svolgere questa inchiesta senza crearmi casini?

-Garantisco, disse Santoro.

-Anche io garanisco, disse Cazzaniga.

-Be', se così stanno le cose...andate pure. Ma badate, desidero essere messo al corrente pedissequamente di ogni progresso nell'inchiesta. Mi dovete avvertire preventivamente prima di ogni vostra mossa. Sono stato chiaro?

-Cristallino, disse Santoro. Cazzaniga aveva sentito quella risposta in qualche film americano di argomento militare. Ma

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non disse niente. Mentre Santoro stava uscendo, si voltò un

momento e rivolgendosi a Gianuli, gli chiese- Signor Capitano, una curiosità.

-Prego, Maresciallo, chieda pure, fece Gianuli.

-Ma le uova...le uova, dico, poi non scadono?

Gianuli riflettè un momento.

-Lo sapevo che mia moglie stava facendo una trimonata.

Santoro sorrise interiormente e uscì dall'ufficio di Gianuli, con Cazzaniga.

-Trimonata, what? Gli chiese Cazzaniga.

-Cazzanì, non ne intuisci il significato?

-Sì, intuisco, ma cosa significa?

-Hai presente l'espressione cinque contro uno?

-Più o meno, fece Cazzaniga.

-Be', non starò certo qui a farti il disegno. Ingegnati, vai su Google. Non dici sempre che su Goole trovi tutto? Ecco, questo è il momento giusto, disse Santoro.

-Un'altra cosa. Il dossier Semplici, l'hai preparato?

-Per ieri, disse Cazzaniga. Glielo faccio avere al Cin Cin bar.

-Bravo, così mi piaci, fece Santoro. All'Fbi non ne hanno di Cazzaniga, aggiunse. Cazzaniga gonfiò il petto. Santoro sorrise dentro di sé. Ma non per scherno. Per compiacersi del compiacimento del collega. Perchè lui lo pensava davvero, quello che gli aveva detto. Era davvero un collega efficiente. E gli aveva tolto le castagne dal fuoco un mucchio di volte.


Santoro seduto al Cin Cin Bar, leggeva il dossier Semplici.

La donna, trentacinquenne, era laureata in Bocconi. Collaborava

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con gli affari del marito. Aveva compiuto numerosi viaggi in

Russia. Risultava anche che conoscesse la lingua russa. Davvero sospetto, pensò Santoro. Che cosa andava a fare in Russia.

A piazzare le armi del maritino? Forse. Non vedeva cos'altro potesse essere andata a fare, in terra eurasiatica. Ricca, studiava alla Bocconi. In Russia poteva esserci andata per affari. O per amore. Quest'ultima era anche una possibilità non del tutto da scartare. Non era convinto dei collegamenti politici che suggeriva il momento. Ossia che era in corso un conflitto Russo-Ucraino. Era da sempre convinto che spesso si approfittava di eventi esterni per coprire vicende umane molto più meschine: corna, bicorna, gelosie, ripicche, invidie o altro. I soliti futili motivi, insomma. Ma certo non poteva del tutto escludere l'implicazione di motivi politici. Pensò che doveva esluderli o inserirli nell'inchiesta, prima di far visita alla signorina Semplici. Telefonò a Cazzaniga.

-Uellah, Sciur Marescial, cum te stet?

-Bene, Cazzanì, bene e tu?

-Non mi lamento mica, sa.

-Senti, Ambrò, ho bisogno dell'indirizzo del Consolato Ucraino a Milano.

-Ussignur, e perchè?

-Perchè voglio fare qualche domandina al personale del consolato. Voglio capire che aria tira.

-Ma non so se si può andare a indagare, in un Consolato, senza un permesso speciale.

-Un permesso speciale? E di chi?

-Di autorità superiori.

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-Per il momento voglio solo fare qualche domandina in giro.

Niente di ufficiale. Mi ha autorizzato persino Gianuli.

-Ma...sciur Marescial, l'indirizzo lo trova su Google.

-Io ho un nokia, ricordi?

-Ricordi sì, ma non è il moment dì comprarsene uno nuovo?

-No, col nokia mi trovo bene. Non voglio trovarmi spiaccicato ad una macchina mentre attraverso la strada e mi distraggo a rispondere ad un messaggio. Il nokia con una suoneria ben ascoltabile, per me va più che bene.

-Ma lo smartphone è utile per molte cose...

-Per cosa? Per messaggiarti con le escort?

Cazzaniga intuì che non era aria.

-D'accordo, Sciur Marescial, ora lo cerco e la richiamo.

-Ecco bravo.

-Per ieri, lo anticipò Cazzaniga.

Santoro chiuse lo sportellino del nokia. Sì, assomigliava proprio ad una zanna di dinosauro, pensò mentre se lo infilava nella tasca destra dell'impermeabile latte e caffè.


Il taxi si fermò in viale Certosa. Piano di gente che transitava sui marciapiedi. Alcuni con mascherina altri no. Santoro aveva la sua Fpp2 e scese dal mezzo dopo aver saldato il tassista. Durante il tragitto era stato silenzioso. Il tassista aveva la radio accesa sulle notizie di guerra. Santoro era concentrato sull'inchiesta. Il Consolato era dietro il Mac Donald di viale Certosa. Il Consolato aveva sede in una palazzina color avana a due piani. C'era la bandiera gialloblu dell'Ucraina, in cima all'ingresso e due soldati in divisa

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armati di mitra. Santoro fece per entrare. I soldati lo

fermarono.

-Sono un Maresciallo dei Carabinieri, disse Santoro mostrando

loro il tesserino d'ordinanza.

-Un momento, disse uno dei due militari. Enrò nel Consolato. Santoro restò sotto il sole e nel vento sferzante, un po' anomalo, per Milano. Cinque minuti dopo, il militare che era entrato, si rifece vivo. Disse al collega di perquisire Santoro. Dopo la perquisizione-Santoro non era quasi mai armato-entrambi i militari gli fecero segno che poteva entrare.

All'ingresso fu accolto da una bella signora di mezz'età. Bionda, tipica esteuropea, ben in carne e sorridente.

