La situazione era critica. Per non dire di merda. Merda, ecco cosa gli mancava, un po' di linguaggio cannibale. Gli sembro', a Santoro, che ultimamente si stesse sdolcinando. Uno dei tre in agguato , quello che aveva estratto il coltello si muoveva con circospezione in attesa di sferrargli un colpo. Santoro dette una stretta al braccio di quello che aveva bloccato. Ecco, disse, adesso il tuo braccio e' mio, ne faccio quello che voglio. In portoghese. I tre titubavano, anche perche' quello di loro che stava sotto si lamentava. Poi si senti' il suono di un fischietto. I tre si dettero un'occhiata di intesa e si liquefecero all'istante. Vaporizzati. Confusi con la folla che stava accorrendo. Un uomo in divisa armato di m16 si stava avvicinando. Doveva essere lui che aveva fischiato. La cavalleria e' arrivata, penso' Santoro. Quando il militare fu vicino Santoro vide che era Junior Moreno. Alleluia, disse, ma quanto ci hai messo ad arrivare?
- Ainda voce, nao consegue ficar longe de problemas?
-Centrato, dove ci sono problemi trovi me, disse Santoro.
-Como?
-See, va beh, Brescia e Cremona, disse Santoro.
-Nao intendo.
-Mi sono capito da solo, disse Santoro.
-Que esta acontecendo, aqui?
-Niente, una divergenza di opinioni fra galantuomini, disse Santoro.
Junior Moreno prese in consegna il ragazzo che Santoro aveva preso in custodia forzata.
Si dimenava e diceva che lui era un brasiliano. Junior Moreno gli chiese spiegazioni. Sembrava disposto a lasciarlo andare.
-Ascolta, Junior, lui sara' brasiliano e io italiano, ma si da' il caso che voleva darmi una coltellata. Ora normalmente questo tizio dalle mie parti starebbe con la faccia per terra, due manette ben strette ai suoi polsi e nessun diritto da recitare. Non siamo in un film americano. Ora se tu lo rilasci, cazzo, per principio lo riprendo e gli spezzo il braccio. Era con quello che voleva bucherellarmi. E non e' carino.
Junior Moreno sembro' afferrare la situazione. Mise le manette al ragazzo , un bianco di chiare origini portoghesi. Ma poteva anche essere un gaucho indoispanico. Sbraitava come un ossesso. Santoro gli mollo' un manrovescio ben assestato. Il gaucho si tacque. Con le buone maniere, disse Santoro...
Santoro spiego' la situazione a Junior Moreno, il quale sembro' disposto a credere al maresciallo italiano. Ma a quel punto voleva prendere in consegna anche Michel. Santoro doveva venire allo scoperto. Disse che era un suo mezzo parente e che doveva chiarire con lui alcune questioni. Dopo di che lo avrebbe accompagnato di persona alla piu' vicina delegacia. Junior, incredibilmente, acconsenti. Porto' via il gaucho e saluto' Santoro. Lo prego' di non mettersi nei guai, che il suo capo, l'Ufficiale nero di cui ripete' sinistramente il nome, Cezar Sampajo, non lo avrebbe di certo perdonato. E avrebbe riempito il sacco anche a lui. A Junior. E lui questo non lo avrebbe tollerato.
Ok, disse Santoro, ricevuto.
Quando Junior Moreno si allontano', dette una mano a Michel a rialzarsi. Lo aiuto' a ricomporsi. Strappo' un lembo dalle sue bermuda e glielo dette per asciugarsi dal sangue. Gli avevano rotto il naso. A Santoro invece gli avevano rotto il cazzo. E la questione gli sembro' notevolmente piu' grave. Lo accompagno' sotto braccio dietro un palmizio che separava il marciapiede dalla spiaggia. La Praia. Michel disse che voleva tornare a casa. Santoro era piu' propenso a portarlo in ospedale. Ma Michel non sospettava che la cosa sarebbe avvenuta piu' tardi, quando Santoro, se non avesse ricevuto le risposte che voleva, avrebbe completato il lavoro dei quattro accoltellatori.