-Buongiorno, Maresciallo, cosa desidera qui da noi in territorio ucraino?

Santoro le sorrise.-In territorio Ucraino? Qui siamo in Italia e io sono un Maresciallo dei Carabinieri. Sono qui in veste non ufficiale per fare qualche domanda.

-Qualche domanda? E su che argomento, se posso sapere, disse furbescamente la donna.

-Veda, signora...

-Mi chiamo Larisa, fece la donna.

-Ecco, signora Larisa, c'è stato un omicidio e vorrei fare qualche domanda in giro ai vostri funzionari.

-Un omicidio? Di un cittadino Ucraino?

-No. Era russo.

La donna avvampò in viso.

-Non credo sia una buona idea, Maresciallo.

-Perchè?

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-Perchè questo per noi è un momento particolare e i russi non

sono molto ben visti.

-Anche i russi morti?

-Che c'entra...si tratta di un russo e lei viene qui perchè pensa che possa essere stato ucciso da qualche ucraino...

-Io non penso niente. Il russo, tale Igor Peskov, era un addetto dell'ambasciata russa. Prima dell'attuale conflitto dovrete aver avuto dei rapporti, con l'ambasciata russa, no? Vorrei semplicemente sapere se qualcuno di voi lo conosceva. Nient'altro. E lasciamo la politica fuori da queste cose. Anzi, se può tranquillizzarla, dopo andrò al consolato Russo. E farò le stesse domande. La vera distensione, aggiunse infine Santoro.

-Mi dispiace, Maresciallo, ma senza un permesso speciale del nostro governo, non lo passo far entrare.

-Lei conosceva Igor Peskov? Chiese allora, Santoro, a bruciapelo.

La donna avvampò in viso. Per un momento parve in difficoltà, pur dietro quel suo applomb inizialmente imperturbabile.

-No...non mi pare. Ha con sé una foto?

-Naturalmente, disse Santoro. Mise una mano nella tasca interna dell'impermeabile, la tirò fuori e gliela mostrò. Cazzaniga era stato impeccabile, gli aveva fornito persino una foto riconoscibile del deceduto.

Larisa osservò la foto. Poi la ridette a Santoro.

-Mi dispiace. Mai visto.

-D'accordo, mi può bastare. Mi scusi molto per il disturbo, la saluto cordialmente.

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-Un momento, Maresciallo, lei non simpatizza per la nostra

causa?

Santoro la osservò in viso.

-Quando marito e moglie litigano e si viene alla mani, è sempre un brutto affare. Meglio non entrarci.

-Ma se il marito picchia la moglie?

-Chi ci rimette sono sempre comunque i figli, disse Santoro enigmatico.

La donna parve delusa.

-Non mi tirerà dentro una discussione politica. Chi è a favore della guerra? Solo un folle potrebbe amare a guerra. Non mi faccia richieste scontate. Noi italiani ci siamo girati dall'altra parte in molte altre occasioni. Stavolta non lo stiamo facendo. Credo che come conferma di adesione alla vostra causa, sia sufficiente.

La donna sorrise. Fece una specie di inchino e salutò cordialmente Santoro.

Era sincera. Non aveva mai visto Peskov. Naturalmente non ho potuto fare la stessa constatazione per tutti gli addetti del Consolato, ma comunque qualche indicazione l'ho tratta. Se ci fosse stata puzza di bruciato, l'avrei subodorata. E non ce n'era, stava pensando Santoro, una volta uscito. Naturalmente, se dalle altre trame investigative, non uscirà fuori niente, verrò qui con un mandato. A quel punto mi dovranno far entrare. E la finiranno di fare i russi con le insegna ucraine. Aveva fatto una battuta di satira. Gli era sfuggita. Ma quell'atteggiamento di chiusura, lo aveva un tantinello indisposto.

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Il giorno dopo Santoro era da poco in piedi, nel suo

appartamento in viale Gran Sasso. Aveva ricevuto una telefonata da Gianuli ed era stato costretto a dirgli che era stato al Consolato Ucraino. Gianuli lo sapeva perchè aveva ricevuto le proteste del Console in persona. Santoro aveva riferito che aveva fatto solo qualche domanda ad una donna che lo aveva ricevuto. Dall'impressione che si era fatta, per il momento, da quelle parti non c'era puzza di bruciato. Mano male, aveva detto il Capitano, mi vedevo già costretto a dare spiegazioni ai miei superiori, aveva aggiunto. Santoro lo aveva rassicurato. Gli disse che nell'indagine, stava andando per esclusione. E che ora toccava a quelli del Consolato russo.

-Lei è pazzo. In questo momento va a fare domande su un russo ucciso, ai russi? Aveva protestato il Capitano.

-Da chi devo andare, Capitano, dai neozelandesi? Era russo, non posso evitare di chiedere in giro ai suoi colleghi. Sperando che me lo facciano fare. Cosa di cui dubito. Si prepari alle proteste di quest'altro Console. Oppure prenda dall'armeria un giubbotto antiproiettile, che le devo dire.

Gianuli aveva tentato di rispondere qualcosa ma Santoro l'anticipò. -Tranquillo, Capitano, ci vado con i piedi di piombo. Che dico, di ghisa. Non si deve preoccupare di incidenti diplomatici. Preferisco prendermi porte in faccia che creare incidenti diplomatici. E fastidi a lei.

Gianuli aveva convenuto. Si doveva fidare. Santoro era un po' sui generis ma era un investigatore con i fiocchi. Solo che era suo costume non dare a vedere che lo stimava. Era qualcosa che

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atteneva ad uno stupido orgoglio campanilistico di appartenere a zone diverse della stessa regione. : Gianuli barese e Santoro Salentino. Ma le due etnie

vivevano amabilmente a stretto contatto da sempre. E se qualche frizione c'era stata, al massimo, in campo calcistico, be' la faccenda si era conclusa con lancio di panzerotti da una parte e risposta di lancio di pasticciotti dall'altra. Con reciproca soddisfazione gastronomica. E rutto finale allorchè si era concluso il tutto con una bella Peroni in condivisione.



Mattina seguente. Santoro si fece lasciare da un taxi in via Sant'Aquilino. Zona San Siro, non lontano da Stadio e Ippodromo. Il Consolato russo era immerso nel verde, intorno condomini circondati da giardini. Zona defilata dal centro della città. Fece due passi a piedi e si presentò all'ingresso. Due soldati armati fino ai denti, casco e giubbino antiproiettile, stazionavano davanti all'ingresso. Guadagnò tempo. Si avvicinò sfoderando, con molta calma e senza fare movimenti sospetti, il tesserino e si presentò ai militari. Stessa scena come per il Consolato ucraino. Uno dei due russi entrò per qualche minuto. Riuscì subito dopo ed ebbe luogo la perquisizione di prammatica. Una volta espletata la perquisizione, Santoro fu invitato a entrare. Un signore biondo, sulla quarantina, lo accolse con un espressione molto seria. Si vedeva che era teso e che il clima intorno non faceva presagire accoglienze in pompa magna.

-Sono Dimitri Karkoff, in cosa posso aiutare, disse l'uomo.

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-Sono il Maresciallo Santoro e sono qui per il caso Peskov?

-Il caso Peskov, fece l'uomo fingendo si meravigliarsi?

-Non lavorava qui da voi, il signor Igor Peskov? ,chiese Santoro.

-Sì, certo. Abbiamo saputo che è deceduto. Suicidio, mi pare.

-Suicidio? Come fa a dire che si è suicidato? Persino i giornali parlano di omicidio.

-I giornali dicono molte cose non vere, disse l'uomo.

Andiamo bene, pensò Santoro. L'uomo sembrava uscito da un film sui russi dei tempi della guerra fredda. Evidentemente quei tempi stavano tornando.

-Comunque, signor Karkoff, le confermo che è stato assassinato.

-Assassinato? Strano. Pensavamo si fosse suicidato. Per i suoi debiti di gioco.

-Come come? Fece Santoro, debiti di gioco?

-Sì, Maresciallo, il signor Peskov giocava. Scommetteva, giocava alla roulette...molte volte quando usciva da qui andava qui vicino all'Ippodromo. Scommetteva sui cavalli.

-E voi lo sapevate?

-Certo. Qui tutti sapevano. Il signor Peskov si occupava di rapporti di lavoro di cittadini russi in Italia. Aveva trovato lavoro a molti cittadini della Federazione.

-Che federazione?

-Federazione Russa, si intende.

-Santoro arrossì. Era così abituato, come l'italiano medio, a chiamare la Russia, Russia, che gli era venuto facile dimenticarsi che non si chiamava più così. Che era una Federazione di Stati di lingua e cultura russa.

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-Mi scusi. Noi italiani non siamo abituati a chiamarvi Federazione. Noi diciamo semplicemente Russia.

-Capisco. Ma è normale, maggior parte di voi non conosce vostra

storia.

-Nostra storia? Forse si è espresso male, disse Santoro.

-No, volevo proprio dire vostra storia. Volevo dire che voi italiani non conoscete vostra storia, non si può pretendere che potete conoscere nostra storia.

-Be', sorvoliamo. Diciamo, che in un certo senso ha ragione. Ma che non posso darle ragione per ragon di patria, disse Santoro.

Karkoff sorrise. Finalmente, pensò Santoro. Sembrava che avesse un missile puntato sul sedere, per quanto era teso.

-Interessante la notizia su Peskov che aveva debiti di gioco. E voi tolleravate questa cosa?

-Noi non sapevamo che si fosse indebitato così tanto.

-Scusi un attimo, forse non parlando la stessa lingua,signor Karkoff, non sono sicuro di aver capito. Cioè, voi sapevate che era indebitato, ma lo lasciavate giocare perchè non sapevate che era indebitato fino al collo?

-Una cosa del genere, Maresciallo.

-Senta, posso entrare a fare qualche domanda ai colleghi di Peskov.

-Direi che è escluso.

-Me l'immaginavo. Speravo che voi russi fosse più malleabili, degli ucraini.

-Non ho capito, disse Karkoff.

-Ieri sono stato al Consolato ucraino e hanno frapposto lo stesso impedimento.

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-E perchè è andato al Consolato ucraino?

-Perchè no?

-Chiedevo, così. Forse avete qualche sospetto che potesse avere

contatti con ilConsolato ucraino?

Santoro stette un momento in silenzio. Poi gli venne un colpo di genio.-Be', se come dice lei, era indebitato sino al collo, uno nelle sue condizioni, per disperazione , può fare qualsiasi cosa. Non lo so. Magari può aver chiesto aiuto.

-E' evidente che non conosceva Igor, disse decisamente Karkoff.

Lui piuttosto sarebbe morto, anziché andare dagli ucraini?

-C'è proprio un odio così viscerale?

-Non è odio. Qualcosa di più. Sua moglie lo tradiva con un oligarca ucraino. E poi Peskov è stato sempre d'accordo con nostro presidente.

-E be', certo, vi capisco? Lavorate grazie a lui!

-Cosa intende dire?

-Quello che ho detto. Che il personale di un Consolato è in quota al governo in carica. Cosa ho detto di strano?, disse Santoro.

-Lo ha detto come se fosse una cosa non morale. Oscena.

-L'ho detto come se fosse una cosa normale. Non morale e oscena lo ha detto lei, disse Santoro.

-Comunque lei qui non può entrare. Ci vuole autorizzazione nostri alti funzionari del governo.

-Ma andiamo, di cosa ha paura. Avete qualcosa da nascondere?

-No. Noi non abbiamo niente da nascondere.

-E allora perchè non mi fa entrare? Due domande innocenti, a un po' di amici di Peskov. Ne avrà avuti di amici, no?

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Karkoff non disse niente. Ma non sembrava essere stato convinto

dal discorso di Santoro. Qualcosa aveva saputo. Quello che Karkoff aveva voluto far trapelare di proposito. Ma poteva

perfettamente risultare un puro depistaggio. In ogni caso la faccenda dei debiti di gioco, era assolutamente da verificare. Ed era strano che la moglie non ne avesse parlato. Qui tutti mentivano. O tutti dicevano la verità. Ma a volte poteva significare la stessa cosa. Ed avere lo scopo di intorbidire le acque.