-Adesso vuota il sacco, fece ad un tratto Santoro. E la sua espressione non era di quelle raccomandabili. Sembrava incazzato nero. Non gli capitava tutti i giorni di schivare coltellate
-No capito, cosa tu volere da me, mugugno' Michel.
-Forse non mi sono spiegato. Ti ho visto spacciare droga. Cosa volevano quelli da te?
-No capito. Io ubriaco.
Santoro inspiro' profondamente. Sollevo' Michel di peso per un braccio e gli fece fare un tratto di spiaggia trascinandolo quasi con se'. Quando furono giunti davanti all'oceano, allorche' si avvertiva il rumore le onde, gli torse il braccio fino a costringerlo a piegarsi. La sua faccia , la faccia di Michel, incontro' la sabbia. Poi Santoro comincio' a spingere la faccia nella sabbia e , di conseguenza, il naso rotto. Adesso "era" incazzato nero, non lo sembrava solo.
-Ti ho visto dare bustine di coca tutta la sera, li dentro l'Armazem. Sei uno spacciatore. Ok, siamo mezzi parenti, ma non sono dell'esercito della salvezza e non sono della croce rossa. Quest'ultima questione sta a significare che se il tuo naso peggiora non saprei come curarti. Ora non scherzo piu', voglio che mi dici tutto.
-Ma tu ex fidansato di mia sorella, noi non essere parenti.
-Tanto meglio, cosi capisci che di te non me ne frega un cazzo.
Santoro presso' ancora un po' la faccia di Michel sulla sabbia. Vide sgorgare altro sangue.
Questo imbecille rischia veramente di farsi male. Spero che si sbrighi a vuotare il sacco, non e' mio costume comportarmi cosi, penso'. Anche se sono pur sempre un membro delle forze dell'ordine. Ma non vuol dire che la tortura rientri nei mie metodi estortivi della verita' . Per quanto, questo bastardello, sa qualcosa che non mi dice. E questo qualcosa , mi gioco gli zebedei, ha a che fare con Vanessa.
-Ok, si, si, io vendo droga. Mia famiglia povera...
-Senti , stronzetto, non mi recitare la favoletta dello spaccio per bisogno o per fame, perche' con me non attacca. Voi non siete poveri. D'accordo, non siete ricchi, ma non vi manca niente. Tuo padre ha un ottimo lavoro.
-Ma io volere soldi per me.
-Tu volere , tu essere...mi hai rotto, hai capito, ragazzino. Dimmi una cosa, in tutta questa storia di droga e affini, c'entra Vanessa?
Michel non parlava. Si lamentava ma non rispondeva. E Santoro era ancora piu' incazzato nero. Piu' dell'ufficiale nero, secondo lui, in quel momento.
-Vanessa ...accenno' Michel...Vanessa ha aiutato me.
-Lo immagino. Ma ora dimmi come stanno le cose.
Michel sembrava perdere fiato. Poi riprese:" Vanessa aiutato me uscire da droga. Pagato spacciatori miei capi. Ma a loro soldi non bastavano mai...".
Eccola la verita' che stava venendo fuori. Bingo! Penso' Santoro. Dunque Vanessa c'entrava. Porca puttana. Affermazione , non definizione.
-Avanti, sputa il rospo!
-Sputo cosa?
-Dimmi come stanno le cose.
-Quei ragazzi volere da me soldi. Io ho debito con grossi capi della droga.
-Si, d'accordo, ma cosa c'entra Vanessa in tutto questo?
Michel svenne. Non ce l'aveva fatta. Santoro lo sollevo', lo prese in braccio e attraverso' il palmizio che lo separava dal marciapiedi e dalla strada. Una volta in strada vide un taxi fermo li nei pressi.
"No hospital mas perto", urlo' al tassista. Poi davanti all'uomo perplesso, agito' il suo portafoglio di pelle. Cosi il tassista si convinse. Levo' le tende di li tempo zero. E tempo zero arrivo' davanti ad un ospedale.
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