-Ho capito, signor Karpoff, non mi resta che salutarla.

-Karkoff, disse Karkoff.

-Perchè, che ho detto?

-Lei mi ha chiamato come il giocatore di scacchi.

-Mi perdoni, sono solo un italiano medio che non conosce la sua storia. Si figuri quella russa. Manca solo che dica benedetti russi che hanno inventato l'insalata russa, che il quadro di ignoranza è completo.

-Invece è esatto. L'insalata russa l'abbiamo inventata noi.

-Mah...a me risultava che venisse dal Piemonte, nell'800...

Karkoff sembrò restare spiazzato.

-Dopo la guerra noi due, faremo una chiacchierata. Lei sarà mio ospite, disse improvvisamente Karkoff.

-Oibò, fece Santoro ironico, e perchè mai?

-Mi sembra una persona con una certa cultura. Inoltre è educato. Noi russi sappiamo essere molto ospitali.

-Certo. Sono educato. Ma sbatterò lo stesso in galera chi ha ucciso Peskov. Anche se Peskov non dovesse essere stato uno stinco di santo. Le leggi di natura lasciamole ai primitivi. E

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ai presidenti pazzi, aggiunse Santoro.

Karkoff lo guardò con curiosità. Non replicò. Ma a quel punto

evitò di fargli la stessa domanda della suo omologa ucraina.

Quella su da che parte stesse. Santoro era uno spirito libero. E in un certo senso, Karkoff, lo invidiò un poco.



-Cazzanì, dove abita questa Lara Semplici, chiese Santoro al Maresciallo milanese. Erano al telefono.

-Pare che abbia un appartamento a Milano.

-Be', non mi meraviglio. Sicuramente era lì che avvenivano i convivi amorosi con Peskov.

-Non lo so mica.

-In che senso, Ambrò?

-Non lo so mica se avvenivano lì.

-Hai qualcosa da dirmi, al riguardo?

-No. Era una semplice frase detta così.

-Ambrò, tu non si uomo da dire semplici frasi buttate lì a caso. Mi vuoi dire qualcosa?

-Dalle mie indagini, risulta che a volte, i convegni amorosi, avvenivano a casa sua.

-D'accordo ma che c'entra con il contesto. Io devo parlare con questa Lara Semplici. Interrogarla. Se vado a casa di Peskov, cosa trovo?

-U' capi, Sciur Marescial, madona madunina come la fa brutta!

-Ecco, bravo. Adesso dovresti darmi l'indirizzo della depandance milanese di questa tizia, Lara Semplici.

Cazzaniga taceva.

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-Cazzanì, per ieri!

-Moment, Sciur Marescial, sto guardando negli appunti. Mi per nascere son passà nove mes.

-Per mascere ci hai messo nove mesi. Qualcun'altro ci mette di meno, qualcun'altro ancora, ci mette di più. Ma a morire ci vuole un attimo. Vedi il povero Peskov.

-Piazza San Babila numero 8. Citofono 23.

-Cape de cazze, che precisione. Cazzanì. Ti sei messo a lavorare per Google maps.

-No, che c'entra. Lo sa che sono professionale, disse Cazzaniga.

-Poco ma sicuro. Va be', ci vado oggi stesso. Questa Semplici, ha un cellulare? Non vorrei andarci a vuoto.

-Può andare tranquillo, Sciur Marescial. Lei è in casa, adess, dammatrà.

-Dammachè?

-Mi dia retta.

-E come lo sai?

-Posso guardare il suo tracciato telefonico e risulta lì adesso.

-Chi' Lei o il suo telefono?

-Che vuol dire, Sciur Marescial, è una battuta contro la tecnologia?

-In un certo senso sì, perchè?

-Conosce qualche donna che lascia il telefono a casa?

-No. Mi hai fregato. Effettivamente no...spero solo che questa telefonata non sia registrata...

-Perchè, Sciur Marescial?

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-Perchè potremmo essere deferiti per maschilismo da qualche associazione femminista.

-Ussignur, in questo paese non si può dire più niente che salta

fora qualche associasiun che denunzia per nient.

Santoro rise.-Hai ragione, Cazzanì. Il politicamente corretto quando è sempre troppo politicamente corretto finisce per essere policamente scorretto. Chiaro no.

-Come supercazzola può andare, dammatrà.

-Ok, vado. Ti faccio sapere.

-Sarebbe una novità.

-Cosa?

-Che ci fa sapere qualcosa. Le cose da lei noi le sappiamo solo quando ven fora un rebelot.

-Rebe what?

-Casino, Sciur Marescial, casino!

Sanrtoro rise. Chiuse lo sportellino del telefono. Sapeva che Cazzaniga aveva ragione e che, in qualche modo, a sua volta, Cazzaniga, capiva il Capitano Gianuli. Boh, si capissero un oò fra loro. Lui non avrebbe cambiato strategia. Le cosa lui le diceva sempre a cose fatte. Per Cazzaniga e Gianuli bisognava sempre sapere le cose prima. Così poi le cose fatte erano capo a. Decise che per quel giorno di supercazzole ne aveva inventate abbastanza. Dal marciapiede del Cin Cin Bar, pieno Corso Buenos Aires, con la mano tentò di fermare un taxi. Ogni tanto ci provava. Ma non ci riusciva mai. Certe cose riuscivano solo nei polizieschi americani. Quando le tentavi nella realtà facevi sempre la figura del cacciatore di mosche. E succedeva sempre mentre stava passando una biondona. Che si solito rideva

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a crepapelle.


Piazza San babila, numero 8. Nella piazza, che Santoro aveva

percorso a piedi, c'erano dei lavori edili. Milano era un eterno cantiere. La fontana non era visibile, coperta con dei pannelli di compensato. E sui pannelli di compensato c'erano affisssi dei manifesti pubblicitari. Era un mondo cinico, si sfruttava ogni spazio di visibilità per vendere dai pannolini ai profumi di marca. In effetti il profumo era quello che ci voleva, dopo il cambio del pannolino e la qual cosa aveva persino una logica. Spietatamente consumistca, ma ci stava.

Davanti al numero 8, Santoro citofonò al 23. Era un videocitofono. Quindi si dette una rassettata ai capelli (anche se così corti, che rassettata si doveva dare). “Sesto piano”, rispose una voce femminile.

Il portone si aprì con una scarica elettrica. E Santoro provò uno strano brivido. Prese l'ascensore, un ascensore ipertecnologico. Ci mise un quarto d'ora per capire che i tasti erano a sfioramento. Già l'ingresso aveva preannunciato uno stabile ristrutturato all'interno, con tutti i crismi più moderni. Al sesto la porta dell'ascensore si aprì silenziosamente. Qualche anno prima quell'ascensore sarebbe stata lignea e le porte, lignee anch'essa, avrebbero emesso uno strano cigolio da uccello notturno.

Una volta fuori dall'ascensore si trovò di fronte a varie porte. Non sapeva quale fosse quella giusta. Fuori dalle porte non c'era scritto su alcuna targhetta alcun cognome e men che meno numero.

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Poi all'improvviso una porta si aprì. Una donna magra, ma scolpita nei punti giusti, vestita giusto nei punti giusti, anche, dalla silouette accattivante, mora, capelli corti, gli

sorrise.

-Prego, da questa parte, Maresciallo.

Come sapeva, quella donna, che lui era un Maresciallo dei Carabinieri?

-Prego si accomodi, disse la signora Lara Semplici.

-Mi attendeva, per caso? Disse Santoro.

-Lei è il Maresciallo Santoro, non è vero?, disse lei sorridendo.

-In carne ed ossa e lei la signora Semplici?

-In persona, disse lei.

-Prego da questa parte, in salotto staremo più comodi, disse la signora Semplici.

Effettivamente, mentre Santoro la seguiva, potè saggiarne il movimento dei glutei che si agitavano sotto la minigonna e l'ancheggiamento molto da modella. Il taglio di capelli, corto, le dava un aria molto fashion, si sarebbe detto in certi ambienti molto a-la-page.

-Allora, Maresciallo, mi ha chiesto come sapevo che sarebbe venuto a trovarmi, vero?

Santoro seduto su un divano a sei posti, di pelle rossa, accennò un aqssenso con il capo.

-Ebbene, ho i miei informatori.

-I suoi informatori? Ma lavora per i Servizi Segreti?

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-No, no, ci mancherebbe. Ma io sono comunque una donna d'affari. Lavoro per mio marito e giro il mondo offrendo i nostri servizi e i nostri prodotti.

-Sembra che stia parlando di profumi o minigonne. Sua marito, se non ricordo male, vende armi, giusto?

-Mi avevano avvertito di questa sua vena ironica, nel condurre gli interrogatori...disse la Signora Semplici.

-Non c'era nessuna ironia. A me sembrava che parlasse di saponette...invece stava parlando di bombe a mano e spolette...ops, la rima è venuta involontaria, mi perdoni, disse irriverente Santoro.

-Sì, certo, vendiamo armi. Che ci possiamo fare se nel mondo c'è bisogno di sicurezza? Finchè ci saranno dei criminali che attentano la vita della brava gente, ci sarà bisogno di difendersi. E poi, mi consenta, Maresciallo, nel mondo moderno se c'è una domanda, non può non crearsi un'offerta. Non è così?

La solita solfa di tutti i ricchi faccendieri sul mondo che gira così e nessuno può farci niente. Niente di nuovo sotto il cielo. A parte il bombardamento di idiozie che era costretto a sorbirsi.

-Lei, signora, certamente immagina il motivo per cui sono qui.

-Certo. Per interrogarmi sulla morte di Igor...riposi in pace.

-So che eravate amanti...me lo conferma? Fu l'affondo di Santoro.

-Certo. Era il mio uomo...

-Non mi sembre molto dispiaciuta per la sua scomparsa...

-So celare bene le mie emozioni...nel mestiere che faccio è necessario, disse la Semplici.

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-Può essere, non dico di no. Cosa mi può dire sul suo omicidio?

-Sinceramente sono sorpresa. Non si è suicidato?

-Come fa a sapere che all'inizio si pensava al suicidio? Questa informazione è riservata.

-La stampa ha parlato di suicidio...mi pare.

-Nessun giornale lo ha affermato. Era una cosa interna nostra, e per nostra intendo, settori d'indagine, questa.

-Non lo so, deve avermelo riferito qualcuno...sa per il lavoro che faccio devo avere informatori dovunque.

-Uhm...ci sono gli estremi per far partire un'indagine per fuga di notizie, disse Santoro.

-Non è necessario. Me l'ha detto il Consolato russo.

-Il Consolato russo? Strano. E come sapevano che l'omicidio era stato camuffato da suicidio?

-Non glielo so dire. Chieda a loro.

-Nella persona di?

-Non ricordo il nome.

-Hum...questa cosa la vediamo dopo. Sa se il signor Peskov aveva dei nemici?

-No. Almeno che io sappia. Era un uomo pacifico. La sua adesione al conflitto era puramente legata ad opportunismo. Aveva molti amici ucraini e non era d'accordo con la guerra. Ma non lo aveva detto a nessuno, se non a me. Storie di letto, capisce, Maresciallo?

-Capisco. Disse Santoro.

-Come ha conosciuto Peskov? Chiese a quel punto Santoro.

-Avevo la necessità di avvicinare qualcuno che mi mettesse in contatto con il governo russo. Per la vedita dei nostri

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prodotti.

-Armi.

-Sì, le chiami come vuole. Ci vivono delle famiglie, con le nostre industrie. Sono industrie italiane. Vuole dire qualcosa

contro le imprese italiane, che danno introiti anche allo

stato?

-Io chiamo le cosa con il loro nome: traffico d'armi.

-Era tutto perfettamente legale e autorizzato. Poi, sinceramente, che un funzionario dello stato e dei Carabinieri, per lo più, si esprima come un qualsiasi estremista di sinistra, mi giunge nuova.

-Perchè? Cosa ho detto. Ho forse formulato giudizi. Ho solo detto di chiamare le cose col loro nome. Le armi non sono saponette o profumi. Lei le chiama prodotti per una sua forma di pudore. Io sono un Carabiniere, ma sono anche un uomo. E so che le armi producono morte e lutti alle famiglie dei civili...oltre che di militari. E se permette, uno dei miei compiti è tutelare i fragili...quelli che non possono difendersi e subiscono le guerre sulla propria pelle. Poi vedremo se sono state violate leggi e via discorrendo. In tal caso starei solo facendo il mio dovere. O sbaglio?

-L'ha girata bene, Maresciallo, lei doveva fare il politico. A Igor sarebbe piaciuto, disse Lara Semplici.

-Allora, ora che l'interrogatorio è finito, posso offrirle qualcosa?

-Una camomilla, grazie, disse Santoro.

-Dice sul serio?

-Mai stato più serio, perchè?

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-Niente...mi sembrava più un uomo dai gusti decisamente più forti...come piace a me.

-Per le mantidi religiose siamo chiusi, disse Santoro.

-Come scusi?

-Mi sono capito da solo, disse Santoro.

-Le vado a fare la camomilla, disse la signora Semplici. E scivolò via con la sua minigonna che esplodeva fasciandole quei glutei marmorei.

Santoro approfittò per dare un'occhiata in giro. La finestra, emorme dava su un cortile e lì fuori si vedevano i palazzi del centro di Milano. Si vedeva il consolato venezuelano. E le guglie del Duomo. Un posto con i fiocchi. Tutti intorno, nel salotto, quadri che doveva valere centinaia di migliaia di euro, astratti. Tele che doveva valere così tanto perchè qualche critico d'arte pagato ad hoc, aveva dato il proprio imprimatur. L'arte contemporanea, pensò Santoro, era un grande imbroglio. Un modo per tenere in casa un mucchio di soldi non in banconote.

La Signora Semplici, con la sua andatura da mannequim, tornò di lì a poco, con un vassoio e un servizio da tè , su cui c'erano delle torrette di pasticcini. Un servizio con i fiochhi pure quello. E un servizio con i fiocchi avrebbe avuto, la signora, pensò a quel punto Santoro.

Si sedettero. Santoro degustò la camomilla. Molto lentamente.

-Non prende un pasticcino? Sono buonissimi.

-Oh, non ne dubito. Ma mi sembrano troppo elaborati per il mio stomaco, disse il Maresciallo.

-Dov'era la sera in cui è morto Peskov?

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-Ancora? Ma non era finito l'interrogatorio?

-Un ultima domanda, la prego, mi risponda.

-Dovrei controllare la mia agenda. Come faccio a ricordarmi. Sa quanti impegni ho, durante la settimana? Non mi ricordo.

-Attendo. Io non ho fretta.

-Io sì, invece. Devo andare ad un incontro di lavoro.

-Non va al funerale del signor Peskov?

-Perchè, era oggi?

Santoro la ossrvò con una certa severità. Questa vuole fare la furba con me, pensò. Questa sottospecie di mantide religiosa. Ma tutti, uomini o donne che siano, hanno dei punti deboli, delle fragilità. Aspetta che la scopra, che comincio a bombardarla, per renderla una squarcio.

-Sono imbarazzata. Non lo sapevo. Volevo molto bene a Igor.

-See...come no...lo vedo. Non sapeva nemmeno che oggi era il suo funerale. Le gole profonde che le passano le informazioni non glielo avevano detto? Forse non era un genere di informazione per cui lei paga, disse Santoro.

-Lei è un cinico. Non si deve permettere.

-Seee, see...va bene, mi scuso. Ma ammetterà che per una che diceva di voler bene a qualcuno, non andare al suo funerale, suona alquanto sospetto. Non crede?

-Be', adesso basta. Se ha elementi per incriminarli, ebbene lo faccia. Farà i conti con i miei avvocati.

Santoro posò la camomilla.

Si alzò in piedi.-Per il momento non la incriminerò. Le dico solo di tenersi a disposizione. Se va all'estero deve avvisare il Comando dei Carabinieri di via Moscova. Sono stato chiaro?

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-Sì, disse la signora Semplici, abbassando lo sguardo.

-Un'ultimissima domanda, signora Semplici. Normalmente non faccio certe domande in stile “Chi”. Ma se è funzionale all'indagine...Suo marito, era al corrente della sua relazione?

-Sì, certo. Siamo insieme da tempo immemore, dalle elementari. E' naturale che tollerasse certe mie scappatelle...disse candidamente la Semplici.

-Già...dicendo così scagionerebbe un possibile sospettato. Ma d'altra parte non mi meraviglierei se fosse vero. In certi ambienti per fare soldi non si bada a spese.

Lara Semplici lo osservò con odio.

-La saluto amabilmente. Devo andare ad un funerale,disse a quel punto, Santoro. Il funerale di un uomo che tutti dicevano di amare ma che non piaceva a nessuno. Buon proseguimento di giornata.

Mentre usciva dal portone, incontrò un uomo, largo come un armadio. Doveva essere un pugile o un lottatore. Moro, capelli corti, viso balcanico.L'uomo dette un occhiata in tralice a Santoro. Prese l'ascensore. Santoro restò ad osservare a che piano si sarebbe fermato. Al sesto. Poteva significare qualcosa o niente. Decise di sopressedere e non ci pensò più.

Il giorno dopo Santoro era seduto al Tavolo del Maresciallo, Cin Cin Bar, Corso Buenos Aires. Il carnevale era finito e i pagliacci dalle strade si erano trasferiti in televisione.

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Migliaia di persone morivano sotto le bombe in Ucraina, ma gli italiani prendevano l'aperitivo come se niente fosse. Magari volevano soltanto sdrammatizzare. Magari pensavano che a loro non sarebbe successo. Il Maresciallo Santoro era alle prese con la sua inchiesta e non era ancora riuscito a cavarci un ragno da un buco. Squillò il Nokia. Era Gianuli.

-Maresciallo, ma cosa sta compbinando?

-In questo momento, niente. Sono seduto al mio tavolo al Cin Cin Bar. Sto meditando sul da farsi.

-Un addetto del Consolato Russo,è venuto qui in via Moscova, da me, lamentandosi della sua condotta.

-Quale condotta? Ho lanciato qualche missile o bomba a mano? Li ho minacciati? Gli ho detto di levare le tende? Loro, piuttosto, sono stati reticenti. Non mi hanno fornito alcuna informazione utile ai fini dell'indagine.

-Loro dicono che lei è andato a ficcare il naso dalle loro parti senza alcuna autorizzazione.

-E lei gli crede, Signor Capitano?

-Sì.

-A posto, siamo. Disse Santoro. Vedo che godo della sua piena

fiducia, disse ironicamente. Mah...Capitano, sono solo andato a fare qualche domanda su Peskov. Domande che ho posto ai due adetti, rispettivamente, dei Consolati Ucraino e Russo. Al Consolato ucraino,ho parlato con una donna niente male nonostante qualche atmosfera di troppo in giro vita. Al Conslato russo, invece ho parlato con un uomo, un russo gentile ed educato che mi ha praticamente invitato a togliermi dagli zebedei. Domande di rito, niente di che.

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-Loro dicono che ha espresso dei giudizi contro l'operato dei loro governi.

-Davvero? Non me ne sono accorto. Be', se gestiscono la diplomazia in questo modo, Capitano, non c'è da meravigliarsi che se le stiano dando di santa ragione.

-Comunque li ho mandati via, sia l'addetto ucraino, qualche giorno fa, sia il russo, oggi, con la promessa che l'avrei redarguita.

-Coraggio, Signor Capitano, mi redarguisca pure. Resto in attesa della sua reprimenda.

-Ah...la smetta. Lo sa che non lo farò.

Santoro resto in silenzio. Non tirò un sospiro di sollievo ma neanche si sentì si stappare spumanti.

-Adesso, Maresciallo, mi dica cosa ha scoperto.

-Niente, fu la risposta secca di Santoro.

-Come niente, chiese Gianuli.

-Ho alcune informazioni che ho strappato, qua e là, senza attendere autorizzazioni che avrebbero tardato ad arrivare o forse non sarebbero arrivate mai, dato il momento delicato. Poi sono stato dall'amante di Peskov. Il quadro non è ancora ben

definito. Sono un po' confuso. Ha presente quando guarda una mostra di Mondrian e vede i suoi quadri iniziali stupendi e poi quelli finali astratti che non dicono niente?

-No, disse Gianuli.

Che te lo dico a fare, pensò Santoro.

-Ripeto il concetto con altre parole, disse Santoro.

-Sarà meglio, fece Gianuli.

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-Ho informazioni contraddittorie, su Peskov. Devo capire se sono depistaggi di chi me le ha fornite o se c'è qualcosa di fondato. Va meglio così?

-Decisamente...non conosco molto i pittori, lei mi ha spiazzato. Non ho molto tempo per gli acquerelli o robe così. Ho una famiglia da mandare avanti. E un mucchio di superiori che non vedono l'ora di farmi le scarpe. Altro che promozone a Maggiore. Qua se non sto attento, mi lasciano Capitano a vita e mi sbattono in un ufficio amministrativo.

-Non è quello che desidera, in fondo?

-No, Santò. Lei non mi conosce, se dice questa cosa. Io devo prima diventare Maggiore e poi mi sbattano dove voglio. Se divento Maggiore, poi vado in pensione col grado di Colonello. Si capìt. Mò?

-Certo. Ho capito. Per un momento ho temuto che lei mi dicesse che lo faceva per spirito di giustizia.

-Non la seguo, Santoro.

-Fa niente. Torniamo a noi, disse Santoro, prima che Gianuli realizzasse che lo stava prendendo per i fondelli.

-Ecco, bravo. Torniamo a noi, disse Gianuli. Santoro, sono passati giorni e giorni e noi ancora non abbiamo scoperto

niente. Noi, mò, lei, non ha ancora scoperto niente. I miei superiori mi stanno col fiato sul collo. Si dia da fare o affido il caso a qualcun altro. Mi sono spiegato?

-Meglio non poteva, disse Santoro.

-Perchè deve essere sempre polemico?

-Non sono polemico. Constato che non c'è fiducia.

-Non perdiamo tempo. Mi porti dei risultati eseguibili.

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-Eseguibili di che cosa?

Gianuli buttava lì termini a casaccio, quando arrivava in fondo alla frase e non gli veniva il termine giusto. Tanto immaginava che la aprola giusta ce l'avrebbe messa Santoro. Che in queste cose era portato.

-La saluto, Maresciallo, disse Gianuli. E chiuse la comunicazione.

Santoro ordinò una camomilla. Nando gliela porto entro 5 minuti.

-Che c'è, Maresciallo? Brutta giornata?

-Brutta è un eufemismo. Di merda ci va persino stretto.

-Che ci vuol fare, Marescià, il mondo non è fatto a nostra immagine e somiglianza, ma proprio per niente.

-Sì, ma io non ho queste pretese divine, disse Santoro. Solo ogni tanto, un colpo di fortuna...mi ci vorrebbe. A me capitano solo casi complicati.

-Sono quelli che le piacciono di più, disse Nando. E sorrise.

-Marescià, il Lecce è primo in classifica. Quest'anno sale in serie A. Aggiunse velocemente.

Santoro lo fuminò con lo sguardo. Sarebbe stato contento mio padre. Pensò subito dopo. Ma distolse subito il pensiero

Da quell'immagine. Non era il momento di lasciarsi andare alla nostalgia. Era il momento di tirare fuori gli attributi. E di rimettersi al lavoro. Decise che avrebbe fatto una capatina all'appartamento di Peskov. Il Ris doveva avero rivoltato come un calzino. Ma Santoro era rabdomantico. Era un tipo di investigatore che voleva guardare il luogo del delitto e immaginare le sensazioni provate dal morto, mentre era ancora

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vivo. Era una cosa che non faceva sempre. Solo quando non sapeva che pesci pigliare. Oltre a quelli che fino a quel momento s'era presi in faccia. Da russi, ucraini, Capitani , ex mogli e amanti varie.


Via Tolstoj. Santoro salì per le scale fino al terzo piano. La porta dell'appartamento di Peskov era chiusa con i sigilli.Con il Nokia chiamò un numero di telefono.

-Pronto,Anton?, sono Santoro, sei libero adesso?

-Sì, disse la voce dall'altro capo dell'altro telefono.

-Vieni in via Tolstoj. Mi faccio trovare all'angolo con via Lorenteggio.

Circa 15 minuti dopo un taxi scaricò un giovane rom in via Lorenteggio, all'altezza di via Tolstoj.

Santoro strinse la mano ad Anton. Aveva circa 25 anni ormai ed erano passati una decina d'anni da quando Santoro aveva avuto a che fare con lui, nella mediazione per lo sgombero di un campo rom, deciso dal comune di Corsico. Da allora lo aveva preso in simpatia e se ne serviva per dei lavoretti particolari. Tipo aprire serrature di porte di appartamenti dove c'erano stati omicidi chiuse da sigilli.

-Come stai, Anton? , gli chiese Santoro.

-Bene, Maresciallo. Un po' a corto di soldi. Come tutti.

-Sì, lo so, tra Covid e guerra, siamo messi male.

-Che devo fare Maresciallo? Chiese sbrigativo il giovane rom. Biondo, occhi azzurri, magro, carnagione bianchissima.

-Dobbiamo aprire la porta di un appartamento dove c'è stato un omicidio. Potrebbero esserci dei particolari sfuggiti ai

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colleghi, disse Santoro.

-Come al solito, Maresciallo, non cambiate mai.

Santoro sorrise.

Salirono ancora i tre piani, Santoro aveva lasciato il portone incastrato con un pezzo di cartone rimediato lì in zona.

Saliti al terzo piano, si trovarono davanti alla porta di Peskov. Della buonanima di Peskov.

Il giovane rom tirò fuori un mazzo di chiavini. Tramestò con la serratura. Due minuti e la porta era aperta.

-Che è successo qui, chiese Anton?

-Hanno ucciso un russo, uno dell'ambasciata.

-E sono stati ucraini?

-Non lo so, Anton...è quello che scoprirò.

-Mi piacete, Maresciallo...voi dite sempre scoprirò, mai mettete “forse”...

Santoro gli dette una pacca sulla nuca, in segno di affetto. Poi gli mise 50 euro in mano.

-Bastano? Disse Santoro?

-Bastano....torno con autobus, disse Anton...

-Spero che prende chi è stato Maresciallo...mi dispiace per russo. Russi hanno sempre trattato noi bene. Ucraini no. Loro molto razzisti.

-Non ne avevo idea. C'è sempre qualcosa da imparare, disse Santoro. Su, vai ora, devo lavorare.

-Grazie Maresciallo. Quando volete, a disposizione.

-Grazie Anton. Salutami la famiglia.

-Dirò loro, disse Anton. E come un fulmine scomparve nella tromba della scale.

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L'appartamento di Peskov era spartano. Pochi mobili e pochissimi oggetti in giro per la casa. Tre locali sobriamente arredati. In camera da letto c'era una libreria abbastanza piena.Santoro si avvicinò ai libri e, da vicino, dette una scorsa ai libri. Molti libri in russo, ma anche qualche libro in italiano, per lo più di autori russi. Nabokov, Gor'kij, Turgenev, Tolstoj, Dostoevskij...poi vide il dorso di uno dei più famosi libri di Dostoevskij, “Il Giocatore”...un libro giudicato da tutti i critici parecchio autobiografico. Santoro sfilò il libro dalla libreria. Lo aprì e lo sfogliò. C'erano parecchie orecchie alle pagine e diverse frasi sottolineate. Il libro era in italiano e Santoro lesse qua e là qualche frase che Peskov, si presumeva, aveva sottolineato. E ne lesse qualcuna mentalmente:” ci sono due modi di giocare, uno da gentleman, l'altro. Invece, da plebeo, venale, insomma il modo di giocare di una qualsiasi canaglia”; “ l'uomo ama vedere il suo migliore amico umiliato di fronte a lui. Per la maggior parte degli uomini, l'amicizia è fondata sull'umiliazione”; Poi girò le pagine e si fermò a casa in una di queste dove lesse un'altra frase sottolineata: “e perchè il gioco sarebbe peggiore di un qualsiasi altro mezzo di far denaro, per esempio, magari del commercio?”. Interessante, pensò Santoro a quel punto. Non bisognava essere Sherlock Holmes per capire che quelle frasi sottolineate avevano a che vedere con il carattere del signor Igor Peskov. E che potevano essere utili all'inchiesta. Richiuse il libro e lo rimose al suo posto, nella sual nicchia. Nel suo cantuccio, nella libreria. Dette qualche altra occhiata in giro. Ma non vide nulla di rilevante,

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del resto le impronte le dovevano aver rilevate i Ris. E avrebbe giurato che non dovevano aver trovate impronte sospette di altri soggetti sospetti. Santoro si era fatto convinto che l'omicidio di Peskov doveva essere stata opera di professionisti. Gente che usualmente per certi lavoretti usano i guanti. E calzari di plastica per le scarpe. Richiuse luscio e sistemò i sigilli, in modo che non si capisse che c'era stata un effrazione. E se anche l'avessero capito, nessuno lo aveva visto entrare nel palazzo. Anton era proverbialmente una tomba. Santoro aveva usato il ragazzo per altri lavori simili e non aveva mai avuto problem al riguardo. Il ragazzo era fidato. Era sempre stato una tomba, in quelle circostanze. Fece le scale. Nessuno in giro. Uscì dal palazzo e si immerse nel traffico umano e stradale di Milano ovest.